L’umanizzazione della pena fotografa il livello di civiltà di un popolo. Il 12 dicembre gli studenti al carcere di Brucoli per lo spettacolo scritto e recitato dai detenuti
Non è facile parlare di carcere agli studenti, raccontare un mondo così distante dagli adulti, del tutto estraneo ai ragazzi, per i quali la libertà é un concetto senza limite. Proviamo a farlo Simona Lo Iacono, magistrato e scrittrice, Aldo Formosa, regista, ed io nell’ambito del progetto My body my rights, con cui le professoresse Anna Di Carlo e Ida Toscano del liceo Quintiliano di Siracusa intendono promuovere nella loro scuola la conoscenza della cultura dei diritti umani e della loro violazione nel mondo contemporaneo.
Il progetto èispirato auna campagna globale promossa da Amnesty International contro ogni forma di coercizione e di discriminazione; dunque, il tema del carcere, dal Foucault di Sorvegliare e punire alla condanna europea per il mancato rispetto dei diritti umani a partire dagli spazi minimi a disposizione, é decisamente appropriato.
Una lectio magistralis, quella della Lo Iacono, sull’articolo 27 della Costituzione “un principio di alto impatto sociale e morale che deve ispirare sia chi ha commesso un reato, al fine di comprendere il disvalore della propria azione e di riappropriarsi dei valori sani della vita e della società, sia chi non lo ha commesso, affinché collabori dando a chi ha sbagliato la possibilità di emendarsi”.
Spiegando agli studenti il potere catartico del teatro, Simona Lo Iacono ha documentato l’esperienza teatrale di alcuni detenuti del carcere di Brucoli, che nel mese di Giugno hanno messo in scena il suo romanzo Effatà, indossando la toga del magistrato per l’allestimento del processo di Norimberga.
Il settore della giustizia penale e del carcere non riguarda solo il detenuto, ma l’intera comunità in quanto società civile. Per sensibilizzare i ragazzi a questo complesso tema, segue il mio intervento incentrato su una breve storia delle origini e degli sviluppi dell’istituzione: “Il carcere non è esistito sempre ma nasce intorno al 600 come umanizzazione della pena. Oggi, nell’epoca in cui riconosciamo ai diritti di libertà un così’ grande valore, inizia ad essere un’istituzione datata, da sostituire in tutti i casi possibili con misure meno afflittive. Nell’attesa che si compia questa evoluzione occorre rispettare dentro il carcere l’uomo; l’arte e la cultura sono un formidabile strumento per conseguire questo obiettivo”.
Le mie parole sono accompagnate dalla proiezione di immagini che documentano gli spettacoli di canto e di teatro e i corsi di pittura, occasioni di incontro fra i detenuti e la società civile. Mostro le foto del laboratorio teatrale che da anni vede protagonisti detenuti e studenti dell’Arangio Ruiz, del progetto sviluppato con il Liceo Megara e l’associazione Libera, attraverso il quale i detenuti insegnano agli studenti a dipingere e a decorare la ceramica, degli spettacoli aperti al pubblico.
Accenno a storie di detenuti che attraverso l’arte hanno dato significato e speranza alle loro giornate. A quella di T., che frequenta il corso di canto, fa del volontariato durante il fine settimana e sta, dunque, percorrendo la strada del riscatto e del reinserimento sociale. Crediamo in lui, nel suo sogno di una vita diversa. A quella di G. S., che a un passo dalla libertà ricade nella tossicodipendenza: dopo un permesso viene trovato positivo al test sulla cocaina. Sfuma la prospettiva di un lavoro in una cooperativa insieme alle speranze che abbiamo riposto in lui.
L’arte e cultura possono essere nutrimento per l’anima, ma poi c’è l’individuo con la sua storia personale e c’è la responsabilità individuale.
Aldo Formosa, che Simona Lo Iacono ha coinvolto per l’allestimento di un nuovo spettacolo nel carcere di Brucoli, ha ammesso di aver provato inizialmente un profondo senso di angoscia per il luogo claustrofobico, ma di essersi poi abituato alla situazione attraverso la conoscenza dei detenuti con cui si è creato un clima relazionale collaborativo.
L’incontro si conclude con le domande degli studenti sull’importanza del lavoro, l’errore giudiziario, gli sconti di pena.
Giorno 12 dicembre gli studenti entreranno nel carcere di Brucoli per assistere allo spettacolo scritto e recitato dai detenuti, sotto la supervisione della Lo Iacono. Noi dello staff interno, che promuoviamo queste occasioni di incontro (e contiamo di arrivare a tremila ingressi alla fine dell’anno), constatiamo piacevolmente che le persone entrano con una idea del carcere e ne escono con un’altra.
Vedremo come andrà questa volta.

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