Un cardinale: “Nullità, non ha senso parlare di divorzio cattolico”

Francesco Coccopalmerio, presidente del pontificio consiglio per i testi legislativi: “Se ci si sposa dicendo che dal matrimonio non dovranno arrivare figli, per la Chiesa siamo di fronte a motivi di invalidità perché non si ha apertura alla vita”

 

“Non c’è stato alcun divorzio cattolico, come hanno titolato alcuni grandi giornali italiani”. Così il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi, ha commentato le polemiche dopo la promulgazione delle due lettere di Papa Francesco motu proprio datae (cioè volute per sua iniziativa) sulla riforma del processo canonico per le cause di nullità nel Codice di diritto canonico e nel Codice dei canoni delle Chiese orientali.

Lei, eminenza, ha presentato i documenti papali ai giornalisti nella sala stampa della Santa Sede e sa che nel dibattito sui giornali qualcuno ha parlato addirittura di <divorzio cattolico> e di cedimento alla mentalità del tempo. Ma è davvero così?

Dunque, bisogna essere precisi. Prima di tutto i provvedimenti voluti da Francesco per le cause di nullità riguardano appunto la nullità dei matrimoni, non il loro scioglimento. Un matrimonio dichiarato nullo è un matrimonio che non è mai venuto a esistenza. Per questo non ha senso parlare di <divorzio cattolico>. Occorre ripeterlo: un matrimonio nullo, invalido, è un matrimonio che non è mai esistito, perché era fondato su presupposti sbagliati, perché c’erano motivi che ne impedivano la validità.

Per esempio, se io mi sposo dicendo che dal matrimonio non dovranno arrivare figli, oppure che starò insieme a mia moglie soltanto fino a quando troverò un’altra donna, siamo di fronte a motivi di invalidità, perché vengono meno due principi fondamentali del matrimonio cattolico, quali l’apertura alla vita e l’indissolubilità. In tutti questi casi il Papa ha voluto venire incontro ai fedeli che si trovano in situazioni di sofferenza e lo ha fatto rendendo più veloci i processi di nullità che i celebrano davanti ai tribunali della Chiesa”.

Più veloci e anche meno costosi…

“Sì, ma anche qui occorre essere precisi. Già oggi in realtà i procedimenti per le dichiarazioni di nullità hanno costi molto controllati e ci sono tanti casi di gratuito patrocinio per le persone che non hanno possibilità economiche. Però se una persona ha i mezzi per pagare, trovo sia giusto che paghi, perché si tratta di un servizio che ha un costo.

Possiamo dire che siamo nella linea della misericordia sostenuta da papa Francesco e che le due lettere sui nuovi procedimenti per la nullità si inseriscono nel filone a cui è stato ispirato anche il sinodo?

Diciamo che sicuramente sono atti di misericordia nel senso che esprimono amore e servizio. Se noi possiamo venire incontro con più velocità alle richieste di persone che soffrono, facciamo un atto di misericordia. Il che tuttavia non vuole assolutamente dire che introduciamo deroghe o cedimenti rispetto ai principi fondamentali. Nel sinodo dell’ottobre 2014 numerosi padri sinodali avevano già chiesto che si pensasse a meccanismi per rendere più semplici e veloci i processi di nullità: il Papa ha quindi deciso di venire incontro a un’esigenza emersa con chiarezza e ha dato una risposta puntuale.

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