La sognata UE dalle mammelle stracolme si rivela un biberon di latta

Migliaia di migranti che arrivano sulle nostre coste sazi delle immagini patinate di vecchi film scoprono una realtà ben diversa. Chi dichiara di essere stato spinto all’esodo per miseria o necessità di lavoro incorre nei decreti di espulsione

 

Cosa accade nella mente di un essere umano costretto a lasciare il proprio paese? Quali speranze, sogni e aspettative? I nostri migranti partirono, e ahimè ancora lasciano questo nostro paese, con una forza dirompente. Partire per ritornare.

Oggi i migranti dall’Africa partono con l’assoluta volontà di non tornare mai più. Il Mal d’Africa, di cui la letteratura inglese ci ha imboniti, vale solo per chi in quel paese ha vissuto i fasti del colonialismo. Per chi – come i maliani, i gambesi, i ghanesi, gli ivoriani, e ancora gli eritrei, gli etiopi e i somali – sopravvivono alla sopraffazione economica e alla crudele quanto impietosa durezza ambientale, l’Africa è un male congenito di cui liberarsi al più presto. Come una cisti di cui liberarsi chirurgicamente.

“Nato in Africa” è una sorta di disabilità cui l’unico rimedio è la fuga. I sociologi tedeschi elaborarono quel modello tanto attuale relativo alla perpetuazione della progenie degli emarginati. Brefotrofio, carcere minorile, carcere, quartiere popolare, matrimonio, figli brefotrofio. E il ciclo riparte. Gli africani, che secondo l’Europa non hanno diritto al visto in quanto migranti economici, sono il frutto della scellerata politica coloniale che tutti riconoscono ma cui nessuno ritiene dover porre rimedio. La fame, signora Merkel, miete più milioni di morti che non la guerra. E allora ecco questi zombie che giungono da noi con la mente zeppa di immagini patinate, assorbite davanti alla cinecamera di certi mielosi film d’ancienne. Ma l’Europa pingue dalle mammelle stracolme si rivela un biberon di latta arrugginita.

Mesi vissuti nei centri di primo soccorso e assistenza, sognando un rapido trasferimento presso uno Sprar (centri di media permanenza per i richiedenti protezione internazionale), ma la realtà è ben diversa. Ancora oggi devono avviare le procedure di accoglimento delle richieste di protezione internazionale per coloro che sono giunti a giugno. Altro che il futuro sognato!

Ma l’onda umana non si ferma. Stanno arrivando giovani completamente analfabeti. Tanti di essi non parlano né inglese né francese. Chi ha studiato lo ha fatto nelle madrasse, laddove si parla l’arabo coranico. Per il nostro continente si tratta di ottima manovalanza a basso costo. Nulla di più. Temiamo purtroppo che il prossimo decennio vedrà l’insorgenza di un aumento incontrollabile del disagio sociale. Le banlieue parigine si diffonderanno dappertutto. Il vecchio motivo evangelico del vento e della tempesta si realizzerà impietosamente. Intanto cominciano ad arrivare le notifiche dei primi respingimenti. Incredibilmente decine di giovani migranti ospiti dei centri di primo soccorso ed accoglienza sono stati estromessi dai centri con decreto di espulsione. Hanno sette giorni di tempo per lasciare la frontiera La fame, le carestie e l’arretratezza non sono motivi validi per emigrare in Europa. Oggi questi sventurati sono ospiti presso la parrocchia di Padre Carlo a Bosco Minniti. In attesa di capire come dare luogo all’intimazione di lasciare il paese. La tanto cristiana Europa invocata da Forza Nuova e dalla Lega esprime in questo modo la perpetua logica colonialista.

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