I 500 euro per l’aggiornamento dei docenti e…la chiacchiera infinita

Su Facebook si è scatenato un tiro al piccione, commenti tutti orientati a svilire l’iniziativa. Nessuno dice che i fondi erano stati tagliati da un decennio e ora sono triplicati

 

Il governo, nella Legge sulla Buona Scuola, ha stanziato 380 milioni di euro per l’aggiornamento degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado: i fondi verranno distribuiti direttamente e anticipatamente ai docenti confidando sulla loro serietà e professionalità. I docenti, protagonisti, sceglieranno come aggiornarsi; sulle modalità, si spera e si presume che ci sarà una pluralità di offerte da parte di “organismi professionali” seri ed anche purtroppo… da pataccari. Agli insegnanti l’onere della scelta che poi, giustamente, dovranno rendicontare.

Potrà accadere, come per i fondi assegnati ai parlamentari regionali per l’attività politica, che taluni si attrezzeranno per trovare meccanismi indecenti di “utilizzo improprio”, oppure prevarrà la qualità delle scelte… questo si vedrà. Si tratta, a mio parere, di un atto di fiducia che non trova riscontri nella storia della scuola e in quanto tale io non starei a filosofeggiare ma, piuttosto, prenderei atto di questa innovazione dandole il giusto valore: sarà un’occasione per dimostrare che non siamo un popolo di cialtroni.

Prendo atto, invece, che è cominciato il “tiro al piccione” su Facebook, dove vengono postati una miriade di commenti critici sui 500 euro a favore dell’aggiornamento dei Docenti. Sono tutti orientati a svilire l’iniziativa, a porre limiti, a banalizzare: si passa da chi critica questo provvedimento perché non è “governato” dall’Amministrazione a chi si lamenta che 500 euro sono pochi.

Si ignora che da circa un decennio i fondi  erano stati tagliati e che adesso sono stati almeno triplicati, c’è poi chi la considera una mancia elettorale e chi la considera una modalità per evitare il rinnovo del contratto; ognuno, probabilmente per preconcetti di natura politica, evita di considerare la “novità”, che ci allinea a quanto accade in altri paesi europei più avanzati, trascurando bellamente che, di fatto, questo stanziamento (che, tra l’altro, non costituirà reddito) aumenterà la capacità di spesa dei docenti e la orienterà verso un potenziamento autonomo della loro professionalità.

Immagino il chiacchiericcio sterile e presupponente di coloro che avrebbero mille altre soluzioni… confermando lo sport nazionale di avere le ricette per tutto salvo poi continuare, finita la discussione, ad occuparsi dei massimi sistemi con un logorroico sfinimento e lasciando le cose come stanno.

Il provvedimento di cui discutiamo non è certamente la soluzione dei problemi della scuola ma, a mio giudizio, è positivo e va sostenuto. Ogni provvedimento è sicuramente migliorabile o perfezionabile, quello che sfugge ai critici di professione è che, con i limiti propri di un provvedimento generale, questo per la prima volta nella storia della scuola inverte i termini della questione ed assicura un investimento in favore degli insegnanti per sollecitare il loro aggiornamento.

Quasi tutti ignorano che, circa 10 anni fa, quando erano disponibili risorse (molto minori) per tale finalità, queste venivano assegnate ai provveditorati o alle scuole: il risultato si concretizzava in inutili convegni dove il provveditore di turno o taluni funzionari dei provveditorati o presidi appartenenti al “cerchio magico” o, ancora, improbabili “esperti” raccattati fra gli amici sproloquiavano su temi a volte assurdi e incongrui ai bisogni formativi dei docenti.

Il bonus, spiega la legge, può essere speso: per acquistare libri, testi, riviste e pubblicazioni utili all’aggiornamento professionale (anche in formato digitale); per acquistare hardware e software; per iscriversi a corsi di aggiornamento e di qualificazione professionale, purché siano svolti da enti che hanno credito presso il Miur; per iscriversi a corsi di laurea, specialistica o a ciclo unico, che abbiano attinenza col profilo professionale, ovvero a un corso post-laurea o a un master universitario inerente al proprio profilo professionale; per assistere a rappresentazioni di teatro e cinematografiche; per acquistare biglietti di ingresso a musei, eventi culturali, mostre o spettacoli dal vivo; per iniziative che siano coerenti alle attività indicate nel PTOF e nel Piano nazionale di formazione. Il comma 121 della legge 13 luglio 2015, n. 107, conclude dicendo che la somma non costituisce retribuzione, quindi nemmeno reddito imponibile.

Quest’anno la somma sarà erogata separatamente dall’accredito dello stipendio e dovrebbe essere a disposizione entro la fine di ottobre, bisognerà documentare entro il 31 agosto del prossimo anno con le ricevute delle spese effettuate per validare il consumo del Bonus. Dall’anno prossimo non sarà più necessario tutto questo perché verrà introdotta una card che potrà essere spesa durante l’intero anno scolastico, il che fa presumere che il provvedimento avrà carattere continuativo. Con la Card le procedure verranno snellite e le spese, già tracciabili, non avranno bisogno di rendicontazione.

Vedremo cosa accadrà: come i Docenti sapranno esercitare questa fiducia e come ciò, di fatto, potrà incidere sull’aumento dei consumi “culturali” del paese; in ogni caso questa innovazione democratica va “salutata” positivamente, poiché la democrazia e la sua qualità dipendono dalla partecipazione del popolo alle scelte e da come il popolo stesso le esercita. Il resto è chiacchiera.

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