Errore clamoroso. Gli uffici non avevano provveduto all’aggiornamento del sistema sulla scorta delle modifiche normative. L’annullamento in autotutela del verbale di gara era stato motivato con il “malfunzionamento dei software dei PC in uso”
Non un errore di poco conto quello commesso dall’Ufficio gare e contratti del Comune di Siracusa nell’affidamento dei lavori di ampliamento della bretella che dovrebbe garantire un più fluido accesso alla zona nord della città per un tempo purtroppo indeterminato, cioè fino a quando il dipartimento regionale della protezione civile riuscirà a reperire da qualche parte – si parla di una rimodulazione della legge 433 – i 6 milioni necessari al rifacimento del viadotto della Targia e l’opera sarà ultimata.
Non è stata una qualche banale formalità a costringere a correre ai ripari annullando in autotutela il verbale di gara. La spiegazione ufficiale della dottoressa Loredana Caligiore, dirigente del settore, “il malfunzionamento dei software dei PC in uso” causa trasferimento di attrezzature e mobili in altra sede, appare, più che altro, una boutade. La motivazione addotta è infatti davvero incomprensibile, assolutamente illogica e ben altro si comprende da quanto riportato nella determina dirigenziale di annullamento dopo essersi districati, non senza difficoltà, tra inutili farraginosi giri di parole.
Detto in maniera semplice, l’ufficio ha clamorosamente sbagliato nell’indicare l’impresa aggiudicataria: non, come sarebbe stato corretto, il Gruppo Venere srl, bensì la concorrente ATI Geraso Costruzioni srl e ConpatScarl di Locri. Ma non si è trattato di un qui pro quo, semplicemente del nome di un’impresa al posto dell’altra, bensì dell’attribuzione dei lavori a chi ha perso, e non vinto, la gara.
In sostanza i parametri caricati nel software per il calcolo della media dei ribassi, come subito evidenziato dall’impresa Gruppo Venere srl ingiustamente scartata, avrebbero dovuto essere conformi, non come accaduto, a norme non più vigenti, bensì all’articolo 86 comma 1 del Codice dei contratti che disciplina le gare fondate sul criterio di aggiudicazione del prezzo più basso (del 36% la riduzione proposta dall’ATI Geraso-Conpat).
Che colpa dovrebbe mai avere il software, stressato dal trasferimento, se sono stati caricati parametri indicati da “normative precedenti”? o, forse meglio, se non si è provveduto per tempo a un aggiornamento del sistema sulla scorta delle modifiche normative? Più opportuno sarebbe stato semplicemente riconoscere l’errore, che ovviamente non è sfuggito all’impresa concorrente, per non suscitare quelle perplessità che tutte sembrano inscriversi nel detto latino excusatio non petita, accusatio manifesta. E, naturalmente, la speranza è che in passato non si siano commessi altri similari errori: il Codice dei contratti è addirittura del 2006 e quindi…
Ma ristabilito l’ordine, rimangono però tutti i dubbi sulla reale utilità di questi lavori che hanno richiesto l’accensione di un mutuo di un milione e 30mila euro. Risorse cospicue, a carico dei cittadini, per un’opera provvisoria, destinata a essere, prima o poi, abbandonata e quindi lasciata all’incuria.
Sarebbe stato possibile pensare a soluzioni alternative? Ne sono certi gli attivisti del M5S di Siracusa convinti che una cifra così cospicua sarebbe sprecata se utilizzata per un’opera “temporanea”, anche tenendo conto che la città non ha adeguate vie di fuga tanto nelle zone alte quanto in quelle basse. Poiché, dicono, la “somma urgenza” dichiarata dall’amministrazione ha in realtà avuto tempi giurassici, una programmazione più attenta sarebbe stata possibile e auspicabile: nel calcolo delle somme da impiegare tra l’altro non sono state conteggiate quelle che serviranno per il ripristino delle condizioni originarie così come, a quanto pare, richiesto dalla Soprintendenza.
Per l’onorevole Stefano Zito l’opzione preferibile sarebbe stata quella di utilizzare il milione e mezzo di euro (la somma tra i costi di costruzione e di successiva rimozione della nuova bretella pari a un quarto di quello che si spenderà per demolire e ricostruire il viadotto) per interventi sui piloni più deteriorati del viadotto stesso in attesa del finanziamento complessivo, evitando così in ogni caso la demolizione. L’assunto è che non ci sia alcun reale pericolo di crollo, evidentemente.
Ma si sarebbero potuto valutare anche altre ipotesi come quella di una strada, non provvisoria, parallela alla pista ciclabile nel suo tratto finale, laddove non vi siano vincoli intangibili, o realizzare quella già prevista nel prg dalla Targia, di fronte al distributore Esso, fino alla Pizzuta, la via San Cataldo o le parallele. Ma a quanto pare è tardi.

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