Intimidazioni agli amministratori, a Siracusa nell’88 fu ucciso De Grande

Quella del capogruppo PSDI al Consiglio comunale fu un’esecuzione brutale. Era con la figlia Simona di 10 anni, che poi vagò piangendo per la strada. La ricostruzione nella relazione della Commissione parlamentare che l’anno scorso ha chiuso i lavori

 

“La scommessa del lavoro della Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni agli amministratori locali è quella di raccontare storie finite spesso nelle cronache locali e dimenticate, ma che invece devono diventare patrimonio della politica. Un filo rosso c’è e si può intervenire”. Lo ha detto la senatrice del Pd Doris Lo Moro, presidente della Commissione sulle intimidazioni agli amministratori locali presentando al Senato, in Sala Zuccari alla presenza di Piero Grasso, la relazione conclusiva dell’inchiesta.

“Da gennaio 2013 ad aprile 2014 gli atti di intimidazione nei confronti di amministratori locali sono stati 1.265, per il 62,6% al Sud e nelle isole e al centro-nord soprattutto nel Lazio, in Toscana e in Lombardia” “Negli ultimi 40 anni ci sono stati 132 omicidi, 70 casi di dimissioni, 81 decreti di scioglimento dei consigli comunali, 341 le misure attivate ex post. Noi – ha concluso Doris Lo Moro – presenteremo proposte di legge per estendere l’ambito di applicazione dell’articolo 338 del Codice penale anche alle condotte contro i singoli amministratori locali, per modificare l’articolo 90 del testo unico delle leggi elettorali per prevedere sanzioni specifiche per chi ostacola con la violenza le elezioni e infine per introdurre l’aggravante delle intimidazioni agli amministratori locali. In questo modo – ha concluso – la magistratura potrà intervenire meglio e si potrà fare meglio anche prevenzione”.

Nella relazione conclusiva, si cita anche l’omicidio di Franco De Grande, consigliere comunale di Siracusa, capogruppo del PSDI, gestore di una pizzeria. Ecco quanto ne scrive la Commissione:“…Viene ucciso mentre stava facendo ritorno a casa. Aveva appena chiuso la pizzeria di cui era proprietario, ed era in compagnia della figlia Simona di dieci anni. L’auto di De Grande viene affiancata da un’altra vettura, dall’interno della quale partono tre colpi di pistola, che lo colpiscono all’addome. Benché ferito, De Grande cerca di uscire dall’abitacolo dell’auto, ma uno dei killer gli spara il colpo di grazia alla nuca e, prima di fuggire, si impadronisce del portafogli dell’uomo. La bambina si incammina da sola verso Siracusa vagando per una mezz’ora fintanto che un automobilista non la raccoglie. De Grande aveva un passato sindacale: era stato alla CGIL, poi alla CISL, poi si era dato alla militanza politica nelle fila della DC, dalla quale si era allontanato nell’85 per presentarsi alle amministrative col PSDI. Gli occhi della magistratura furono puntati sull’IGM, l’impresa generale di pulizia che da decenni aveva in esclusiva l’appalto della raccolta dei rifiuti. Nell’impresa De Grande curava le pubbliche relazioni, ma aveva abbandonato l’incarico dopo la sua elezione. Dopo quattro giorni viene assassinato a Siracusa un pregiudicato anch’esso dipendente dell’IGM. Nel 1994 la DDA chiese al Gip di Catania il rinvio a giudizio di 48 persone. Tra i delitti per i quali sono stati indicati i presunti autori e mandanti anche quello del consigliere comunale. Aveva 45 anni.

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