Si può ancora morire sul posto di lavoro? Controlli preventivi delle aree di intervento nel quadro di una corretta programmazione degli interventi manutentivi degli impianti, rispetto rigoroso delle norme di sicurezza, adeguati dispositivi di protezione individuale, efficienza organizzativa e idonea specializzazione delle imprese dovrebbero essere in grado di scongiurare fatti inaccettabili e atroci. Come è possibile allora che, ancora una volta, in un grande stabilimento industriale come la Versalis di Priolo, in un grande impianto del gruppo Eni come l’area del cracking di etilene, ristrutturato e ammodernato (anche se per ridurre la capacità produttiva), sia stata falciata la vita di due operai, nuove vittime di un meccanismo perverso?
Michele Assente di 33 anni e Salvatore Pizzolo di 37 anni, dipendenti della Xifonia (ex ditta Aprile) di Augusta, una ditta dell’indotto metalmeccanico, hanno perso la vita mentre ispezionavano con una videocamera un pozzetto interrato di una condotta fognaria dell’impianto. Una tragedia che suscita rabbia e indignazione. E’ certamente compito della magistratura accertare la dinamica dei fatti e le responsabilità, ma sono molti gli interrogativi che emergono.
Dalle diverse versioni dell’accaduto ciò che sembra prevalere, come causa letale, è il possibile effetto venefico delle esalazioni provenienti dalla condotta fognaria. Il primo elemento, che va verificato e chiarito, è dunque se fossero attrezzati con idonei mezzi di protezione e se tali dispositivi individuali fossero adeguati all’attività da svolgere. Anche l’eventuale scivolamento della videocamera nel pozzetto, di cui è stata data notizia, non avrebbe potuto produrre con dpi (dispositivi di protezione individuali) idonei danni irreversibili.
Questo terribile avvenimento ripropone però in tutta la sua drammaticità il problema della sicurezza nei posti di lavoro e il principio fondamentale che la vita di chi lavora è un bene prezioso da anteporre a qualsiasi logica economica o di egoismo produttivo. Non basta il cordoglio alla famiglia, che ci coinvolge tutti; non basta l’immediata solidarietà espressa da tutti i lavoratori; non basta la dichiarazione dello sciopero indetto dai sindacati in tutto il polo industriale. C’è bisogno di giustizia, di un impegno quotidiano per debellare tutte le zone di opacità e di omertà che impediscono la violazione sistematica degli obblighi di tutela della vita e della salute dei lavoratori.
Come sottolineava il segretario generale della Cgil, Paolo Zappulla, gli incidenti sul lavoro non avvengono per fatalità, ma sono il frutto di concause. I sindacati non possono però limitarsi a sollevare i problemi ad ogni evento tragico. Hanno il dovere di un’azione incessante, rigorosa, intransigente per mettere a nudo tutte le anomalie di un sistema industriale che produce vittime e continua a generare infortuni. Quante sono le persone sacrificate all’altare del profitto e della cupidigia di certi ambienti imprenditoriali? Quante sono le vittime il cui sacrificio è stato riscattato da sentenze di condanna dei responsabili?
I dati, come aggiunge il segretario della Cgil, dimostrano che la frequenza degli infortuni, anche se non mortali, nell’area industriale è aumentata. Si sa anche che in altri settori come l’edilizia i fenomeni sono ancora più gravi; e non si tiene conto di quanto avviene nel mondo illegale del lavoro nero. E’ anche giusto affermare che, per ripristinare un controllo reale sui processi di democrazia e di tutela del lavoro nell’area industriale, è necessario rilanciare l’iniziativa per una nuova metodologia degli appalti, per una politica di manutenzioni più avanzata e per una reale e verificata politica della sicurezza. Si può però affermare che non c’è nulla di nuovo sotto il sole e che forse su questi terreni troppo poco è stato fatto.
La lotta per il cambiamento di un sistema industriale deficitario e deleterio anche sul piano ambientale, nonostante l’acquisizione da parte delle grandi committenti dell’autorizzazione integrata ambientale, non può avere come sbocco un confronto a livello di prefettura, utile ma inadeguato. La sicurezza è legata alla valorizzazione dei diritti dei lavoratori, che non escludono anche una loro piena responsabilità; e, oggi, con la riforma del mercato del lavoro del governo Renzi, che ha demolito lo statuto dei lavoratori, il compito è certamente più difficile e gli ambiti del confronto sono certamente più ampi.

Commenti recenti