Una domenica in Ortigia tra parcheggio, bancarelle e pizza

Al Talete avrebbero dovuto esserci 26 posti liberi, ma è tutto pieno. Via Cavour, tavole e sedie per strada. Ospiti in visita al Duomo, dove ragazzi indisturbati scagliano pallonate sulle colonne doriche…

 

Una domenica di fine estate. Caldo come da copione. Ospiti in visita. Prendiamo una pizza in Ortigia? Sarà più fresco e così potrete ammirare il nostro centro storico…

Il parcheggio. Andiamo con una sola macchina, in cinque vabbè, ma sarà più facile parcheggiare. Già da Puzzo Ingegnere incomincia la fila, si va a rilento. Poco prima dei ponti manco a parlarne, sull’Isola tutto riservato ai residenti. Andiamo sul sicuro, dirigiamoci direttamente al Talete, si paga ma si trova posto. Il tabellone luminoso indica 26 posti liberi, ok. L’accesso è regolato da una barra elevatrice, entra una macchina alla volta. Cerchiamo uno dei 26 posti liberi, completiamo il percorso tre volte ma niente posti. Davanti a noi varie auto, dietro di noi altre auto. Ancora ne entrano. Proseguiamo. Facciamo il perimetro esterno, poi quello interno. Almeno altri tre giri.Niente posti. Ma allora com’è che il tabellone segnava 26 liberi? Probabilmente tra un pilastro e l’altro potrebbero parcheggiare tre macchine invece ce ne stanno due, spesso messe di sbieco.

Gli stalli non sono segnati, per terra nessuna striscia. Chi ha contato i posti utili del parcheggio? In base a quale criterio? Ad occhio? A stima? Come fa il tabellone a segnarne 26? Perché i parcheggi non sono segnati per terra? Dove sono quelli liberi? Un vigile? Un portiere? Un custode? Un addetto? Nessuno. Stiamo calmi, dai, usciamo.

Davanti a noi la fila dietro la barra di uscita. La barra non si alza. Perché? La gente urla, suona il clacson, esce dalle macchine. La barra non si alza se prima non si paga il parcheggio. Ma noi non abbiamo posteggiato, cosa dobbiamo pagare? Andiamo alla colonnina della cassa, che cacchio dobbiamo schiacciare? Ci vuole il numero della targa, te lo ricordi? Finalmente. La barra si alza, chi esce entro un quarto d’ora non paga, chi ha impiegato di più, invece … Boh! Via. Dietro Palazzo delle Poste un tizio ci fa segnale: Zio, qua c’è posto. Ma è sicuro? Tranquillo. Parcheggiamo. Un euro ben speso.

La passeggiata – La zona attorno all’Antico Mercato è piena di locali (bar, paninerie o cose simili) con spazi all’aperto improvvisati: tavoli e sedie rigorosamente in plastica e posizionati sul marciapiede o a ridosso, tra una macchina e l’altra. Di sottofondo, ma più sopra che sotto, si sovrappongono canzoni neo melodiche a musiche arabe. Spiego agli ospiti che tra poco saremo in una zona… più elegante. Ecco, lo slargo del Tempio di Apollo. Lungo la ringhiera varie bancarelle (riesco a contarne 12) propongono cover di cellulari, calze, cinture e cappelli di paglia, magari a buon prezzo ma quasi ostruiscono l’affaccio al tempio. Vabbè, poi ve lo spiego al ritorno. Proseguiamo per Via Cavour. Anche qui tavoli e sedie per strada, almeno questi sono più decenti. Certo ostruiscono il passeggio, ti prendi tutti gli odori, ma forse è il segno di un risveglio economico. Su Via Minerva un artista di strada sputa benzina e lancia mazze infuocate che cadono sul selciato. Si rovina? No, fa niente. Dei ragazzi giocano a calcio, dribblano i passanti e tirano la palla verso le colonne doriche. Un vigile? Ma dai… che vigile?

Piazza Duomo, finalmente. I miei ospiti si incantano e io tiro un respiro di fierezza. Ah, no? Le foto di rito sono d’obbligo. Ma per riprendere la Cattedrale per intero devi aspettare che il venditore di palloncini la smetta di lanciare una specie di razzo luminoso con una fionda. Piazza San Rocco. Sì, è una piazza. No, non è il cortile privato dei pub. Una piazza pubblica, si. Lo so che a stento non ci passi a piedi, che i mezzi di soccorso qua sono vietati, ma è una piazza. Pubblica, si. Ti dico che non è proprietà privata, e non è nemmeno data in affitto ai pub. E vabbè, forse la musica che mettono è tamarra e troppo assordante, non possiamo sederci nelle panchine, lo spazio concesso (o occupato) ai locali è eccessivo, non ci si può passeggiare, però è una bella piazza.Un vigile? Ohu, ma si’ fissato? E poi, ripeto, tutti sti tavolini e sedie sono segno di una vitalità commerciale. Dovremmo esserne contenti. Via Picherale, lo scorcio finale che dà su Fonte Aretusa è un altro capolavoro della natura. Anche qui tavolini e di fronte un maxi schermo che diffonde musica zum-zum-zum. Vabbè, dai, guardate che panorama. Vuoi mettere?

La pizza – Finalmente seduti dopo una lunga passeggiata. Si, il parcheggio è ampio, però… Certo, l’isola pedonale ci vuole, ma… Si, Ortigia è bella, tuttavia… Il risveglio economico va bene, ma… L’iniziativa privata è un buon segno, con tutto ciò… Comunque, se ci fossero delle regole… Certo che ci sono…  Se si rispettassero… Se ci fosse un vigile… Un po’ di birra? Sai che da due anni Siracusa celebra il Decoro Day? Che significa? Beh…  Forse che hanno stabilito dei criteri… delle regole… Ci saranno delle indicazioni… Ma allora perché le sedie di plastica? Perché sui marciapiedi a tinkitè? Che c’entra la musica Zum-zum-zum in Ortigia? E i maxi schermo? Mah, sai, … la ripresa economica, l’iniziativa privata da incoraggiare, la vivacità imprenditoriale… lo sai che Siracusa è un sito Unesco, Patrimonio dell’Umanità? Se vabbè… piano co’ sta birra.

Tornando a casa imbocchiamo il ponte Umbertino. All’inizio, sui varchi a destra e a sinistra, e alla fine del ponte, improbabili cartelloni alla buona invitano i turisti a favolosi “tour-boat”… Vivacità imprenditoriale, neh? (osserva il mio ospite)… Patrimonio dell’Umanità, giusto?

N. B. La pizza era buonissima.

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