Salvo Carnevale, nuovo segretario della Fillea Cgil: “Siracusa presenta un tasso di disoccupazione del 25% che è più del doppio della media italiana (12%), più alto di quello del Mezzogiorno (21%), maggiore della media siciliana (22%). E il ponte sulla Targia è chiuso da due anni e mezzo”
Salvo Carnevale è il nuovo Segretario Generale della Fillea-CGIL Siracusa, uno dei settori più in crisi degli ultimi 10 anni su tutto il territorio nazionale. I dati forniti dalla Cassa Edile mostrano anche nella nostra realtà un lento e preoccupante calo: gli operai attivi sono scesi da 6.107 nel 2013 a 5.501 nel 2014, fino alle attuali 3.644 unità. Un drammatico crollo occupazionale che vede Siracusa protagonista negativa tra le città d’Italia e dell’intera Sicilia.
“In questo momento (v. dati Istat primo trimestre 2015) – ci spiega il neosegretario – Siracusa presenta un tasso di disoccupazione del 25% che è più del doppio della media italiana (12%), più alto di quello del Mezzogiorno (21%), maggiore della media siciliana (22%). Per la nostra provincia una crisi nella crisi che nasce da un fattore ciclico in atto ormai da 8 anni e da un elemento supplementare specifico determinato dalla recente realizzazione di grandi opere come Siracusa/Catania, Siracusa/Gela (per il tratto provinciale). Il settore edile negli ultimi 7 anni ha perso 2/3 dei propri addetti: se nel 2008 la forza lavoro si assestava attorno alle 12 mila unità oggi siamo in presenza di meno di 4.000 lavoratori! Peraltro in questi anni gli addetti del settore edile, fuoriusciti dal mercato del lavoro, sono stati in disoccupazione con un minimo sostegno, garantito sinora dagli ammortizzatori sociali”.
Ancora per poco ci pare di capire, visto che per effetto dell’allungamento dell’età pensionabile e a causa della modifica della legge sugli ammortizzatori in deroga (che fino al 2014 aveva permesso al settore edile di prorogare lo stato di disoccupazione con un minimo beneficio economico) si rischia la scomparsa dei sussidi.
“I decreti interministeriali di fine 2014 hanno bloccato – ci spiega il segretario Fillea – gli ammortizzatori in deroga; chi proviene da un primo trattamento ordinario Aspi (disoccupazione o mobilità) non ha più diritto agli ammortizzatori in deroga. Spetterebbero (ma non risultano neppure finanziati) solamente a chi ha fruito di precedenti ammortizzatori. Alla scelta governativa che mette in atto un atteggiamento discriminatorio tra lavoratori disoccupati, va aggiunto che dal primo maggio 2015 è entrata in vigore la Naspi (contenuta nel Jobs Act), un nuovo trattamento di disoccupazione fortemente penalizzante nei confronti dei settori stagionali o intermittenti come l’edilizia.
“Fino ad ora i lavoratori stagionali che avevano prestato servizio per 12 mesi potevano contare, una volta rimasti disoccupati, su un sostegno al reddito per gli altri 12. Con il nuovo sistema di calcolo l’integrazione salariale che potranno ottenere sarà di soli 6 mesi (la metà dell’ultimo rapporto di lavoro, per semplificare il concetto), con un evidente e inspiegabile danno economico a cui aggiungere l’eliminazione della mobilità ordinaria dal 2017 (questa ultima non interessa il settore edile) che apre scenari davvero preoccupanti, visto che sino ad ora gli ammortizzatori hanno permesso alle famiglie di sopravvivere”.
Se è vero che i due campi di intervento dell’edilizia (industriale e classica con ristrutturazione ed interventi della P.A.) sono fermi, Carnevale non si spiega perché la terza gamba (bioedilizia e restauro) del settore non riesca a decollare soprattutto nella nostra realtà, mentre sono in crisi nerissima le produzioni di legno, cemento e altri materiali per la costruzione (ormai scomparsi). “La Fillea ha intenzione di tener alta l’attenzione sul tema restauro e spingere per un suo rilancio, è notizia dell’ultima ora la pubblicazione del bando per avere la qualifica di restauratori. Pensiamo prima a un’assemblea e poi a un convegno di settore che parli alle diverse sensibilità dell’opinione pubblica, attraverso il quale incontrare amministrazioni virtuose e dar vita a buone pratiche del restauro”.
Vi è poi la vergogna del ponte della Targia. “In questa vicenda – ci spiega Carnevale – si manifesta la farraginosità della burocrazia, la poca competenza e la scarsa formazione di chi è preposto a rintracciare fondi e risorse necessarie allo sviluppo di un territorio. Due anni e cinque mesi di chiusura durante i quali prima si è parlato di fondi europei, poi di accensione di un mutuo da parte del Comune da 5 milioni di euro, infine di fondi rintracciabili tramite la legge 433/91 (post sisma). Poca programmazione sui fondi e sul tipo di progetto (raddoppio bretella? demolizione?) Confusione e poca trasparenza, peraltro proprio da parte dei nostri politici, gli stessi che pochi mesi fa sono stati coinvolti nello scandalo gettonopoli, e che oggi assumono toni trionfalistici dopo aver lasciato per oltre due anni Siracusa con una via d’accesso zoppa. L’immobilismo politico sarà per noi occasione di iniziative anche congiunte con le altre forze sindacali per imprimere un’accelerazione al fine di ottenere risposte chiare per i lavoratori e i cittadini siracusani”.
Secondo il sindacalista Cgil, manca totalmente in Italia ed ancor più nella nostra realtà l’idea della razionalizzazione. “Il ponte della Targia è l’esempio concreto di come i tempi della progettazione e quelli della cantierizzazione dei lavori, a causa della burocrazia siano inaccettabilmente lunghi. Per costruire nuove opere è necessario puntare da un lato alla semplificazione della messa in opera e dall’altra, invece, a moltiplicare i controlli per verificare i livelli di sicurezza, trasparenza, legalità e per combattere seriamente il lavoro nero”.
Le priorità sul nostro territorio sono molteplici ma ovviamente chiediamo al segretario Fillea qual è quella su cui concentrare immediatamente l’interesse. “Accendere i riflettori sulla Catania/ Ragusa visto che l’asse viario, dopo anni di rinvii, non rientra ufficialmente nel programma delle infrastrutture strategiche presentato dal ministero. Il ministro Graziano Del Rio ha presentato il piano per le infrastrutture essenziali: trenta le opere che verranno finanziate ma, tra queste, non è presente la Catania-Ragusa perché non è più considerata strategica. Che vuol dire? Creare infrastrutture non serve forse a migliorare i collegamenti nazionali e ad assicurare importanti possibilità occupazionali? In merito ricordo che in Sicilia vi sono 476 opere cantierabili: ben 63 ricadono sul nostro territorio provinciale per un investimento complessivo di 75 milioni di euro! Si tratta di stazioni appaltanti pubbliche ma solo 15 sono state avviate mentre tutte le altre attendono da anni di essere realizzate e il loro avvio darebbe una boccata d’ossigeno al 20% degli addetti edili”.
L’altro tasto dolente riguarda la riforma Monti/Fornero che ha reso le condizioni per andare in pensione più pesanti e non ha riconosciuto come lavoro usurante quello degli edili. “Possono usufruire di questa agevolazione – ci spiega Salvo Carnevale – i lavoratori dipendenti che svolgono mansioni come lavori in galleria, cava o miniera, anche se poi verrebbe da chiedersi secondo quali criteri ad esempio ai lavoratori delle cave della cementeria di Augusta non sia stato riconosciuto lo status di lavoro usurante. Gli edili nello specifico, poi, presentano un’altissima percentuale di patologie muscolo scheletriche e sulle reali difficoltà che oggi tali lavoratori incontrano, sia per sopravvivere nel mondo del lavoro sia per poter fruire dell’uscita pensionistica, la Fillea sta organizzando a livello nazionale una iniziativa il 18 luglio”.
Vi è poi la spina del lavoro nero“Assieme a Filca-Cisl e Feneal-Uil – conclude il segretario Fillea– realizzeremo a breve un dossier sul lavoro nero da presentare alle autorità preposte e avviare una seria lotta contro chi sfrutta i lavoratori concorrendo in modo sleale e illegale con le aziende corrette e in regola. E anche su questo fronte il governo ha immense responsabilità, alle quali si aggiunge l’ultima trovata relativa al depotenziamento del Durc, che era un utile strumento di verifica soprattutto in un settore, come quello edile, che è uno dei più a rischio in termini di regolarità del lavoro: ciò rischia di provocare ulteriori violazioni in materia di prevenzione, lavoro nero e grigio, aggiramento delle norme sull’orario di lavoro ed un aumento esponenziale del lavoro irregolare”. Insomma il settore dell’edilizia è complesso e vasto ma Salvo Carnevale è uno tosto. Lo seguiremo da vicino.

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