Dopo il flop dei primi mesi, responsabili la Regione e i centri per l’impiego, a Siracusa finalmente il boom. Giampaolo Miceli (Cna): “Gli imprenditori ci credono, una percentuale si trasformerà in contratti a tempo indeterminato”
E’ probabilmente cambiato qualcosa nella galassia giovanile alla ricerca disperata di occupazione dal febbraio scorso quando, su queste pagine, l’intervista di Concetta La Leggia a Pippo Leone, responsabile provinciale NIdiL CGIL (nuove identità di lavoro), e ad Alessandro Vasquez, responsabile SOL-Cgil (sportello orientamento lavoro), registrava una situazione ancora caotica e in buona parte fallimentare delle varie iniziative regionali per avviare i giovani al mondo del lavoro.
Accantonato, almeno per ora, il Piano Giovani rivolto alla fascia d’età 25-35, promosso dall’assessore alla formazione Nelli Scilabra con l’utilizzo dei fondi PAC, ritirati poi dal governo – il ClicDay trasformatosi in un FlopDay: questa la sintesi efficace di un fallimento annunciato, secondo Gianpaolo Miceli, coordinatore dei Giovani di CNA Siracusa, siamo di fronte a un nuovo corso che vede i giovani protagonisti di realtà virtuose in grado di dare una scossa al sistema e aprire più rosee prospettive di sviluppo.
“Con la debacle del Piano Giovani abbiamo perso una grande opportunità per le start up innovative che avrebbero probabilmente generato imprese stabili, ma che ci siano segnali di vita, e che le nuove generazioni incomincino a rimboccarsi le maniche per costruire, loro stesse, il proprio futuro, lo dicono le oltre 4.200 imprese gestite da under 35 nate nella nostra provincia – osserva Miceli -.
Il dato va confrontato con quello complessivo delle imprese iscritte alla Camera di Commercio, che molti probabilmente ignorano: 36.000. Ciò significa che quasi il 10% della popolazione opera nel mondo delle imprese, al netto delle attività dei professionisti: architetti, avvocati, commercialisti.
In Sicilia sono 60mila: la piccola media imprenditoria, che costituisce la forza dell’Italia tutta, non solo quindi del nord virtuoso. Un fatturato che nella nostra regione incide sull’economia globale per l’11,5%; a livello provinciale, imprese attive soprattutto nel settore del commercio, dei servizi, della manifatturiera agroalimentare dove si punta alla riscoperta e valorizzazione dei prodotti locali di nicchia. Assistiamo sempre più frequentemente al fenomeno dei giovani laureati che, dopo aver frequentato l’università, anche le più prestigiose, tornano a casa, semmai rilevano un ramo dell’azienda del padre e ne fanno una vera impresa con fatturati da milioni di euro. Non sono per ora tantissimi i casi di chi ha sfondato ma il trend fa ben sperare. Io amo dire che i giovani sono portatori sani di innovazione ed è grazie a loro che il bilancio tra le aziende che chiudono e quelle che sopravvivono non è in negativo”.
Una realtà effervescente quindi, che però non trova un’adeguata risposta in chi dovrebbe poi garantire, a sostegno di un tale impegno, infrastrutture efficienti (l’hub di Augusta, la banda larga, collegamenti veloci), un sistema fiscale non opprimente, forza attrattiva degli investimenti dall’estero.
“Non si comprende che, per esempio, commercializzare i prodotti di eccellenza locali, di nicchia, nel settore enogastronomico, insieme alla tradizione che è alle loro spalle, significa promuovere l’intero territorio e consentire a tutti di rimmergersi in un viaggio culturale: ciò che cercano gli stranieri, soprattutto quelli che qui hanno le loro più lontane origini”.
E sembra avviato al successo anche Garanzia Giovani (nato nell’ambito dell’European Youth Guarantee, la garanzia per ogni giovane europeo di poter, non più tardi dei quattro mesi dalla fine del personale ciclo di istruzione, accedere al lavoro o almeno a uno stage lavorativo) che in Sicilia ha scelto di basarsi in particolare sulle start up e sui tirocini semestrali, sfruttando un modello già consolidato e che sembra funzionare.
“500 euro mensili con la scelta, che mi sembra molto opportuna, di far gestire le risorse all’Inps: si eviteranno forse così i ritardi connaturati alla burocrazia regionale – commenta Miceli -. Si parlava inizialmente dell’attivazione di 13mila tirocini ma si ufficializzerà a breve il raddoppio del numero, opzione dovuta all’enorme domanda e grazie al reperimento di altre risorse. Certo non possiamo considerare il tirocinio come risolutivo sul piano occupazionale, ma è previsto, che dopo il semestre, pur non essendo obbligatorio, si possa attivare il bonus occupazionale. Le aziende che assumeranno un net (giovane che non lavora, non studia e non è occupato in percorsi di formazione professionale, ndr) avranno diritto, oltre agli sgravi contributivi previsti in generale per la nuova occupazione, anche a un risparmio che va dai 1.500 ai 6.000 euro a secondo delle modalità d’assunzione.
Al contrario di ciò che immaginavo, molti imprenditori hanno già manifestato questa volontà nel caso di un riscontro positivo dell’attività del giovane e quindi una certa percentuale di tirocini, speriamo alta, potrà trasformarsi in contratto a tempo indeterminato”.
Naturalmente una valutazione che non potrà farsi se non a partire almeno dal primo trimestre del 2016, ma come funziona il sistema? sono le stesse imprese a richiedere di attivare i tirocini? con quali vantaggi per loro?
“Le aziende indicano di quanti giovani hanno bisogno e per quale profilo. Ovviamente ci sono limiti di legge. Le aziende da 0 a 5 dipendenti ne possano aggiungere 2, 4 quelle da 6 a 19, non più del 20% del proprio personale le aziende più grandi.
Per 6 mesi l’azienda usufruisce di personale retribuito dalla Regione e per il quale versa solo gli oneri assicurativi che comunque in alcuni casi, per esempio nel settore edilizio dove il rischio sul lavoro è più alto, possono anche essere consistenti, fino a 1000 euro al mese. Certo i ragazzi poi vanno formati: la formazione è il vero obiettivo del programma. Si può accedere infatti anche a tirocini nello stesso settore in cui si è raggiunta una certa esperienza ma per competenze diverse. Negli alberghi, tanto per esemplificare, il servizio ai piani e l’attività alla reception.
Fondamentale ovviamente è il ruolo dei mediatori. Noi del CNA siamo stati i primi a partire in Sicilia già ad aprile. La nostra associazione, come altri enti, è accreditata alla Regione per tale attività di intermediazione. Non è stato facile. Inizialmente la Regione intendeva tener fuori le associazioni di categoria, ma non avrebbe mai potuto gestire il tutto solo con i centri dell’impiego, tra l’altro meno preparati di noi ai contatti con le aziende. Nel primo mese già 500 aziende avevano presentato la domanda”.
Un centinaio al momento i centri impiego in Sicilia, quattro le sedi centrali nella nostra provincia, dislocati in maniera strategica: Noto, Siracusa, Augusta, Lentini, diversi gli uffici decentrati nei Comuni, che fanno da tramite perché le competenze autorizzative restano in capo alla sede madre.
Ma, come altrove, c’è anche da noi il rischio che Garanzia Giovani si traduca in affare soprattutto per i mediatori? Quale il profitto per loro?
“Ci spetta un rimborso spese. Per ogni giovane che incrociamo ci viene riconosciuto dai 200 ai 400 euro. Il rimborso cresce quanto più il giovane risulta lontano dal mercato del lavoro. Nel corso del primo colloquio si fa un’analisi della situazione individuale, in gergo si parla di giovani “profilati”: il livello può essere basso, medio, alto, molto alto. Quest’ultimo corrisponde a un titolo di studio basso, assenza di una pregressa esperienza lavorativa, un’età al limite delle possibilità di accesso al piano. Per loro si arriva anche a un rimborso di 500 euro, ma è raro imbattersi in simili casi, almeno questo è il nostro dato sui 400 ragazzi avviati al tirocinio. Per lo più il livello è “alto”. Ma questo rimborso ci viene corrisposto non solo per l’attività di “incrocio”, anche perché ne seguiamo il percorso fino al termine del progetto per certificare le competenze raggiunte”.
Da un punto di vista statistico, in quali settori c’è stata maggiore richiesta di attivare tirocini?
“Le posso dare il dato provinciale. Ovviamente, data la stagione, al primo posto è quello turistico, della ricettività e ristorazione. Quindi l’artigianato, cioè il settore manifatturiero, in particolare agroalimentare nella produzione locale. I servizi: nel campo dell’estetica, agenzie, finanziarie, studi consulenza, commercialisti, servizi alle imprese. Meno nell’edilizia, non solo per la crisi che vive il settore, ma soprattutto per la specificità di un lavoro, che può essere rischioso. La richiesta è semmai più rilevante nell’impiantistica piuttosto che in più specifici lavori di cantiere”
Dunque la valutazione è complessivamente positiva, fiduciosa?
“Sì, sembra che stia andando bene. Dobbiamo vedere se l’Inps pagherà in tempo perché sarebbero assurde situazioni come quelle segnalate altrove di ragazzi che lavorano senza percepire nulla”.

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