Nella vita amministrativa di Siracusa, si ripetono alcune dinamiche che incombono ormai da anni su di essa come una spada di Damocle. L’avv. Corrado Giuliano (Legambiente): “Mi ha stupito la leggerezza con cui è trattata una questione così delicata per le risorse di una intera comunità”
Difficile dire quale sarà la decisione del CGA di Palermo nel caso Open Land dopo l’ultima udienza del 7 maggio, udienza fissata a seguito dell’istanza di Legambiente di integrazione del collegio dei CTU e dei quesiti alla quale ha aderito il difensore del Comune, l’avvocato Nicolò D’Alessandro, allo scopo di valutare la legittimità di quanto richiesto dalla società al Comune quale risarcimento danni per i ritardi nella realizzazione del centro commerciale ex Fiera del sud. Come si ricorderà, la cifra inizialmente vantata dalla società costruttrice, 36 milioni di euro, era già stata preliminarmente ridotta dallo stesso Consiglio di Giustizia Amministrativa di circa un terzo, sicuramente da non conteggiare, per poi attestarsi su quei 25 milioni richiesti dall’Open Land e riconosciuti come dovuti dalla perizia del ctu Salvatore Pace.
Una perizia contestata dai legali di Legambiente e del Comune perché, a loro giudizio, sarebbero state violate le regole del processo amministrativo e del principio costituzionale del contraddittorio non essendo stata garantita la loro partecipazione nella fase dell’acquisizione e verifica dei documenti indispensabili a provare la legittimità delle richieste della controparte.
Nel corso dell’udienza del 7, ci dicono che uno degli aspetti di maggiore criticità sia stata proprio la presenza dei legali dell’associazione ambientalista, presenza fortemente, e vivacemente, contestata dall’avvocato Mario Fiaccavento che, per conto dell’Open Land, ha posto numerose eccezioni al fine di dimostrarne la non legittimazione a partecipare a tale fase processuale.
Eccezioni ovviamente rintuzzate dall’avvocato Corrado Giuliano: “Mi sono difeso non cedendo alle provocazioni e insistendo sui motivi per i quali Legambiente si è costituita, anche precisando che a vocarla in giudizio è stata proprio Open Land con la notifica all’associazione del ricorso per esecuzione di giudicato. Una volta costituiti, non abbiamo fatto altro che, come parte, esercitare i nostri diritti difensivi, esprimendo le nostre critiche e perplessità sulla composizione dell’ufficio di CTU, sulla necessità di una competenza ingegneristica, sulla grave superficialità delle indagini manifestata dalla relazione del CTU, che non si è curato di assicurare il contraddittorio tra le parti, acquisendo soltanto la documentazione della ricorrente Open Land e trascurando ogni notazione critica delle altre parti e altresì di indagare quei profili che Legambiente ha suggerito nelle proprie difese scritte. Non mi è piaciuto il clima che si è generato, sono molte le perplessità che nutro, ma ora non resta che aspettare la decisione dei giudici che potrebbero limitarsi a rigettare la nostra richiesta di integrazione dei CTU rinviandola a dopo la chiusura della ctu oppure, e anche, estromettere Legambiente dal giudizio, fatto che riterrei gravissimo, o in alternativa ad accogliere, tutte o in parte, le richieste istruttorie. Non ho davvero alcun elemento per ipotizzare la decisione, mi ha sorpreso la sufficienza con la quale è stata trattata una questione così delicata per le risorse di una intera comunità. Resto in attesa, fidando nel senso di responsabilità e di giustizia del collegio”.
Eppure c’è chi, nei comportamenti e nelle dichiarazioni, sembra essere certo dei futuri sviluppi della vicenda e che, da tempo, dà per scontate le ragioni dell’Open Land e quindi la sicura condanna al risarcimento della somma, con la inevitabile conseguenza del default del Comune di Siracusa che si tradurrebbe in un incommensurabile aggravio fiscale per i cittadini contribuenti. Alcuni, vedi il tandem Zappulla-Princiotta, ne hanno fatto uno strumento, pretestuoso riteniamo, di lotta politica contro il sindaco Giancarlo Garozzo e l’intera sua giunta spesso acremente criticati e attaccati oltre misura. In discussione la questione se l’amministrazione avrebbe dovuto o meno iscrivere a bilancio il supposto debito del Comune nei confronti dell’Open Land: no perché ancora da quantificare ed accertare sia nella sua effettiva sussistenza che eventualmente per la sua entità secondo i funzionari dell’amministrazione (in particolare l’avvocato Salvatore Bianca, il ragioniere capo Giorgio Giannì, il dirigente che si è occupato della vicenda Emanuele Fortunato); sì perché da considerarsi ormai certo, prima ancora che il CGA si pronunci definitivamente nel merito, per la consigliera comunale Simona Princiotta, supportata da Salvatore Castagnino e altri, e il deputato nazionale Pippo Zappulla.
Un normale dibattito, punti di vista divergenti ma pur tuttavia tutti egualmente legittimi se, ancora una volta, non si fosse registrata l’ennesima denuncia in sede penale che si incunea in un contesto di natura esclusivamente amministrativa ad avvelenare ulteriormente il clima e a complicare la vicenda. La denuncia per falso ideologico, presentata nei confronti del dirigente dell’Ufficio Urbanistica l’ingegnere Emanuele Fortunato e addirittura del consulente del Comune l’avvocato Nicolò D’Alessandro, secondo uno schema ormai invalso in situazioni similari viene agitata da certa stampa come una scimitarra arrivando a previsioni dal sapore intimidatorio quali l’ipotesi di un coinvolgimento diretto di tutti i componenti della Giunta come del Consiglio comunale, tutti in solido responsabili di chissà quali reati.
Nel merito, senza voler sviscerare la vicenda, ci limitiamo a due considerazioni: la prima è che l’unica sentenza definitiva del CGA si limita a riconoscere una responsabilità del Comune nella vicenda in questione e di conseguenza il diritto per la controparte di vedersi riconosciuti gli eventuali danni economici la cui entità è appunto ancora tutta da verificare; la seconda è che “l’apertura del fascicolo” da parte del pubblico ministero Tommaso Pagano, di cui si dà notizia, si configura probabilmente come atto dovuto e non certo come sentenza di condanna dei due indagati (anzi ci sembra proprio che l’ipotesi sia evanescente). Teniamo invece ad evidenziare come e con quale costanza, nella vita amministrativa di questa città, si ripetano alcune dinamiche che incombono ormai da anni su di essa come una spada di Damocle. Quelli che possono essere percepiti come pressioni e condizionamenti su un libero, civile, democratico esercizio delle attività istituzionali, che si tratti del Comune o della Soprintendenza, o della stessa espressione di legittime opinioni, rischiano di pesare come una cappa in grado di trasformare cittadini, dipendenti comunali e pubblici, funzionari e dirigenti, in pavidi tremanti subalterni davanti a un potere oscuro e minaccioso indefinibile.

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