“Il diritto di sapere” è il titolo del cd diffuso dall’on. Piscitello ai cittadini con la integrale relazione d’accesso. Il caso clamoroso di un “refuso” dei Carabinieri che nel 2008 accusarono il sindaco Carrubba di aver fatto visita a un mafioso e nel 2014 ammisero: “Ci siamo sbagliati, non era lui”
“Puoi avere un’impresa innovativa, un know how riconosciuto, certificazioni di qualità ma quando il tuo contraente apprende che operi ad Augusta, città il cui Consiglio comunale è stato sciolto per mafia, molte note di merito si dissolvono”. Questo lo sfogo di un imprenditore. Che assomiglia alla confidenza di una professionista siracusana: “Il mio broker abitava a Casal di Principe, quando l’ho saputo ho fatto marcia indietro”. Più o meno gli stessi problemi hanno vissuto i cittadini di Augusta negli oltre due anni dal decreto di scioglimento del civico consesso. E in città si è respirata un’aria greve.
Ma come si è giunti a una decisione così clamorosa? Il 29 agosto del 2012 il Prefetto di Siracusa nominava una commissione d’indagine per l’accesso al Comune di Augusta, formata dalla dottoressa Giuseppina Scaduto, viceprefetto vicario del capoluogo, dal dottor Gaetano D’Erba, dirigente del servizio di contabilità e gestione finanziaria della predetta prefettura, e dal capitano Luigi De Bari, comandante del nucleo investigativo del comando provinciale dei Carabinieri. La Commissione s’insediava il giorno dopo.
Trascorsi tre mesi, il 29 novembre, la Commissione chiedeva una ulteriore proroga di un mese. Sei giorni dopo questa richiesta, il 5 dicembre, la Procura Distrettuale di Catania notificava l’avviso di conclusione indagini nei confronti del sindaco di Augusta, di un assessore e di un consigliere. Lo stesso giorno, in un’altra e separata operazione, venivano arrestati un gruppo di appartenenti alla criminalità organizzata di Augusta: Blandino, Vincenti, Pedulla, Ferro, eccetera.
Trascorrevano altri due giorni, eravamo al 7 dicembre. Fu in questa data che la Commissione consegnò al Prefetto di Siracusa la propria relazione di 260 pagine, nella quale l’avviso di conclusione indagine nei confronti del sindaco Carrubba è posizionato nelle prime.
A giudicare dalle date, il 6 dicembre è stato un giorno di lavoro intenso. Il Prefetto Franceschelli leggeva le 260 pagine, le esaminava attentamente, si faceva un proprio convincimento e su questo elaborava una propria relazione di una ventina di pagine, quasi interamente desunta dalla relazione della Commissione d’indagine per l’accesso. Tutto questo in poche ore, considerato che inviava la propria relazione al Ministro dell’Interno lo stesso giorno, ossia il 7 dicembre 2012.
Da questa relazione il Ministro Cancellieri desumeva, usando le stesse identiche espressioni, quattro pagine di proposta di scioglimento per il Consiglio dei Ministri, il quale poi deliberava.
Il Consiglio comunale di Augusta venne sciolto con decreto del Presidente della Repubblica del 7 marzo 2013. Le motivazioni dello scioglimento erano già contenute nella relazione della commissione d’indagine per l’accesso al Comune.
Augusta e i suoi cittadini subirono l’umiliazione di uno scioglimento per mafia ma le ragioni non si conoscono. Quelle 260 pagine sono state considerate riservate e non erano mai state pubblicate. Alcune copie, però, giravano per mani augustane ma nessuno ne divulgava i contenuti. Si vocifera che fossero state secretate, ma – che ci risulti – nessuna disposizione di questo tipo sarebbe stata assunta da alcun organismo giudiziario o amministrativo. E’ certo che una copia venne consegnata, per essere fotocopiata, ai difensori dell’ex sindaco Carrubba nel corso del giudizio riguardante l’ineleggibilità ma sembra che anche ai legali non sia stata segnalata la segretezza.
Un mese e mezzo fa la relazione d’accesso è stata duramente contestata dall’ex parlamentare Rino Piscitello nel corso di una conferenza stampa, il cui testo integrale La Civetta ha pubblicato nel numero del 17 aprile. E’ stato diritto di cronaca. Successivamente lo stesso Piscitello ha distribuito ad Augusta un cd con l’intero documento, ribadendo in un suo scritto quello che aveva già detto nell’incontro con i giornalisti. Titolo: Augusta: il diritto di sapere.
Non abbiamo condiviso con l’ex parlamentare tutte le argomentazioni addotte ma su un fatto concordiamo con lui: i cittadini di Augusta avevano ed hanno il diritto di sapere perché si trovano nella graticola da oltre due anni, specie dopo il clamoroso abbaglio nella vicenda della presunta visita del sindaco Carrubba a casa dell’ex consigliere comunale Blandino, posto agli arresti domiciliari per reati di mafia, visita che – si scriveva in una nota dei Carabinieri – nel 2008 sarebbe stata filmata e documentata con registrazioni ambientali, salvo poi – sei anni dopo –, in altra nota dei Carabinieri, ammettere che era stato un errore: non fu Carrubba a visitare Blandino ma un altro.
La Civetta, che pure possiede la relazione, non ha voluto irrompere in piena campagna elettorale nel civile confronto tra i partiti e i movimenti sul futuro della città di Augusta. Non lo ha fatto per questo aspetto né per l’interrogazione parlamentare presentata su un noto personaggio di Augusta, per una vicenda di cui abbiamo scritto. I cittadini di Augusta, del resto, conoscono uomini e cose della loro città e sono certamente stati in grado, nelle urne, di distinguere le persone oneste da quelle così così. E di sceverare, tra gli onesti, i competenti che siano in grado di risollevare la città dai mille problemi che l’attanagliano. E’ una nostra regola e anche stavolta ad essa ci siamo attenuti.

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