“Sovverte la governance delegittimando gli organi collegiali che hanno attualmente la responsabilità collettiva della didattica ed avviando l’istruzione verso un modello aziendalistico con un direttore generale che decide premi, incentivi, assunzioni e licenziamenti”
Prima l’attuale capo del Governo aveva deciso di scrivere ai docenti spiegando loro una riforma che questi non sapevano leggere (ops, da scriverci una barzelletta), poi la minaccia di precettare gli insegnanti per le prove Invalsi, adesso i professori e le professoresse italiane sono accusati di squadrismo (e detto da una docente di linguistica come la Giannini…) mentre la maggioranza del corpo docente alla ministra risulta abulica. Solo insulti e minacce da parte di un governo che ha proposto un DDL antidemocratico, che non riconosce il ruolo delle Rsu elette né delle forze sindacali, che predilige la strada dello scontro, che non ascolta gli operatori dell’istruzione.
Un governo che stanzia meno soldi nel Dpef per l’istruzione, che tende a privatizzare la scuola pubblica e ad avvantaggiare il privato… come già fatto con Marchionne e company. Nessuno era riuscito negli ultimi anni ad unire in una lotta comune tutto il variegato corpo scolastico: Renzi e la sua scuola dittatoriale sì.
“I diritti delle persone – spiega Giusto Scozzaro, segretario generale Flc Cgil Sicilia – a un lavoro dignitoso e a una giusta retribuzione vengono sempre più messi in discussione e iniziano a insorgere anche elementi di violazione dei diritti costituzionali. La riforma Renzi sulla scuola non può funzionare: sovverte la governance delegittimando gli organi collegiali che hanno attualmente la responsabilità collettiva della didattica ed avviando l’istruzione verso un modello aziendalistico con un direttore generale che decide premi, incentivi, assunzioni e licenziamenti.
“Un metodo, quello proposto, che accrescerà le divaricazioni del sistema scolastico nazionale perché i fondi che i cittadini devolveranno con il 5 per mille andranno alla scuola del proprio territorio e non a un sistema formativo nazionale. Un DDL che assegna al governo 13 deleghe in bianco sulle materie contrattuali con l’obiettivo di cancellare la contrattazione nelle scuole. Un modello che condiziona anche la libertà d’insegnamento contro quanto sancito dalla Costituzione rischiando di far divenire ogni scuola una monade”.
L’accusa che dal governo si leva è che si tratta di una battaglia di retroguardia, che i docenti con tutti i loro splendidi vantaggi sono arroccati su posizioni difensive e non vogliono aprirsi al rinnovamento. A ciò ha ben risposto Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, sostenendo che tutti siamo chiamati “a difendere la scuola pubblica dall’attacco del Governo […]. Dopo aver promesso 150mila assunzioni precari, il Governo mantiene i docenti di ruolo con uno stipendio immorale di 1700 euro al mese dopo 30 anni di lavoro e minaccia di licenziare 100mila precari non vergognandosi di attribuire enormi stipendi a caste privilegiate”. E se è vero, come è vero, che la scuola è organo centrale della democrazia, oggi è il momento di resistere e difendere l’istruzione pubblica, baluardo di civiltà.
“La Flc Cgil ad ogni punto del governo, già dal mese di settembre — continua Scozzaro – ha contrapposto La Scuola Giusta, documento programmatico nel quale si proponeva una linea alternativa al governo su scuola dell’infanzia, organico funzionale, investimenti, ordinamenti, formazione e molto altro. Il governo, scientemente, ha deciso di non discutere con le rappresentanze dei lavoratori perchè non assegna loro un ruolo sociale creando una crisi nel sistema democratico come è già accaduto per il Job Act, E la smetta Renzi di dire che ha aumentato i soldi destinati all’istruzione: l’anno scorso il Dpef stanziava all’istruzione il 3,7% del Pil, quello appena approvato il 3,5%: vi è dunque una riduzione prevista dal governo sul capitolo istruzione”.
“Il Governo – spiega Paolo Italia, segretario provinciale Flc Cgil – non è mai stato così lontano dalle esigenze della scuola e da quello che i lavoratori chiedono. Questo DDL non piace ai precari, che da anni svolgono un ruolo centrale nella scuola e rischiano oggi di non avere alcuno spazio né nel piano assunzioni né possibilità lavorative, non piace ai docenti di ruolo, il cui contratto è al palo da 7 anni e per i quali il rinnovo è una necessità se si vuole davvero ridare dignità a questi lavoratori e potere d’acquisto ai loro stipendi. Non piace agli ATA, per i quali questo governo non spende una parola, non piace a tutto il personale scolastico per lo strapotere affidato ai dirigenti attraverso la chiamata diretta dei docenti.
“Le forze sindacali, in modo unitario, hanno più volte chiesto di stralciare il piano assunzioni affinchè si garantisca stabilità a chi da anni assicura il funzionamento della scuola e la regolarità nella didattica; di avviare un reale processo di rinnovamento sulla scuola che veda coinvolti tutti gli attori, partendo da chi la scuola la vive ed in essa opera. Ma nulla: solo insulti al corpo scolastico nel suo insieme e scelte rovinose per l’istruzione pubblica”.

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