“Nella scuola, i precari esclusi dal piano assunzioni rischiano di non lavorare più”

Fabiola Carbonaro: “Dall’annuncite di Renzi – ci spiega la referente precari provinciale – siamo calati di 50 mila posti: non capiamo il perché se dovevano essere 150 mila. Di certo, visto che l’attuale premier ama giocare con i numeri, forse solo l’uno dei 100.701 è certo!”

Di tutto di più: dalle minacce del sottosegretario all’istruzione Faraone al Decreto già pronto, sventolato come arma di ricatto nei confronti del Parlamento e del disegno di legge che questo dovrebbe analizzare. Le tematiche sulla scuola sono tante, troppe: 13 deleghe in bianco, ci spiega Fabiola Carbonaro referente provinciale dei precari di Siracusa Flc Cgil. “Il disegno di legge, depositato in commissione Cultura a Montecitorio, è una legge delega che dovrà prevedere decreti attuativi per ogni titolo: 13 deleghe in bianco per tutto ciò che riguarda la scuola bypassando la contrattazione nazionale e chi sino ad ora se n’è occupato! A fronte il governo ha pronto un decreto legge attuativo che sventola come bandiera se il Parlamento non sarà celere. E come potrebbe esserlo dinanzi ad una tematica così vasta come una riforma complessiva del sistema d’istruzione? Ecco perché sarebbe logico stralciare la voce relativa alle assunzioni straordinarie e far procedere in modo calmo e saggio le commissioni interessate”. E oggi proponiamo ai nostri lettori alcuni passaggi chiave della riforma inventata da Renzi e company.

Da 150mila a 100mila: I precari assunti con la riforma della scuola sono scesi di un terzo rispetto al numero che il governo aveva messo nero su bianco a settembre. La differenza è dovuta al fatto che 14mila sono già stati assunti nel corso dell’anno; al “congelamento” di 23mila docenti dell’infanzia (il governo li assumerà dopo aver elaborato un piano di destinazione con i Comuni); ed infine, ancor più assurdo, all’esclusione degli idonei dell’ultimo concorso, tra i 6 e i 7mila docenti. 100.701: questi saranno i fortunati immessi in ruolo nel prossimo l’anno scolastico. Senza voler offendere alcuno, ci ricordano tanto i numeri di quelle religioni in cui i “salvati” sono pochi e fortunati.

“Dall’annuncite di Renzi – ci spiega la referente precari provinciale – siamo calati di 50 mila posti: non capiamo il perché se dovevano essere 150 mila. Di certo, visto che l’attuale Premier ama giocare con i numeri, l’uno di 100.701 è certo! Nella Buona Scuola i numeri erano chiari, adesso invece nel DDL abbiamo dovuto assistere a un gioco alla cabala che si realizza sulla nostra pelle. Un gioco che nasce anche dal mancato censimento dei posti vacanti e disponibili. Il governo avrebbe dapprima dovuto censire i reali posti tenendo conto sia dell’organico di diritto che dell’organico di fatto. I numeri del lotto renziano prendono in esame solo posti liberi su organico di diritto… e quello di fatto? Forze sindacali, docenti e operatori della scuola hanno chiesto a più voci il superamento di tale organico e un effettivo conteggio di tutti i posti liberi e vacanti, siano essi (organico di diritto) al 31 agosto, sia quelli (organico di fatto) sino al 30 giugno. Una scorrettezza rispetto a quanto ampiamente sbandierato da questo governo all’inizio delle buone intenzioni”

Idonei, vincitori di concorso e Gae. “Nel precedente decreto – ci spiega la Carbonaro – che sarebbe dovuto uscire il 3 marzo (pronto), venivano assunti i precari delle graduatorie ad esaurimento (gae), i vincitori dell’ultimo concorso 2012 e gli idonei del concorso stesso. Sino al 2 marzo gli idonei al concorso avevano ricevuto rassicurazione da parte di membri governativi e anche le affermazioni del Ministro Giannini durante un’interpellanza parlamentare rassicuravano su questo fronte. Dal 3 marzo in poi gli idonei del concorso hanno saputo di non essere più nel piano di assunzioni. Renzi ha detto che non hanno vinto, ma l’inghippo nasce con le indicazioni dell’ex ministro Profumo che, per la prima volta, stabilivano un numero specifico di posti messi a bando per ogni regione e classe di concorso.

“Il bando di concorso è subito entrato in contrasto con il Testo Unico sulla scuola 297/’94 che sostiene che le graduatorie sono valide per tre anni o fino a quando non entra in vigore una nuova graduatoria di merito che la sostituisce. Si è creato il caso in alcune regioni dove i posti di immissione previsti erano di meno di quelli che effettivamente servivano alle scuole e così si è proceduto allo scorrimento delle graduatorie di merito per l’immissione in ruolo nel caso vi fossero posti disponibili e vacanti. Per sanare l’errore del bando si è dovuti ricorrere a un decreto ad hoc che prendesse come riferimento il testo unico e sanasse l’errore. E dunque la falsa divisione tra vincitori e idonei è di fatto un gioco lessicale di Renzi”.

O Gae o concorso. Sinora chi aveva lavorato con la Gae poteva restare nella graduatoria di merito e scegliere il canale più idoneo per l’immissione in ruolo. Adesso devi scegliere da quale canale vuoi essere reclutato. “Con le graduatorie di merito – ci spiega la Carbonaro – si può essere assunti su tutta la regione, con la Gae sulla provincia. Ma cosa accade finiti i posti vacanti e disponibili? Cosa si intende per albi territoriali: nazionali? locali? provinciali? Nessun confine è specificato nel DDL e dunque il decreto attuativo potrà contenere di tutto di più. Peraltro l’art 8 comma 5 dichiara che in caso di indisponibilità di posti per gli albi territoriali indicati non si procede all’assunzione! E se un docente sbaglia ad indicare l’albo territoriale? Se non ha contezza dei posti e non si immette nel giusto albo territoriale? Non viene assunto?”

Il taglio sull’infanzia. “Il piano assunzionale dell’infanzia – ci spiega la referente provinciale – riguarda i posti vacanti e disponibili (50 mila). Tanto per dare qualche numero, a Siracusa vanno in pensione 30 persone e a questi posti vanno aggiunti una decina di residuali dell’anno 2014/2015. Ma l’infanzia viene tagliata fuori dall’organico dell’autonomia: i posti in più previsti per assorbire Gae e graduatorie del concorso! Perché? Forse perché non hanno la copertura economica e finanziaria: tra soldi alle paritarie, scatti di anzianità, bonus per dirigenti, prof card e probabili pressioni, il governo ha colpito un segmento strategico della scuola. E’ forse questa la ragione del cambiamento di rotta, che però allontana l’Italia dall’Europa e dal valore che alla scuola dell’infanzia viene attribuita nei paesi europei. Ora, tanto per dare i numeri, vi sono circa 51 mila persone nella Gae della primaria, quasi altrettanti in quella dell’infanzia: già i 100 mila sarebbero coperti solo da queste fasce. Conclusione: il governo ci taglia fuori!”

Organico dell’autonomia. Ai posti vacanti e disponibili va poi aggiunto l’organico dell’autonomia. I posti vacanti e disponibili sono circa 50 mila. A questi vanno aggiunti quelli dell’autonomia (vecchio organico funzionale), un numero non ben precisato di docenti per ogni scuola che serviranno per ampliare l’offerta formativa.

Per l’anno prossimo 2015-2016 il DS individua il proprio fabbisogno sulla base di una stima “immediata” (dunque approssimativa), sentiti il Collegio docenti e il Consiglio d’istituto (art, 2 comma 13). In futuro invece sarà sempre il dirigente scolastico a richiederlo in base alle esigenze della scuola (progetti, scuole aperte, ecc) e sulla base del piano triennale predisposto entro il mese di ottobre. “Mentre nel DL – aggiunge Fabiola Carbonaro – era stabilita una quota certa, adesso con la riforma a regime il dirigente scolastico ogni anno decide la dotazione organica e, secondo le esigenze che emergono dal Pof, quanti docenti andranno ad ampliare l’offerta formativa di ogni specifica scuola. Se le richieste superano le coperture finanziarie del Miur ovviamente egli non acconsentirà alla richiesta… ma se le richieste fossero inferiori? Come verranno allocati i docenti? Dunque il nostro lavoro dipende dal dirigente e dalle sue richieste?

Ci si sarebbe aspettato un passaggio del Ministero: sulla base delle coperture economiche ed in base al numero delle scuole italiane si sarebbero dovuti indicare numero dei docenti per ricoprire i posti dell’autonomia. Ma se è il dirigente che deve indicare di quante unità ha bisogno, quel numero diviene variabile. Nella bozza del decreto i numeri venivano stabiliti dal Miur mentre nel disegno di legge non vi sono riferimenti”.

Precari. I precari che restano fuori dal piano di assunzioni rischiano di non lavorare più: l’art 12 del DDL, nato per ovviare a una chiara affermazione della sentenza europea di non reiterare i contratti oltre i 36 mesi, prevede il divieto di conferire supplenze su posti vacanti e disponibili nelle scuole statali al personale docente e ATA che raggiunga i 36 mesi di servizio anche non continuativo. Fuori anche dal piano di assunzioni gli inseriti in seconda e terza fascia d’istituto perché dopo l’anno 2015/2016 ci saranno solo concorsi, sebbene molti di questi docenti siano plurilaureati, abilitati, specializzati ma esclusi dalle gae per un mero criterio temporale. Così paga il lavoratore gli sbagli dell’amministrazione che ha reiterato i contratti per più di 36 mesi e come sempre la guerra dei poveri si allarga e la riforma sulla scuola di Renzi mostra davvero i suoi limiti: quelli di chi la scuola non la conosce e non la vive.

 

 

 

 

 

 

 

 

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