Scuola, una nuova rubrica scritta da dirigenti e docenti

Inizia con questo numero una nuova rubrica sulla ‘buona’ scuola di Renzi.

 Il titolo della rubrica ‘la mala scuola’, scelto dalla redazione, è immediatamente indicativo di un giudizio che, almeno al momento, non è generoso ma che potrebbe essere modificato da chi vorrà partecipare a questo dibattito inviando un proprio contributo che sarà integralmente pubblicato, fatte salve le ragioni di spazio.

L’analisi che verrà proposta sui singoli aspetti del decreto, con il quale si intenderebbe riformare la scuola italiana, è condotta da un gruppo di docenti e dirigenti scolastici, che si riunisce periodicamente come commissione di studio, mosso in verità da un sentimento di rabbia per il cinismo con cui, tra strafalcioni e incongruenze normative, riprendendo vecchie idee e spacciandole per nuove, si tenta di sgretolare la scuola libera e democratica che ha formato e continua a formare ancora oggi, degnamente, i cittadini del futuro. 

 

Dalla scuola comunità educante alla scuola azienda e il potere all’AD 

I poteri del Superpreside (senza nuove risorse): redigere il piano triennale, decidere quali materie verranno insegnate e per quante ore, quale docente farà che cosa, usare risorse degli sponsor (che avranno peso nella didattica), scegliere i docenti, le classi da sfoltire, quale insegnante premiare…

In questo primo contributo sotto i riflettori è la nuova figura del Dirigente Scolastico (una volta chiamato più semplicemente preside), così come emerge dal DDL.

È  il legislatore stesso a fornire subito una chiara visione delle sue intenzioni. Infatti si legge nel primo articolo: «E’ rafforzata la funzione del Dirigente Scolastico». Qualcuno potrebbe pensare che era ora; che adesso ci sarà finalmente chi potrà prendere delle decisioni rapide; che il nuovo dirigente avrà risorse e poteri da utilizzare responsabilmente all’interno di una cornice di norme ben precise e giuridicamente solide… 

Esaminiamo il testo. La relazione tecnica che accompagna il DDL è molto esplicita sin dal primo paragrafo: «La norma non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». Il buongiorno si vede dal mattino! La prima illusione è già spazzata via.  Cosa dovrà fare il nostro supereroe, senza risorse aggiuntive? Innanzitutto dovrà redigere il nuovo piano triennale della scuola. Da solo? Forse. Dovrà semplicemente “sentire” il Collegio Docenti e il Consiglio di Istituto. Ma potrà coinvolgere (operativamente?) anche altri soggetti (sui quali torneremo in seguito). Il testo recita: «Il Piano triennale è elaborato dal dirigente scolastico, sentiti il collegio dei docenti e il consiglio d’istituto, nonché con l’eventuale coinvolgimento dei principali attori economici, sociali e culturali del territorio».  I docenti saranno magari semplicemente sentiti (e non ascoltati); altri “attori” potranno essere coinvolti, magari operativamente, dal dirigente, a sua discrezione.  Actor (da ago: ag-tor > ac-tor) è colui che agisce, opera.

Si compie il passaggio dalla scuola-comunità educante (secondo una concezione democratica che la assimilava ad una repubblica in miniatura) alla scuola-azienda, in cui il potere è posto in mano all’amministratore delegato. Che può coinvolgere consulenti esterni di suo gradimento (a costo zero!) o sponsor disponibili (che ne abbiano un loro eventuale tornaconto!). 

Il piano triennale «contiene anche la programmazione delle attività formative rivolte al personale docente e la quantificazione delle risorse per la realizzazione dell’offerta formativa». Ma su queste scelte gli organi collegiali, fortemente ridimensionati nel loro peso, saranno semplicemente «sentiti».

Il dirigente (come un amministratore delegato) dovrà decidere quali materie verranno insegnate, quante ore verranno dedicate a che cosa, quale docente farà che cosa, quali iniziative di aggiornamento o formazione dei docenti saranno realizzate, nonché l’ammontare delle risorse necessarie per il tutto.  Ma per programmare realisticamente ed assennatamente occorrerebbe conoscere il budget disponibile. La relazione anteposta al ddl precisa che l’attuazione della riforma non comporta oneri aggiuntivi. Dunque il dirigente, prudenzialmente, dovrà programmare un’infinità di belle cose per una buona scuola, mantenendosi entro i limiti di sempre? O dovrà largheggiare con le proposte di innovazioni, ipotizzando disponibilità più consistenti? Supponiamo che opti per questa seconda scelta e che programmi tante belle novità funzionali e tante belle iniziative di aggiornamento.  La sua ‘proposta’ dovrà superare non pochi ostacoli come viene illustrato nel contributo successivo: le possibilità di una celere approvazione appaiono davvero effimere.

Ma non è tutto. Nell’art. 3 si legge: «Il dirigente scolastico può individuare percorsi formativi e iniziative (…) utilizzando anche finanziamenti esterni, compresi quelli derivanti da  sponsorizzazioni». Lo sponsor fa il suo ingresso ufficiale nella scuola pubblica. Un dubbio sorge spontaneo: una volta i docenti decidevano la didattica. Adesso la decide il Preside. Insieme agli sponsor? Non saranno per caso gli sponsor gli stessi «attori economici, sociali e culturali del territorio» con il cui «eventuale coinvolgimento» il dirigente potrà stilare il piano triennale? Probabilmente, almeno in parte, sì. Ma lo sponsor, normalmente, ha di mira un qualche vantaggio.

Inoltre il nostro nuovo Superpreside deciderà la campagna acquisti come l’allenatore di una squadra di calcio. Infatti, potendo decidere i docenti cui affidare gli incarichi, potrà anche «proporre incarichi di docenza per la copertura dei posti assegnati all’istituzione scolastica cui è preposto […] ai docenti iscritti negli albi territoriali […] nonché al personale docente di ruolo già in servizio presso altra istituzione scolastica». Purché sia perdente posto per contrazione? No. Non è scritto da nessuna parte. Dunque potrà proprio offrire condizioni di ingaggio allettanti a docenti di altre scuole. Non osiamo pensare con quali stratagemmi li attirerà, visto che non avrà risorse economiche aggiuntive!
Sempre lui, il Superpreside, individuerà i tre docenti che fungeranno da collaboratori e deciderà le classi nelle quali diminuire il numero degli alunni, sempre senza costi aggiuntivi per lo Stato! Il che fa pensare che al dirigente Renzi pensa di attribuire anche il potere di compiere il miracolo della moltiplicazione delle classi senza costi aggiuntivi. O fa sospettare che all’improvviso verrà fuori una circolare che ribadirà che l’eventuale riduzione del numero degli alunni per classe dovrà essere realizzata senza determinare costi aggiuntivi, pena il pagamento del procurato danno erariale. E a quel punto sarà chiaro che si sarà trattato di uno scherzo o di un annuncio mediatico ad effetto, destinato ad essere poi sommessamente smentito da una circolare interna, da non divulgare…

Aggiungiamo questa altra chicca (art. 11): dal 2016 è istituito presso il MIUR un fondo nazionale di 200 milioni di euro annui «per la valorizzazione del merito del personale docente».  «Il dirigente scolastico, sentito il Consiglio di Istituto, assegna annualmente la somma al personale docente …». C’è bisogno di dire altro? E’ facilmente immaginabile il clima complessivo che da domani si respirerà nelle scuole italiane. Renzi vuole un dirigente scolastic a sua immagine e somiglianza.
Il governo si rende ovviamente conto che una simile immane fatica da parte dei DS non si possa avere gratis; ed ecco spuntare un incremento di 1247? milioni di euro per la retribuzione fissa, variabile e di risultato dei Presidi.

Quali risultati? Quelli attesi dalle aziende che sponsorizzeranno le scuole? No. Niente paura! Ci penserà il governo: il Ministero controllerà, ovviamente, anche l’operato dei dirigenti scolastici. Eccovi la parte del ddl che ne parla. Dal comma 8 dell’art. 7 sulla buona scuola: «Nelle more  della revisione del sistema di valutazione per i dirigenti scolastici, […] si tiene conto della disciplina di cui al decreto del Presidente della repubblica 28 marzo 2013 n. 80[…]». Peccato soltanto che l’art. 3 della legge 80/2013 (Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione), che prevede l’elaborazione «di indicatori per la valutazione dei dirigenti scolastici» sia rimasto lettera morta. Sinora nessuno ha mai predisposto tali indicatori. Ma ci penserà Renzi. Ci penserà… domani o domani l’altro. O nei prossimi mille giorni. Comunque, entro i prossimi mille anni. Compatibilmente con le misure imposte dall’austerity. Fidatevi.

 

 

 

 

 

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