Cipressi decapitati a Villa Reimann. Morreale: “E’ guerra al verde pubblico”

Anche l’anno scorso venne segato il Platanushybrida della villetta Aretusa, altro giardino storico,  esemplare monumentale di circa 3 secoli. Il presidente di Natura Sicula: “Un albero plurisecolare si può segarlo senza alcuna reazione. Alla faccia della storia”

Ha suscitato scalpore e indignazione la ‘decapitazione’ dei cipressi di Villa Reimann: “Il filare, un tempo impiantato per proteggere l’agrumeto dal vento, ormai aveva l’importante funzione di attenuare l’inquinamento dell’aria, le escursioni termiche, i rumori e le vibrazioni che provengono dalle strade ad alta densità di circolazione che circondano il giardino” commenta Fabio Morreale di Natura Sicula ricordando come, non oltre un anno fa, sia stato tagliato anche il Platanushybrida della villetta Aretusa, altro giardino storico. Un esemplare monumentale di circa 3 secoli il cui fusto, con i suoi 4 m di circonferenza, ne avrebbe consentito l’inclusione nell’albo degli alberi monumentali nazionali che il Ministero della Politiche Agricole, Alimentari e Forestali sta approntando. Il tutto nel silenzio generale.

“Se fosse caduta una sola tegola da una chiesa barocca, tutti avrebbero percepito l’importanza di tutelare il monumento. Di fronte a un albero plurisecolare invece ci si può permettere di segarlo senza suscitare alcuna reazione. Alla faccia della storia, della monumentalità, della sostenibilità. Una decisione brusca e veloce che non ha lasciato spazio al dibattito, alle valutazioni, alla ricerca di possibili alternative. Bisogna sfatare la stupida convinzione che la cultura sia solo nei beni archeologici, artistici, architettonici, archivistici e librari, ovvero in quei beni intesi come testimonianza della nostra civiltà. Negli elementi della natura, cioè nelle rocce, nei fossili e nel patrimonio genetico degli esseri viventi, sono custodite testimonianze di milioni di anni, non di migliaia. Dallo studio dei viventi possiamo ripercorrere la storia dell’evoluzione biologica, uomo compreso, e la storia dei popolamenti dei continenti o delle regioni. Questi dati hanno un alto valore culturale a tal punto che gli elementi della natura da cui vengono ricavati devono essere protetti e conservati per sottrarli all’arbitrio dei privati.

Nel legno di un albero sono registrati eventi ambientali come gelate, siccità, frane, fulmini, incendi. Gli alberi insomma sono ‘testimoni del tempo’, sono fonti storiche a tutti gli effetti. Fin qui siamo tutti d’accordo, cioè finché dobbiamo confermarlo a parole. Ma quando si passa dalle parole ai fatti le cose cambiano. Radicalmente. L’uomo, infatti, reagisce vibratamente quando viene danneggiato un monumento in pietra, tiepidamente o con indifferenza quando qualcuno abbatte un albero centenario. Quando alla fine degli anni 90 del secolo scorso crollò la cattedrale di Noto ne hanno parlato le cronache di tutto il mondo. Quando il Comune ha fatto segare il Platano plurisecolare della Villetta Aretusa nessuno ha reagito. Due pesi, due misure”.

Allora come oggi la stessa generica giustificazione: problemi di sicurezza per i passanti, ma non sono pochi quelli che ritengono si tratti di un fatto da denunciare alla magistratura per danno al patrimonio ambientale e paesaggistico. Il Comune, con la Legge nazionale n°10 del 2013, ha infatti precisi obblighi di tutela nei confronti degli alberi monumentali, oltre a dover chiedere la preventiva  autorizzazione alla Soprintendenza, passaggio che non sappiamo se sia effettivamente avvenuto. Qualcuno, esperto, in Soprintendenza si è assunto questa responsabilità? C’è una perizia tecnica? Quale tecnico pubblico abilitato ha firmato una perizia sulla stabilità degli alberi? Aveva titoli scientifici da documentare per aver frequentato corsi di specializzazione sull’argomento specifico? O può bastare la relazione della ditta privata che gestisce il verde? Di questo scempio non è stato informato il comitato dei Garanti di Villa Reimann  di cui fa parte il Sindaco e il dottor Nino Attardo nominato da Giancarlo Garozzo nella sua qualità di esperto botanico e dunque si è proceduto probabilmente sorvolando sulle procedure, con autorizzazioni frettolose da parte delle autorità competenti. Neanche a Firenze, in cui un mese fa un uragano ha devastato ben trecento alberi, si è intervenuti sul resto del patrimonio arboreo  in questo modo! Eccesso di zelo o ignoranza?

“Sembra proprio che questa città abbia dichiarato guerra al verde pubblico, e in particolare a quello storico e monumentale – incalza Morreale -. Non è un problema legato all’attuale amministrazione, ma anche a quelle passate, a quelle che per oltre un decennio hanno lasciato regredire il patrimonio botanico senza interruzione. Amministrazioni che si infastidivano per le critiche che gli piovevano addosso lasciandole cadere puntualmente nel vuoto. E oggi stupisce leggere delle reazioni di chi ha contribuito, per esempio, alla sistematica spoliazione degli arredi di Villa Reimann, su cui sta indagando la magistratura, di chi l’ha condannata all’abbandono senza stanziare fondi per la sua manutenzione. Meglio stessero in silenzio!

È in gioco un problema culturale, di coscienza ecologica, di livello di civiltà, un livello che nel capoluogo non è particolarmente sviluppato. Tanto negli amministratori quanto nei cittadini, abituati a vivere in palazzi scatoloni privi di verde in cui è facile convincersi che l’armonia estetica si possa raggiungere semplicemente mettendo le tendine alle finestre.

Oggi, per il giardino di Villa Reimann, l’unico modo per limitare il danno è applicare delle azioni compensative, come abbiamo già proposto al neo assessore al verde Teresa Gasbarro, cui, fresca di nomina, non possono essere attribuite responsabilità e che è abituata a collaborare con le associazioni del territorio nel censimento e segnalazioni al ministero degli alberi monumentali del capoluogo. La Gasbarro, oltre alla messa a dimora di un nuovo filare di cipressi, si è già impegnata ad arricchire il patrimonio botanico della villa sostituendo le fallanze che negli anni hanno lasciato dei disarmonici spazi vacanti. Non possiamo che augurarci che sia un nuovo inizio”.

 

 

 

 

 

 

 

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