875 piani triennali dalle scuole all’USR, al Ministero e ritorno in cinque mesi

Elaborati dai dirigenti a ottobre, l’Ufficio Scolastico Regionale li riceverebbe a novembre valutandoli (con quale organico?), passandoli poi a Roma che li rispedisce agli istituti perché, entro febbraio, siano rielaborati. Tempi difficilmente rispettabili

Proviamo a seguire l’iter di approvazione del piano triennale predisposto dal dirigente manager.

Una volta pronto, tutto il malloppo di carte verrà inviato all’Ufficio Scolastico Regionale, cui spetta l’onere di valutare e approvare i piani di tutte le scuole. Gli Uffici Scolastici Regionali valuteranno  «la proposta di piano presentata dai dirigenti scolastici in termini di compatibilità economico-finanziaria e di coerenza con gli obiettivi di cui al comma 3, sulla base delle risorse disponibili a legislazione vigente». Bene: che significa? Che fine faranno i piani che risulteranno piuttosto ambiziosi in termini di programmazione di «iniziative di potenziamento dell’offerta formativa e delle attività progettuali» elencate nel comma 3? Saranno bocciati? Saranno ridimensionati dall’Ufficio Scolastico Regionale?  Se tutte le previsioni di spesa dei vari piani risulteranno, in varia misura, generosi o ambiziosi o sovradimensionati (rispetto ad una disponibilità non indicata), cosa farà l’Ufficio Scolastico regionale? Applicherà una riduzione percentualmente uguale a tutti i finanziamenti richiesti dai vari piani? In tal modo verrebbero premiati quelli più “larghi” nelle previsioni di spesa. O selezionerà le spese programmate con atteggiamento critico, entrando nel merito della valutazione delle priorità? Questo non è chiaro, ma potrebbe avvenire così.

Subito dopo, il Piano viene inoltrato al Ministero «che verifica il rispetto degli obiettivi di cui al comma 3 e conferma le risorse destinabili».  «Le istituzioni scolastiche, entro il mese di febbraio, aggiornano conseguentemente il piano, che diviene efficace» a partire dal successivo anno scolastico. Non da marzo dell’anno in corso. Questo si evince dal comma 4 dell’art. 2.  E quindi i tempi indicati per gli adempimenti previsti sono da considerare non perentori. All’italiana! Infatti sembrano difficilmente rispettabili. L’Ufficio Scolastico Regionale  riceverebbe, in novembre, 875 Piani triennali predisposti dai dirigenti “entro il mese di ottobre”. Con quale organico l’USR possa riuscire a smaltire tutti questi piani triennali (leggendoli, valutandoli, ridimensionando il finanziamento previsto dai dirigenti) è al momento un mistero.

Fatto sta che i piani saranno comunicati dall’USR al Ministero (non si sa entro quale data), ma è già stabilito dal ddl che il Ministero «conferma le risorse destinabili e il numero di posti dell’organico dell’autonomia effettivamente attivabili, nei limiti delle risorse disponibili» (non sfugga l’ironia implicita nella formulazione!) in tempo per consentire che le scuole «entro il mese di febbraio aggiornino conseguentemente il piano, che diviene efficace».  Renzi ha dimostrato di avere una concezione elastica del tempo: ciò che promise di fare in cento giorni fu poi diluito in mille, un tempo notevolmente più lungo.

Forse anche i tempi previsti dal ddl saranno oggetto del miracolo renziano della moltiplicazione dei giorni. Altrimenti il caos sarebbe già programmato. Ma per fortuna il piano, come si è detto, è elaborato, visionato e ridimensionato dall’USR,  supervisionato ed approvato dal MIUR… nell’anno scolastico «precedente al triennio di riferimento». Il miracolo renziano (della moltiplicazione dei tempi a disposizione) è già stato annunciato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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