Ogni anno 50 milioni di litri di urine e feci tossiche finiscono nel Porto Grande

Sono circa trentamila le persone trattate a Siracusa con farmaci di ogni tipo, che sono e diventano veleni che non si eluiscono. Un vero fiume di sostanze immonde invade da decenni il mare ed eutrofizza oltre ogni limite tollerabile le acque dell’incantevole bacino  acqueo di Siracusa

La nostra provincia è uno dei pochi posti al mondo dove diverse tonnellate di mercurio possono continuare a restare in fondo al mare a pochi metri dalla battigia. Che cosa farà questo metallo pericolosissimo? Entra o non entra nella catena alimentare degli organismi marini? Possiamo mangiare i pesci del nostro mare? Che cosa è accaduto a chi lo sversò con serena perseveranza e tranquilla impunità per decenni?

Queste le angosce di chi intravede i pericoli che stanno dietro la rassegnazione e l’acquiescenza a fenomeni che nessuno potrebbe definire naturali. Esistono disposizioni che monitorizzino questo disastro ambientale? Sono stati presi provvedimenti per proteggere i cittadini e le future generazioni? Qualcuno misura dove sta infiltrandosi il mercurio?

Mentre ci si arrovella su questo disastro, certo sottovalutato da troppe persone, una brutta sensazione mi attanaglia da tanti anni.  Può il puzzolente depurato della fogna tranquillamente defluire, come fa da decenni, dentro il Porto Grande, tramite il canale Grimaldi? Certo, il progetto non prevedeva che finisse sotto il naso dei siracusani. Doveva servire agli usi industriali del petrolchimico. Peccato che qualcuno abbia sbagliato qualcosa e l’industria non abbia mai voluto utilizzare questa porcheria nei suoi impianti. Se l’industria rifiuta di inquinarsi con le nostre deiezioni è quindi giusto che queste tornino ai siracusani che le hanno emesse ma “depurate”, però.

Nelle virgolette sta lo spirito di quest’articolo. Dentro la riserva del fiume Ciane, sulla sabbia della vecchia Playa, un odore inequivocabile ti strozza la gola mentre uno dei più bei porti naturali del mondo si avvelena e mischia le sue acque con il cosiddetto depurato. Un vero fiume di sostanze immonde invade il mare ed eutrofizza oltre ogni limite tollerabile le acque del porto. In linea d’aria questo avviene a meno di un chilometro da quelli che dovrebbero essere la risorsa futura di questa città: i porti turistici!

Come si possa pensare a un turismo nautico presso uno sbocco di fogna, è cosa da studiare in sede psichiatrica. Da una parte il problema mi assilla come cittadino, mi disonora, mi deprime anche come appassionato di natura, di storia, di mare, dall’altra m’induce a riflessioni scientifiche e mediche che non trovano risposta.

Abbiamo parlato di una città di anziani qualche settimana fa. Riflettendo meglio, buona parte di questi anziani sono frequentatori fissi dei nostri studi di medicina generale, circa un terzo di queste persone assume continuamente qualche farmaco. I farmaci vengono poi regolarmente eliminati dall’organismo e finiscono nelle feci e nelle urine delle persone. Ammesso che i liquami, che ho personalmente osservato e odorato, siano ben depurati, siamo certi che siano privi delle migliaia di sostanze tossiche che noi medici usiamo per curare le persone?  Non sorprenda l’attributo tossico assegnato ai farmaci. Tutti i farmaci sono e diventano veleni: è solo questione di dosi. Proprio nell’arte di studiare i veleni e stabilirne le dosi si sostanziano i miracoli della medicina.

Dato per credibile un numero di circa trentamila persone trattate a Siracusa con farmaci di ogni tipo, potremmo ipotizzare che circa cinquanta milioni di litri di feci e urine ogni giorno, provenienti da queste persone e contenenti queste sostanze, entrano nel Porto Grande con l’etichetta “depurato”. Mi chiedo se mai un depuratore possa eluire le sostanze chimiche che produciamo o ingeriamo come farmaci. Peggio ancora mi turba il pensiero che finiscano dentro questo incantevole bacino naturale le deiezioni corporali degli ammalati di tumori maligni trattati con chemioterapia o sostanze radioattive. In questo caso è certissimo che si tratti di veleni di altissima potenza e persistenza nell’ambiente.

A questo punto non posso che augurare che queste mie ansie siano infondate, che non sia vero quello che temo. Il depurato riesce a lasciare altrove (fanghi tossici?) i farmaci e le sostanze velenose? Ho la brutta impressione che la natura ci restituisca sempre i veleni che noi confezioniamo: è solo questione di tempo! Certo non so che cosa ne pensino i pesci, le bellissime posidonie che caratterizzavano (spero qualcosa sia rimasta) quelle acque sabbiose e basse, le numerose specie di molluschi, una volta abbondantissime in quei luoghi. Infine cosa ne penseranno le cozze? Vivono a milioni in quel bacino, nutrendosi di tutto quello che è sospeso nell’acqua di mare, non voglio nemmeno pensare se riescano o no a tesaurizzare dentro di loro queste strane sostanze che abbiamo inventato per curarci e restituircele con gli interessi quando ce ne cibiamo. In teoria quello che temo è scientificamente possibile, anzi, probabile.

 Vedo, però, che si continuano a coltivare i mitili, che non ci sono ordinanze di vietare il consumo dei pesci e molluschi, che non si fanno screening sulla popolazione per misurare il fenomeno dell’avvelenamento da mercurio.

Non mi sogno per niente di dire che abbiamo più o meno cancri rispetto ad altre provincie siciliane o italiane. Dare i veri numeri significherebbe saper misurare i fenomeni e non sta nelle mie possibilità saperlo e poterlo fare. Però c’è chi lo fa e, spero per noi, lo faccia bene. Mi piacerebbe che certi aspetti della salute pubblica vedano negli addetti e nei responsabili i veri custodi del bene comune, che il loro lavoro sia valorizzato, i loro allarmi ben valutati. Poi vedo che la fogna è là, le cozze lì, la puzza attanaglia, i porti turistici stagnano, i turisti latitano, i cantieri chiusi aumentano, i gettoni nelle commissioni comunali centuplicano e mi vengono tanti brutti pensieri.

Vorrei con questo scritto manifestare la mia debolezza umana e scientifica davanti a fenomeni preoccupanti e non suscitare nuove ansie e terrore nei siracusani. Non affermo queste cose per procurare allarmi quanto, piuttosto, per essere rassicurato su questi terribili dubbi. Il sindaco è il responsabile primario della salute della sua città. So che non potrà togliere da solo il mercurio dal mare e destinare, subito e altrove, il depurato ma ha il dovere di chiedere a chi ne ha le funzioni e i poteri se questi sono solo dubbi o c’è qualcosa di più.

E se, da una parte, mi preoccupo per queste disgraziate coincidenze che azzannano al collo uno dei posti più belli d’Italia, dall’altra mi figuro se già gli effetti del mercurio sulle persone non siano presenti da qualche tempo a nostra insaputa.

Il mercurio attacca il cervello e le funzioni nervose dell’uomo. Vuoi vedere che tutte le paturnie che affliggono i miei concittadini non abbiano una correlazione con una disfunzione cerebrale diffusa? A ben riflettere qualche dubbio s’insinua. A noi siracusani hanno rifilato di tutto! Abbiamo mantenuto intere classi politiche in posizione di vertice, ci hanno disprezzato, ingannato, hanno svenduto le nostre ricchezze, ci hanno tolto la speranza, il mare, il paesaggio, il lavoro. Hanno costruito e fatto costruire case dappertutto per lasciarle invendute, non vedono l’ora di poter ricreare un boom edilizio mentre già ora un bimbo che osi nascere qui si ritrova con quaranta vani disponibili, in gran parte degradati e invendibili. Piccoli figuri dall’improbabile raffazzonata cultura, spesso senza una vera professione, continuano a fingere un’operosità perversa che impingua chi amministra e scarnifica i cittadini. Questi ultimi, lamentandosi come stupide donnette, istericamente contorcendosi, si lasciano invece turlupinare sempre più. L’unica speranza per loro è ipotizzare che siano già ammalati per gli effetti del mercurio sul cervello.

L’alternativa, se non fosse così, sarebbe molto più disonorevole.

 

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