Marco Blandini e Roberto Ferrara (Rete Studenti Medi): “Gli istituti siracusani non sono a norma e molti hanno problemi di sicurezza”. “Vogliamo una scuola aperta, laica, democratica. Vogliamo una scuola con strutture a misura di studente, aperta ai progetti e alle pluralità del territorio”
Sempre più spesso gli adulti hanno difficoltà a decifrare il mondo giovanile e spesso cadono nel luogo comune che i nostri giovani siano poco impegnati e poco interessati alla politica e alla rappresentanza. In verità, ci sono giovani che hanno deciso di utilizzare il loro tempo dedicandosi a problemi che li riguardano, organizzandosi anche tramite i moderni mezzi di comunicazione e coinvolgendo, con tanto entusiasmo, altri giovani. Fanno parte di questo gruppo sicuramente Marco e Roberto.
Abbiamo incontrato Marco Blandini, coordinatore provinciale dal 22 dicembre 2014 della Rete Studenti Medi Siracusa, e Roberto Ferrara, delegato regionale della stessa rete, e abbiamo, innanzitutto, chiesto loro cos’è la Rete Studenti Medi. “La Rete è un sindacato studentesco con una organizzazione di tipo nazionale. Il ruolo del sindacato studentesco è di rappresentare tutti gli studenti. La nostra è una associazione politica ma apartitica, anche se da anni siamo un sindacato vicino alla sinistra. Per far parte della Rete Studenti Medi bisogna iscriversi al sindacato e si riceverà una tessera pagando 5 euro annue per l’iscrizione. Abbiamo una pagina facebook della Rete di Siracusa e ci riuniamo periodicamente in una sede messa a disposizione dalla famiglia di uno studente del Consiglio Direttivo, evitando in questo modo di pagare l’affitto”.
Cosa pensate della “Buona Scuola” di Renzi?
“Il 3 settembre è uscita la proposta di legge sulla Buona Scuola. Inizialmente essa sembrava bella ma, una volta che è stata analizzata in profondità, è stato possibile evidenziare tante lacune e tante mancanze. La scuola, oggi, è un luogo chiuso, la didattica è ferma e gli alti livelli di dispersione scolastica ci dimostrano che il sistema scuola non funziona. La riforma del governo Renzi non tratta assolutamente queste tematiche e, oltre ad essere spoglia di argomenti, tratta con poca attenzione temi importanti quale l’edilizia scolastica o il diritto allo studio”.
Quali sono i problemi della scuola e delle scuole siracusane?
“I problemi sono tanti. Le scuole siracusane, per esempio, non sono a norma e sono tanti i problemi legati alla sicurezza. Per esempio, ultimamente al Quintiliano si è avuto il problema della rottura di una finestra che ha colpito uno studente. Questo perché le finestre non sono a norma non solo al Quintiliano ma in tutte le scuole”.
Avete fatto uno sciopero il 20 febbraio.
“Sì, ed ha avuto una notevole partecipazione. Uno dei problemi che ci ha portato in piazza il 20 febbraio è stato la mancanza di carburante per le caldaie dei riscaldamenti delle scuole che ha lasciato al freddo tante scuole della provincia. Su questa vicenda c’è stato un gioco di luci e ombre e non è stato chiaro di chi fosse la responsabilità in quanto c’è stato il solito scaricabarile. Dopo la manifestazione del 20 febbraio abbiamo ottenuto la possibilità di fare un incontro tecnico con il prefetto per discutere assieme a lui tutti i problemi che affliggono la scuola e per trovare soluzioni condivise. L’incontro non è stato ancora fatto e stiamo aspettando l’invito prefettizio.
Noi come Rete degli Studenti Medi chiediamo che questi argomenti vengano affrontati con consapevolezza e responsabilità dalle istituzioni, che sono troppe volte assenti”.
Che tipo di scuola volete?
“Da anni il nostro sindacato chiede che nelle scuole si abbia una evoluzione ma purtroppo siamo ancora fermi a 50 anni fa. Non è possibile fare ancora solo lezioni frontali e chiediamo che la didattica diventi di tipo circolare e gli studenti siano parte attiva. Chiediamo che i docenti siano preparati ed abbiano non solo una cultura di tipo nozionistico ma siano adeguatamente formati sulle strategie e sui metodi necessari e migliori per l’apprendimento dei giovani. Vogliamo una scuola aperta, laica, democratica. Una scuola che sperimenti metodi di lezione alternativi e che incentivi la partecipazione degli studenti. Vogliamo una scuola con strutture a misura di studente, aperta ai progetti e alle pluralità del territorio. Quindi vogliamo una scuola con didattica alternativa e programmi rinnovati”.
Cosa pensate dei progetti PON?
“I progetti PON sono stati e sono un aiuto importante per incrementare le competenze degli studenti siciliani e metterli in linea con gli studenti europei. Per noi non sono uno sperpero ma una risorsa”.

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