Dopo l’indecente comportamento autoassolutorio tenuto da consiglieri comunali del PD, di fede (sic!) renziana, davanti alle TV e all’opinione pubblica, s’impone una forte iniziativa pubblica di grande apertura che scaturisca dalle dimissioni di tutta la segreteria del partito
Occorre andare almeno otto/dieci anni indietro per cogliere come la sinistra, e il PD in particolare, non siano riusciti a cogliere e intercettare i malumori e le legittime proteste che di lì a poco – il libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sui privilegi de “La casta” è del 2007, segnando l’incipit di una delegittimazione dell’intero ceto politico nazionale, mentre andava irrompendo la crisi economica che, dalle bolle immobiliari USA, andrà rovesciandosi anche in Italia – vedranno emergere ed affermarsi, in una logica “antisistema”, Beppe Grillo e il M5S.
Ecco perché il nodo era ed è tutto politico, nel senso che, non cogliendo – il gruppo dirigente nazionale del PD – che occorreva subito mettere in agenda politica il tema della radicale e drastica lotta ai privilegi e all’uso distorto e spregiudicato dei finanziamenti ai partiti e gruppi consiliari regionali (dal Lazio alla Lombardia, dalla Liguria alla Calabria, alla Sicilia, ecc.), il “vuoto” di questa domanda – come accade nella logica della politica e come il minimo abbecedario dovrebbe suggerire a una seria classe dirigente – sarebbe stata colmata da qualche altro soggetto politico. Da dove deriva, se non da lì, il 25% del M5S?
Ecco perché, a cascata, “mancando” – nel senso di “delinquere” – questo snodo tutto politico, anche la vicenda che per comodità possiamo semplificare giornalisticamente nella “gettonopoli siracusana”, siamo costretti a fare i conti con una penosa vicenda politica che ha turbato e continua a turbare l’opinione pubblica, ma che ha come antecedenti alcuni fatti: innanzitutto, la legge regionale 30 del 2000, di cui fu promotore l’on. Egidio Ortisi – che solo recentemente ha fatto un’inutile (oramai!) autocritica. Legge che, traducendo una norma nazionale, estendeva, accrescendoli a dismisura – tanto per cambiare! –, ai consiglieri dei Comuni della Sicilia un cumulo di privilegi, offrendo anche interstizi e opportunità al limite o, forse, oltre la legalità (assunzioni di consiglieri da parte di ditte/società compiacenti, dopo la loro avvenuta elezione in Consiglio, scaricando così oneri e stipendi sulle casse comunali).
L’altra situazione, anch’essa scandalosa, risiede nel fatto che – per restare alle decisioni del Consiglio comunale di Siracusa – nella scorsa legislatura comunale, pur di fronte alle inchieste giudiziarie che la magistratura aveva aperto contro alcuni consiglieri, potenzialmente protagonisti di comportamenti al limite della legalità (abusando della legge 30), la maggioranza del Consiglio bocciava un ordine del giorno finalizzato a promuovere in sede regionale una drastica modifica della legge. Tranquillamente, questa piccola “casta” di paese decideva così di tutelare se stessa e le sue future condizioni di privilegio per la successiva legislatura.
Anche l‘attuale Sindaco Garozzo – probabilmente ignaro di diventare Sindaco di Siracusa – votava a quel tempo contro quell’ordine del giorno, dimostrando anch’egli la sua scarsa sensibilità politica di fronte al problema, mentre oggi, di fronte all’attuale “gettonopoli siracusana”, ha provato a gettare acqua sul fuoco, sminuendo la portata politica di un modo di agire del civico consesso – pur se le responsabilità ricadono principalmente sul Presidente dello stesso, Leone Sullo, e sui capigruppo dei partiti, a parte qualche eccezione –, i cui comportamenti appaiono totalmente indifendibili, offrendo la stura a reazioni scomposte, e in ogni caso delegittimando l’intero sistema politico-istituzionale della città.
E’ evidente che sia il fuoco demagogico aperto prima da Giletti e poi da Paragone – “L’Arena” e “La Gabbia” –, sia alcuni comportamenti poco edificanti compiuti dopo l’amplificazione della vicenda, al passaggio dei consiglieri comunali al loro lavoro alla sede del Comune, giorni fa, sono soltanto la reazione umorale di fronte a comportamenti che sono apparsi assolutamente indifendibili. Pertanto, solo l’assunzione di una seria, profonda responsabilità di fronte a questa vicenda; l‘uscita da uno strano e timido “silenzio”, tenuto da alcuni dei parlamentari e autorevoli dirigenti del PD siracusano; la messa in campo di atti concreti di forte discontinuità e grande impatto comunicativo, in grado di incidere politicamente nell’immaginario sociale – del popolo di sinistra, dei militanti ed elettori del PD, dell’opinione pubblica in generale – possono aprire una controffensiva culturale e politica, con cui il PD potrà giocare un ruolo davvero significativo perché sinceramente autocritico.
Da questo punto di vista, ho trovato unilaterale la sortita di Tony Gulino (dirigente reg. PD) che, provando a usare la vicenda della “gettonopoli” nella polemica, che si trascina da due anni, tra le due principali aree del PD (i cosiddetti “renziani”, con Garozzo in testa, contro la minoranza: Castelluccio, Zappulla, Marziano), chiede le dimissioni dell’attuale segretaria del PD (e consigliera comunale), Carmen Castelluccio, sorvolando tuttavia sulle analoghe responsabilità (tralascio l’esigenza di un tempestivo richiamo pubblico che, per l’autorevolezza del ruolo, avrebbe dovuto fare anche Garozzo) anch’esse gravi, sia di Francesco Pappalardo, capogruppo consiliare del PD – stante che anche quest’ultimo avrebbe dovuto e potuto svolgere un ruolo di controllo e di denuncia per impedire e neutralizzare la “gettonopoli siracusana” –, sia l’indecente comportamento autoassolutorio tenuto da alcuni consiglieri comunali del PD, di fede (sic!) renziana, davanti alle TV e all’opinione pubblica.
Che fare? Io credo che l’assunzione di una forte, corale iniziativa pubblica di grande apertura dovrebbe scaturire proprio dal partito, dalla Castelluccio e da tutta la segreteria provinciale: offrendo le proprie dimissioni e proponendo un “gruppo di coordinamento” di visibile discontinuità e riconoscimento diffuso, che abbia il compito di portare il PD a un prossimo congresso. Dal momento che la cosiddetta “area renziana” ha sinora mostrato di voler restare fuori dagli organismi del partito, privilegiando “accamparsi” nella difesa/consolidamento del ruolo istituzionale, assicurato dal sindaco Garozzo – sorvoliamo sulla “produttività” amministrativa e capacità strategica dell’attuale Giunta –, spetta all’attuale maggioranza del PD saper inaugurare una sfida politica alta, che guardi alle oggettive esigenze di uscire dalle secche tutte interne di aree e gruppi, oramai asfittici e contratti nella sterile difesa di rendite politiche senza respiro.
Solo in questo quadro, sarà possibile provare a riallacciare relazioni con i “Renziani” di Garozzo, senza smarrire l’esigenza di spostare il tiro della “competizione positiva” tra le diverse anime del PD sulle questioni di merito che riguardano la città, il governo del territorio e la ricostituzione di un positivo clima politico-sociale. Auspicando, naturalmente, che alle dimissioni di Castelluccio seguano anche quelle di Francesco Pappalardo, da capogruppo consiliare. Accadrà tutto ciò? Vedremo se il gruppo dirigente PD sarà all’altezza della sfida.

Commenti recenti