Franco Sciuto (difensore dei diritti dei bambini): “La lentezza è causata dall’assenza di un’èquipe che operi a tempo pieno”. Nell’ultimo anno gli affidi sul nostro territorio sono stati 18, invece le adozioni tra nazionali ed internazionali sono circa una trentina
Prima tra i comuni siciliani, Siracusa si è mossa già nel 2011 nell’individuazione del difensore dei diritti dei bambini rappresentato nella nostra realtà dal dottor Franco Sciuto, medico specialista in Neuropsichiatria infantile e Psichiatria, che presta tale servizio per il Comune a titolo gratuito. Nel 2011 il Consiglio comunale approvò il regolamento per porre, secondo le stesse parole usate dal dott. Sciuto, “la città di Siracusa nelle condizioni di avere una risorsa in più nella difesa dei diritti dei bambini, nell’ottica della piena attuazione della Convenzione dell’ONU del 1989”.
Dalla convenzione Onu ad oggi di anni ne sono passati e, sebbene il concetto cardine sia quello di riconoscere la soggettività del bambino, non più come utente di sola assistenza ma come cittadino al quale vanno riconosciuti i diritti fondamentali e bisogni specifici a cui dare risposte, siamo ben lungi dall’aver raggiunto l’obiettivo. “Certamente – ci spiega il dott. Sciuto – l’elezione ha rappresentato una novità per la città, che però non riesce bene ad inquadrare le funzioni del garante per l’infanzia seppur esse risultino ben delineate dal regolamento approvato dal consiglio comunale. A questo aggiungiamo che le difficoltà con le quali bisogna misurarsi sono tantissime perché non viviamo in una città a misura di bambino. Siracusa dal punto di vista sociale, educativo, ambientale e sanitario applica ancora una politica assistenziale che non mira a rendere i minori protagonisti attivi.
“Di certo la cultura dell’infanzia ha bisogno di tempi lunghi per farsi strada ma soprattutto è necessario che l’adulto si renda conto che non si può costruire il sociale senza che vi sia l’intervento diretto dei bambini. Qualche spiraglio pare aprirsi: nell’ultimo periodo si comincia a parlare di città educativa e comunità che educa ma il meccanismo può funzionare solo se tutte le istituzioni realmente collaborano ed interagiscono tra loro, cosa che purtroppo non sempre accade. L’idea dell’assessore Troia di creare una cabina di regia dove tutte le istituzioni siano presenti (difensore dei minori, rappresentanti della scuola, della sanità e del terzo settore di modo) mi pare un buon tentativo per spingere al dialogo ed alla collaborazione enti che spesso non concertano tra loro”. E magari, aggiungiamo noi, cominciare a comprendere che i tagli economici effettuati proprio sul tema delle politiche sociali non rendono certo una città degna di tal nome.
Le tematiche da affrontare con il dottor Sciuto sarebbero davvero tante ma il nostro incontro questa volta verte su un tema sensibile e delicato come quello di affido ed adozione che vede attori protagonisti il tribunale dei minori di Catania, l’assessorato alle politiche sociali, il Distretto Sanitario, le famiglie, il minore e le comunità alloggio/case famiglia.“Il tribunale dei minori di Catania – ci spiega Sciuto – si mostra attento alle esigenze dei minori: ciò che realmente manca è una scientificità nella procedura che risente invece della soggettività dell’operatore, sia che questi si occupi della famiglia a livello territoriale sia del giudice del tribunale dei minori. Sarebbe utile la definizione della legge che ancora è in corso, sebbene sul passaggio che consente alle coppie con affido di trasformare la procedura in adozione personalmente ho molte preoccupazioni. L’affido non può diventare la strada per l’adozione verso famiglie che non hanno avuto l’idoneità e il rischio è che si crei una scappatoia. Poiché ciò che deve sempre prevalere è l’interesse del bambino, ritengo che i due istituti debbano restare separati”.
Capiamo le sue preoccupazioni ma nemmeno possiamo lasciare per anni alle famiglie affidatarie bambini che verranno poi inseriti nella famiglia definitiva quando hanno già preso coscienza di quanto accade attorno a loro e neppure far tirare il collo alle coppie che presentano istanza di adozione sine die! “Certamente i tempi di valutazione vanno accelerati – ci spiega il difensore per l’infanzia – affinchè non si crei uno scompenso tra il vissuto del bambino e le capacità genitoriali. Ma la lentezza dei tempi è causata a Siracusa dalla mancanza di un’equipe che si occupi a tempo pieno dell’affido e dell’adozione. Sono istituti importanti e delicati che avrebbero bisogno di personale a tempo pieno, invece nella nostra città i team sono part time e a questo va aggiunta la carenza di investimenti economici: l’affido è un istituto difficile che ha bisogno di avviare un percorso di sensibilizzazione del territorio con famiglie formate e giusti abbinamenti rispondenti ai bisogni dei minori.
“Siracusa è una città generosa con diverse famiglie disponibili all’affido e con un’associazione molto attenta operante sul territorio, eppure abbiamo 80 bambini solo italiani in comunità che dipendono dal comune di Siracusa. Di certo l’investimento sull’affido dovrebbe essere attuato e ciò consentirebbe, peraltro, un risparmio economico non irrisorio all’amministrazione” perché un bambino in affido costa un terzo al Comune rispetto alle comunità.
“Nell’ultimo anno gli affidi sul nostro territorio sono stati 18, invece le adozioni tra nazionali ed internazionali sono circa una trentina (per la maggior parte internazionali). Eppure sul tema delicato dell’affido qualche anno fa si pensò a un protocollo con le associazioni di volontariato ma poi, chissà perché, non se ne fece nulla! “Bisogna riuscire a mettere assieme le associazioni che del tema si occupano – spiega il dottor Sciuto – e poi, oltre a un’equipe stabile, sarebbe necessaria una seria campagna di sensibilizzazione sul territorio. Solo una volta si è tentato questo percorso nelle scuole (per sensibilizzare i genitori tramite i figli) ma il tema dell’informazione viene, di fatto, assolutamente trascurato.
“Sull’affido ci vogliono percorsi di sostegno alla genitorialità: l’istituto nasce infatti per supportare la famiglia momentaneamente in difficoltà con l’obiettivo di far rientrare il minore. Questo sostegno alla genitorialità va fatto sin dai primi anni di vita; invece, purtroppo, a Siracusa si lavora sull’emergenza non sulla programmazione. Le famiglie vanno aiutate già nei primi anni di vita del minore perché ciò consentirebbe di avere una valutazione precoce delle capacità genitoriali e di capire se la famiglia è in grado di farcela o meno, evitando così che il bambino vada in affido o adozione dopo che ha già subito situazioni di disagio e traumi che diverranno poi difficili da recuperare. Ecco cosa vuol dire anche cambio culturale che purtroppo nella nostra realtà deve ancora avvenire”.
E così i minori finiscano nelle case famiglia o in comunità in attesa, chissà poi per quanto, o di tornare a casa o di andare in adozione. Case e comunità che di certo non sono suppletivi di una famiglia! E poi, scottati dal caso di Anna che qualche settimana fa fu pubblicato sul nostro giornale dal nostro Ciccio Magnano, chiediamo al dott. Sciuto un parere finale. “Come neuropsichiatra infantile ho la possibilità di seguire i bambini delle comunità e case famiglia ma come garante ho più volte lamentato che il controllo su queste comunità è troppo carente. Molte comunità operano bene e ne sono nate alcune che accolgono madri e bambini ma il controllo non dovrebbe essere solo burocratico ma di qualità”.
E sui consultori locali? Da lì parte infatti l’accertamento e la valutazione delle famiglie. “I consultori rispettano i tempi previsti – completa il difensore dei minori – sebbene anche qui lo psicologo sia part time e le istanze sono tante. Potremmo dipingere la nostra città con chiaroscuri: per adozione ed affido non siamo all’anno zero ma non siamo ancora all’interno di un investimento adeguato rispondente ai bisogni del bambino né all’interno di un progetto strutturato e condiviso”.
Insomma dall’incontro col difensore dei minori abbiamo capito che spesso a Siracusa la buona volontà degli operatori si sostituisce ad equipe stabili su affido ed adozione, che mancano ancora procedure condivise, che è assente il sostegno alla genitorialità e che il controllo sulle comunità per minori è burocratico. E pensare che dopo anni sono ripresi i corsi per le famiglie adottive e che la sala era piena… a dimostrazione che magari tanti bimbi stanno aspettando la loro mamma e il loro papà.

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