Elio Di Lorenzo: “Nessuno pensi di ricreare nell’azienda del servizio idrico le stesse condizioni sindacali di prima. Le cose sono cambiate”
Lavoratori contro sindacati: un segno dei tempi, della trasformazione che investe la nostra società e che ha modificato profondamente, e per lo più non in positivo, rapporti e relazioni politico-istituzionali.
Non da ora nell’elenco delle caste che costituiscono i cosiddetti poteri forti in Italia si è aggiunta quella del sindacato, organizzazione considerata interna, organica, al sistema, in cui, come negli altri ambiti, dominerebbero corruzione, clientelismi, opportunismi e via dicendo. Le organizzazioni sindacali più rappresentative vengono guardate con sospetto: forze colluse che si limitano a cercare di rendere meno dolorose condizioni di lavoro sempre più disumane e mortificanti, di far accettare sacrifici e privazioni evitando che si infiammi il clima sociale.
Il fenomeno della precarizzazione del lavoro ha poi dato il colpo di grazia: un mondo troppo fluido e differenziato per essere gestito ordinatamente, per potersi riconoscere in obiettivi certi e comuni. Ciascuno ha finito per difendere la propria specifica posizione, propria e di pochi altri. Una parcellizzazione che ha indebolito e intimidito i lavoratori, annientato valori come solidarietà e unità, dato linfa all’egoismo sociale. Ciascuno per sé e, se possibile, se tra i ‘fortunati’, con il proprio santo protettore, come si è visto anche qui a Siracusa con gruppi di lsu che grazie a un qualche deputato regionale hanno ottenuto vie privilegiate per la stabilizzazione, mentre gli altri restavano al palo.
E così, in contrapposizione alle burocrazie interne delle varie sigle sindacali, è andata anche formandosi una miriade di sindacati di base che tuttavia ha spesso riprodotto meccanismi interni uguali a quelli dei sindacati confederali ma che in questa contrapposizione trova anche la propria forza e il proprio senso.
Succede con i lavoratori ex Sogeas che alla fine di febbraio, con un loro comunicato, hanno intimato – i toni duri e ultimativi andavano in questa direzione – ai sindacati confederali Cgil Cisl Uil di stare alla larga dalle problematiche relative a ‘qualifiche, organizzazione del lavoro, livelli retributivi e quant’altro’ nei loro rapporti con la Siam, il nuovo gestore idrico di Siracusa e Solarino.
‘Come previsto dal contratto collettivo e dalle norme in vigore, l’unico soggetto abilitato a trattare è la rappresentanza aziendale, il comitato spontaneo dei lavoratori, eletto nello scorso mese di luglio, che rappresenta la quasi totalità dei dipendenti ex Sogeas (67 su 76)” ha scritto Elio Di Lorenzo.
Un contrasto che parte da lontano, da quando ‘anche in presenza di licenziamenti, non un solo giorno di sciopero è stato proposto dai sindacati’, e che oggi si manifesta in proposte sindacali che il comitato spontaneo ritiene lontane dai reali interessi dei lavoratori: ‘prospettive occupazionali e soluzioni contrattuali improponibili‘.
Come accade con modalità similari per i lavoratori dell’IGM, anche in questa vertenza l’obiettivo è l’inserimento nel nuovo organico con livelli e mansioni precedenti: in questo caso addirittura con l’identica riproposizione dello status dell’aprile 2009, al momento cioè del passaggio in Sai8.
La risposta al duro comunicato non è tardata ad arrivare: dopo solo qualche ora, una nota del segretario provinciale della Uil, Stefano Munafò, ha rivendicato il diritto a trattare non solo delle stesse organizzazioni sindacali maggiori ma anche delle amministrazioni comunali, quasi invitate a ‘prendere in mano la situazione’. Poi i toni sono stati trancianti: “Al sindacato interessano tutti i 153 lavoratori coinvolti, non esistono operai di serie A e di serie B. Se c’è un problema occupazionale, i sindacati devono essere presenti più di gruppi spontanei che nascono all’improvviso e vengono rappresentati da soggetti politici che chiaramente strumentalizzano le questioni”. Posizione che ritroviamo anche nell’intervista al segretario Filctem Cgil Mario Rizzuti.
E così, un paradosso, Munafò si è messo contro un iscritto (tra i chimici) del suo stesso sindacato. “Sarei io il soggetto politico che strumentalizza? – commenta caustico Elio Di Lorenzo -. Munafò sembra aver dimenticato l’abc della contrattazione che prevede i diversi livelli d’azione. Dovrebbe tornare tra i banchi di scuola. Quando si terranno le nuove elezioni per la rappresentanza sindacale all’interno dell’azienda, potrà presentare la sua lista e far sentire la sua voce. Noi ci siamo costituiti da tempo come comitato spontaneo proprio per essere pronti a riprendere il nostro servizio, lì dove abbiamo sempre esercitato le nostre mansioni. Abbiamo proposto al sindaco Garozzo questo percorso e lui lo ha condiviso nel pensare a una gestione che riguarda ormai due soli comuni per i quali non servono più di un’ottantina di dipendenti”.
Se si chiedono a Di Lorenzo le cause di tanta acrimonia nei confronti dei sindacati confederali, bisogna poi frenare, e soprattutto filtrare, un fiume in piena. Non si perdonano a Cgil Cisl e Uil le modalità di gestione nel passaggio Sogeas Sai8: “Siamo stati licenziati e poi immediatamente reinseriti”. E quindi? quale danno avete avuto? “Un danno modesto certo, perché siamo riusciti a mantenere i nostri ruoli, le professionalità acquisite, pur se con l’interruzione dell’anzianità di servizio e ripartendo da zero ciascuno al proprio livello retributivo. Ma avremmo dovuto subentrare direttamente. Anche questa volta non sarà così ma ora veniamo fuori da un fallimento di enormi dimensioni”.
I confederali sono ritenuti in parte responsabili della disastrosa gestione Sai8: “Il sovradimensionamento del personale è stato consentito, favorito”. L’azienda sarebbe fallita in ogni caso probabilmente, a prescindere dal numero degli assunti. “Sì, ma forse le cifre sarebbero state inferiori. Non 80 ma forse 60, 50 milioni”. Sono accusati di non essere stati dalla parte dei lavoratori quanto piuttosto dell’azienda: “Nel caso di due licenziamenti, i rappresentanti sindacali hanno testimoniato a favore di Sai8”.
“Perché ora vorrebbero inserirsi? Che significato ha parlare di serie A e serie B! Di chi parla Munafò?” Serie A gli ex Sogeas e serie B gli altri! “Certo, si capisce. E quindi? Cosa si voleva fare? Scegliere loro tra i 153 chi far entrare e chi no? Ricorrere ai soliti ammortizzatori sociali, ai prepensionamenti? Continuare a dettare legge? Nessuno può pensare che oggi si ricreino nell’azienda le stesse condizioni sindacali di allora. Le cose sono cambiate. Non volgiamo rivedere lo stesso film. Per riprendere il giusto dialogo tra le parti aspettiamo le scuse da parte dei sindacati. Scuse che non arriveranno mai perché loro non sbagliano mai e hanno cancellato dal loro vocabolario la parola umiltà”.

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