Menzione speciale del Consiglio d’Europa al dott. Antonino Attardo

Per l’intervento di valorizzazione del sito naturale nella Cava di Carosello. Il dirigente dell’azienda foreste demaniali:Ripristinati e messi in sicurezza oltre 12 km di viabilità storica”

E’ stata attribuita al progetto “Recupero degli antichi percorsi e valorizzazione del paesaggio delle cave del Val di Noto in Sicilia” del nostro Antonino Attardo, dirigente dell’Ufficio Servizio per il Territorio (l’azienda foreste demaniali di Siracusa), una menzione speciale nell’ambito della  IV Edizione del Premio del Paesaggio 2014 – 2015 del Consiglio d’Europa .

La commissione del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) ha selezionato, tra quelli ammessi, dieci progetti considerati di eccellenza, tra i quali, successivamente, è stata individuata la candidatura italiana al Premio (quello dall’Associazione LUA – Laboratorio Urbano Aperto – ‘Parco agricolo dei Paduli’) e undici progetti meritevoli di menzione per la qualità delle azioni svolte.

Già nel 2013 gli interventi sul paesaggio progettati da Nino Attardo si erano assicurati il primo “Premio Nazionale Città per il Verde”, consegnato nel mese di settembre a Padova nell’ambito del Flormart, perché “nel rispetto della naturalità dei luoghi, si è coniugata l’esigenza di tramandare alle nuove generazioni le testimonianze culturali identitarie dei luoghi sia materiali che immateriali”. Nel 2014 il progetto è poi stato selezionato per l’esposizione nella mostra  allestita nell’ambito dell’ottava Biennale Internazionale di Architettura del Paesaggio che si è tenuta a Barcellona in Spagna dal 25 al 27 settembre

Ora si è toccato un nuovo traguardo.

“L’intervento di valorizzazione del sito naturale nella Cava di Carosello ha consentito la riscoperta di un paesaggio archeologico che comprende decine di concerie medievali, realizzate in ambienti ipogei, oltre che mulini, palmenti, cisterne antiche ed opere idrauliche – ci dice il dottor Attardo, visibilmente soddisfatto -. Sono stati ripristinati e messi in sicurezza oltre 12 km di viabilità storica, antiche mulattiere e sentieri, ripristinati muri a secco e staccionate, anche in parte ricostruite, realizzate infrastrutture nelle aree attrezzate. Le tecniche utilizzate, senza l’uso di mezzi meccanici ma rigorosamente eseguite con interventi manuali, hanno riprodotto quelle, antiche, di ingegneria naturalistica legate all’uso della pietra calcarea, trovata sul posto, per la costruzione dei muri a secco secondo la modalità costruttiva tradizionale dell’area iblea.

“Sono stati eseguiti interventi silvocolturali su boschi di conifere e boschi misti atti ad esaltare il grado di naturalità, attraverso l’esecuzione manuale di diradamenti di alberi al fine di favorire il naturale latifogliamento dei boschi e della macchia, di lavori di asportazione della vegetazione infestante alloctona e pericolosa, e appunto di recupero di beni culturali e paesistici. Tutto con la preziosa collaborazione dei geometri Alfio Cantarella, Santi Messina, Mario Siracusa e del revisore forestale Giuseppe Cusumano, e l’impiego della manodopera della forestale.

“Oggi centinaia di escursionisti provenienti da tutt’Europa possono esplorare e esplorano questi luoghi, dal fragile equilibrio, percorrendo la rete sentieristica recuperata. Sono bastati questi semplici interventi con l’obiettivo di ripristinare e conservare la rete dei sentieri, e salvaguardare le  emergenze paesaggistiche, a sensibilizzare le popolazioni ad apprezzare i luoghi così come sono, affinché tutti cooperino a mantenerli funzionali e vitali”.             

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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