Acqua, sindaci incazzatissimi: “Pronti alla disobbedienza civile”

Leoluca Orlando: la Regione deve affrettarsi a legiferare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici La legge regionale va emanata senza ulteriori rinvii; non una legge qualsiasi, ma quella proposta dai cittadini e dai Consigli Comunali

Pallacorda a Palermo. La riunione, piena di tensione era stata convocata nella sala gialla di Palazzo dei Normanni, ma poi tutti hanno optato per la sala rossa, per stare attorno al lunghissimo tavolo, disposti in duplice cerchia. Settanta persone in tutto tra sindaci arrabbiatissimi e vari esponenti delle associazioni e dei comitati confluenti nel Forum per l’Acqua Pubblica e i Beni Comuni. Non c’era Crocetta e neanche il nuovo assessore Vania Contrafatto, rappresentata da una funzionaria (avv. Francesca Spedale). C’erano invece il Presidente della IV Commissione Giampiero Trizzino e la parlamentare siracusana Marika Cirone Di Marco, che però non hanno potuto presenziare per tutta la durata dell’incontro.

L’atmosfera era da vigilia rivoluzionaria, forse simile a quella che si sarà respirata in un famoso salone della pallacorda oltre due secoli or sono. I sindaci, soprattutto del palermitano e dell’agrigentino, erano incazzatissimi contro un potere burocratico debordante e intollerabile che, approfittando del ritardo legislativo della Regione e dimostrando troppa impazienza di dar seguito a certe renzianissime norme (con zelo tanto eccessivo da risultare persino sospetto), ha preteso di imporre per lettera la consegna degli impianti da parte dei Comuni agrigentini resistenti.

Fremente di indignazione la richiesta rivolta all’amministrazione Crocetta dal sindaco di Bivona Giovanni Panepinto (deputato regionale del PD) e dagli altri sindaci, unanimi: la pretesa formulata dal dirigente Domenico Armenio nella sua lettera va sconfessata e revocata senza esitazione. Altrettanto unanimemente condivisa l’altra perentoria richiesta formulata dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: la Regione deve affrettarsi a legiferare, finalmente, per la ripubblicizzazione dei servizi idrici, come richiesto dai cittadini e dai Consigli Comunali con la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare e come promesso da Crocetta nella campagna elettorale.

Troppi sono stati i ritardi accumulati e troppi i tiri alla fune per accostare la legge in itinere agli interessi di chi rema contro la ripubblicizzazione. Antonella Leto, coordinatrice regionale del Forum, ha ripercorso le peripezie di tale proposta di legge, accantonata in IV Commissione e soppiantata dai testi presentati in sequenza dagli assessori Marino e Calleri. Alla funzionaria presente in rappresentanza dell’assessore, che sosteneva una presunta somiglianza dei vari testi di legge succedutisi, è stato spiegato con chiarezza che quei testi non sono affatto da considerare simili: quello di Marino, che ipotizzava un sovrambito regionale, schiudeva la strada all’affidamento a un grosso gestore privato; l’altro successivo, di Calleri, ipotizzando tre macroambiti territoriali, minava anch’esso la fattibilità di una gestione pubblica, propiziando l’avvento di tre grossi gestori privati.

Non è stata presa in alcuna considerazione la timida proposta di un sindacalista, che ha ipotizzato cinque macroaree in luogo delle tre immaginate da Calleri: ogni ambito vasto mal si concilia con una gestione pubblica virtuosa. Il testo di iniziativa popolare invece (ben diverso da quelli stilati dai due assessori recentemente liquidati da Crocetta) ha riscosso e riscuote il consenso unanime dei sindaci presenti all’incontro ed anche degli assenti. Pertanto è stato evidenziato che, se il governatore Crocetta vuole mantenere fede alle sue promesse elettorali, non ha che da suggerire all’attuale assessore un ritorno al testo della proposta di iniziativa popolare e degli Enti locali. O ad un testo che ne recepisca tutti gli aspetti essenziali: ritorno a una gestione pubblica e diretta da parte di Comuni singoli o liberamente associati in aziende speciali consortili, al fine di consentire un reale ed efficace controllo della gestione stessa.

Se si vuole perseguire l’obiettivo di impedire un indebitamento delle municipalizzate, la soluzione è quella di stabilire nella legge regionale l’obbligo del pareggio di bilancio per ciascuna gestione pubblica del servizio idrico (condizione già valida per le aziende speciali), non certo quella di aggregare i servizi per macroaree, col retropensiero (sottaciuto) di doverle poi affidare a gestioni private, rivelatesi assolutamente opache, incontrollabili, esose e capaci di fallire lasciando enormi buchi debitori. Inoltre, dietro qualche sigla di S.P.A. (a cui alcuni vorrebbero conservare spazi operativi nella gestione delle acque del palermitano) ci sarebbero interessi collegati a qualche gruppo politico, come ha rivelato Leoluca Orlando, citando una telefonata da lui ricevuta da un interlocutore molto in vista, che egli ha mandato cordialmente a quel paese.

Dunque le privatizzazioni sono (o possono essere) il paravento dietro cui si cela un intreccio oscuro tra interessi privati di profitto e interessi di gruppi politici (di clientelismo, di lucro e di potere insieme). L’intento renziano di procedere ad accorpamenti di municipalizzate e, parallelamente, all’imposizione di una gestione “unica” per ciascun “governo d’ambito” (o macroarea), vuole realizzare solo la fusione di gestioni esistenti, dando la possibilità al gestore che fornisca l’acqua a più del 25% degli utenti del macroambito di fagocitare (senza gara!) le alte gestioni (anche quelle rimaste ai Comuni virtuosi). E, in tal modo, favorisce le grosse ditte (le multinazionali dell’acqua).

La legge regionale che, tutto dovrà fare fuorché assecondare questo disegno perverso, dovrà vedere la luce in tempi brevi. Troppo tempo si è lasciato già trascorrere. Dal gennaio 2013 e precisamente dal varo della leggina n. 2/2013, che ha salvato i Comuni dai commissariamenti e che annunciava una legge regionale da produrre entro sei mesi, di semestri ne sono passati addirittura quattro. Inutilmente. Ora la situazione impone una necessaria accelerazione. E richiede di esercitare coraggiosamente quella potestà legislativa esclusiva che lo Statuto riconosce alla nostra Regione in materia di acque.

È stato giustamente ricordato da Antonella Leto (e ribadito da tutti i presenti) che tale Statuto ha il rango di legge costituzionale e che, pertanto, la Sicilia non ha alcun obbligo di recepire la normativa nazionale né di subordinare la sua azione legislativa al renzianissimo decreto che, insensatamente, impone accorpamenti selvaggi e, subdolamente, propizia nuove privatizzazioni dei servizi. Di fatto è stato posto un ultimatum a Crocetta. L’iniziativa di Armenio va disinnescata; la legge regionale va emanata senza ulteriori rinvii; non una legge qualsiasi, ma quella proposta dai cittadini e dai Consigli Comunali. O una che ne recepisca integralmente gli obiettivi: gestione pubblica, oculata, trasparente.

Nei confronti di eventuali commissari che vogliano imporre soluzioni improprie sono state preannunciate resistenze gandhianamente pacifiche ma insuperabili e, da parte di qualche sindaco più battagliero, anche trattamenti meno urbani. Sindaci e i cittadini sono pronti alla disubbidienza civile qualora dovessero essere messi di fronte a situazioni inaccettabili. Si deve tener conto della volontà popolare chiaramente espressa coi referendum e con la proposta di legge di iniziativa popolare. Il percorso per l’affrancamento della democrazia dalla tirannia dei mercati e degli interessi privati comincia dalla battaglia per l’acqua. E proseguirà con la difesa dei beni comuni. Si scrive acqua ma si legge democrazia. Questo il messaggio che è emerso dalla riunione della sala rossa. Rossa non solo per il colore dominante. Ma incandescente di passione civica.

 

 

 

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