Il rapporto di lavoro col Miur è stato sempre continuativo. Bisogna trovare una soluzione definitiva. A Sitacusa 155 sui 450 in Sicilia. Anche 135 Lsu Asu, in servizio ad Avola e Palazzolo, resteranno occupati fino al 31 dicembre 2015. E dopo?
Chi sono i co.co.co.? Quei lavoratori precari “storici” che ormai da 10 anni operano nella P.A. sopperendo al vuoto che l’assenza di concorsi ha creato ma con contratti e regole diverse dal lavoratore dipendente. E poi ci sono i Lavoratori socialmente utili (Lsu-Asu) che ancora aspettano, aspettano invano da decenni che la Regione si attivi per loro.
“La gran parte dei lavoratori Lsu e Co.co.co – ci spiega Pippo Leone, responsabile provinciale Nidil Cgil – sono facce della stessa medaglia: cioè i risultati di un mostro giuridico approvato con la Finanziaria del 1987, ex art 23 L. 56. Come tutti ricorderanno, nelle aree di obiettivo 1, gli enti pubblici e privati inserirono una parte degli L.S.U. nei vari plessi scolastici con progetti di lavoro socialmente utile”. L’allora Provincia di Siracusa dislocò i lavoratori socialmente utili nelle scuole di sua pertinenza, come accadde prevalentemente nelle regioni meridionali (Lazio, Sicilia, Campania e Calabria).
“Questi lavoratori – continua Leone – all’interno delle segreterie scolastiche svolgono funzioni pienamente e sostanzialmente riconducibili a quelle svolte dagli Assistenti Tecnici amministrativi sia di ruolo che a tempo determinato. Successivamente, con la legge 124 del 3 maggio 1999, gli ex Lsu sono transitati allo Stato e nel 2001 si è definita una sorta di stabilizzazione: il personale impegnato nelle scuole e con compiti riconducibili a quelli ATA è stato utilizzato nelle rispettive scuole mediante contratti di co.co.co, stipulati direttamente con i Dirigenti scolastici”. Pertanto dal 2001 gli ex Lsu sono divenuti Co.co.co per decreto, con l’impegno che detto contratto sfociasse in una stabilizzazione dei lavoratori interessati. “Il dramma nasce – aggiunge il segretario Nidil – quando nel 2006 non viene mantenuto l’impegno di stabilizzare i lavoratori come previsto dal D.M. del 2001, che fissava il percorso di stabilizzazione definitivo entro 5 anni”.
I lavoratori non ci stanno: da anni ricoprono funzioni indispensabili per le scuole ed hanno acquisito competenze e professionalità riconosciute dalle stesse istituzioni scolastiche. Tra l’altro questi lavoratori vengono spesso utilizzati in mansioni diverse e superiori ed è per questo motivo che da Siracusa sono partite le vertenze legali dei lavoratori iscritti al Nidil. “Come Cgil – continua il segretario Nidil – riteniamo che le scuole, pur riconoscendone la professionalità acquisita, utilizzino in modo illegittimo queste figure e conseguenzialmente abbiamo avviato vertenze legali nei confronti del Miur e degli istituti scolastici. A Siracusa il Nidil, su 155 lavoratori suoi iscritti, ha avviato 97 vertenze per l’illegittimo utilizzo della tipologia di contratto atipico che nasconde in verità il lavoro subordinato. Per essere chiari, attraverso i documenti che possediamo, riteniamo che si evinca l’utilizzo del lavoratore parasubordinato come subordinato”.
Siracusa è una delle province che in percentuale ha il numero più alto di co.co.co utilizzati. “Solo a Siracusa vi sono 155 co.co.co a fronte di 450 della regione Sicilia e circa 1000 in tutta Italia. Si tratta di figure che negli anni hanno acquisito professionalità e competenze ma non riusciamo a trovare un chiaro e trasparente percorso per la loro stabilizzazione. Il ministero latita, l’ufficio regionale scolastico pure, quello di Siracusa, nonostante gli sforzi messi in campo, non ha titolarità giuridica”. Eppure qualcosa si muove. Come noto, la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata condannando l’Italia per l’illegittima reiterazione dei contratti a termine. Ora spetta alla Corte Costituzionale pronunciarsi e diversi tribunali italiani sono in attesa di questa pronuncia per esprimersi definitivamente sulle cause già pendenti. “Come Nidil Cgil – conclude Leone – sosteniamo il diritto alla stabilizzazione dei lavoratori precari, docenti e Ata, assunti con contratti di lavoro a tempo determinato, reiterati illegittimamente per più anni consecutivi e dunque riteniamo che quella sentenza ricada sui co.co.co della scuola perché il loro rapporto con il Miur è stato continuativo e non vi è quasi interruzione del lavoro”.
L’altra faccia della medaglia è quella degli Lsu-Asu con contratto triennale o quinquennale di diritto privato con gli enti comunali. La maggior parte di loro fu contrattualizzata dai comuni, ma nelle realtà di Avola e Palazzolo questi lavoratori rischiano di essere definitivamente eliminati dal mercato del lavoro dal 31 dicembre di quest’anno e cancellati dalle amministrazioni presso le quali attualmente operano. “125 Lsu Asu prestano servizio presso il comune di Avola e una decina a Palazzolo – dice Leone – e per questi lavoratori sarebbe corretto avviare le procedure di contrattualizzazione (di diritto privato) com’è accaduto in altri comuni negli anni trascorsi. Il punto è che i comuni sono in difficoltà economiche e non sono in grado di contrattualizzare gli Lsu-Asu e si rischia l’espulsione di questi lavoratori che negli anni hanno acquisito competenze e capacità e che si mostrano un prezioso aiuto ed una risorsa. Crocetta ha affermato di non voler fare macelleria sociale ma di fatto è da un anno che ha avviato tale procedimento”.
Inutile aggiungere che gli LSU sono tantissimi. Solo in Sicilia sono quasi 6mila. La maggior parte di questi lavorano nel territorio della provincia di Messina (1809) seguito da quella di Palermo (1052), Trapani (815), Agrigento (778), Ragusa (410), Enna (265), Catania (242), Siracusa (140) E Caltanissetta (100). Dal 2014 la regione ha abrogato le misure di sostegno in favore dei lavoratori Lsu-Asu e dunque il fondo è in esaurimento e scadrà proprio nel dicembre di quest’anno. Conclusione: la regione Sicilia è in fallimento e la preoccupazione del Nidil è che questi dipendenti comunali, che non hanno nessuna legittimazione comunale e non fruiscono di alcun benefit, restino pure a casa perché le amministrazioni locali non hanno i fondi per la gestione di tali figure professionali.
Nonostante la buona volontà dei sindaci di Avola (il cui piano di riequilibrio è stato bocciato dalla Corte dei Conti e il comune rischia il dissesto finanziario) e Palazzolo, il vero problema è che la regione Sicilia deve rispondere a semplici quanto indispensabili quesiti: come si devono comportare i comuni e quali misure e soluzioni devono adottare per avviare procedure di stabilizzazione dei lavoratori Lsu-Asu? Cosa accadrà il primo gennaio 2016? La regione Sicilia intende aiutare i comuni che vogliono continuare il rapporto lavorativo tramite contrattualizzazione con questi operatori o Crocetta ha già scelto di mandare anche questi a casa? Ai posteri l’ardua sentenza, a noi, purtroppo, resta solo il rischio di veder impacchettare da questo governo regionale la gente e di assistere alla loro spedizione a casa.

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