Lavoratori IGM. Cgil: “Senza concertazione saranno scontri futuri”

L’agitazione del personale per il mantenimento delle qualifiche funzionali. Problema difficile da risolvere.Non si possono mantenere privilegi acquisiti con una logica privata ma non più giustificabili

Stato di agitazione e minacce di sciopero: questo al momento il fronte dei lavoratori dell’IGM. A scaldare gli animi il nuovo bando di igiene urbana, la rivoluzione dell’amministrazione comunale di Siracusa quando, e se, tutto andrà a buon fine. Un bando che, come d’altra parte prescritto per legge, salvaguarda i posti di lavoro e i dipendenti dell’attuale gestore del servizio. Quindi quali sono le reali preoccupazioni dei lavoratori? Non la piena occupazione se i numeri parlano chiaro: 257 dipendenti quando era compresa anche la manutenzione del verde, 253 previsti ora.

Piuttosto, a ‘preoccupare’, il mantenimento di retribuzioni e mansioni, uno status quo che con certezza non potrà essere congelato perché cambia l’intero sistema incentrato sulla raccolta porta a porta e inevitabilmente ruoli e compiti dei dipendenti dovranno adeguarsi. Un passaggio necessario secondo l’amministrazione se l’obiettivo è una gestione moderna e razionale dei rifiuti, se tutta la città lo chiede, se l’Europa lo impone minacciando, legittimamente, pesantissime sanzioni. Condannare Siracusa alla marginalità sociale, a dover sempre occupare gli ultimi posti nelle graduatorie di vivibilità delle città non è un prezzo che si può pagare in nome di privilegi acquisiti ma non più giustificabili, motivati da una logica privata che il pubblico non necessariamente deve condividere o da cui deve sentirsi vincolato.. Non c’è settore imprenditoriale in cui gli stessi lavoratori non siano disponibili ai sacrifici e alle trasformazioni richieste da una ristrutturazione aziendale. Questa l’opinione di una parte.

E così il sindaco Giancarlo Garozzo, in consiglio comunale, ha parlato chiaro, e forte: “Sono qui per cambiare la qualità di vita di questa città. I posti di lavoro saranno mantenuti ma inevitabilmente, nel passaggio alla raccolta porta a porta, le mansioni di alcuni dovranno cambiare. Devono temere non quelli che hanno sempre lavorato ma quelli che non lo hanno fatto, che non vanno coperti. E sappiamo tutti che in questa azienda ci sono“. Toni accesi e critici quando ha stigmatizzato l’invito di Quercioli in Commissione: “Quanto meno inopportuno per motivi ovvi” ha detto certamente pensando che proprio l’IGM ha inviato alla stessa Amministrazione,  all’Urega e al Prefetto, una lettera in cui si lamenta la presenza di clausole errate nel bando o tali da pregiudicarlo. Osservazioni alle quali ha risposto l’assessore Pier Paolo Coppa, caustico: “Esistono altri organi deputati a verificare tali rimostranze” e in linea con il sindaco: “L’Amministrazione deve avere come fine primario l’interesse dell’intera città a un servizio efficiente e gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dalla legge. Non si può riproporre un modello di servizio fallimentare e con costi elevatissimi. Un bando diverso presuppone un’organizzazione diversa del personale: è inevitabile”.

In realtà il problema è proprio nelle qualifiche professionali. Nel bando si prevede una crescita delle unità di secondo e terzo livello rispetto alle attuali, la riduzione di quelle di quarto livello e la scomparsa delle figure di quinto, sesto e settimo livello. Una nuova distribuzione funzionale,  già indicata dal piano di intervento dell’ARO Siracusa approvato dalla Regione nel lontano aprile 2014. “Tale documento, al quale bando e disciplinare di gara devono fare obbligatoriamente riferimento,  è assolutamente immodificabile, perché approvato con decreto del dirigente regionale del dipartimento. L’ipotesi,  assurda, di sospendere o revocare il bando, comporterebbe la rielaborazione di un nuovo piano di intervento e di una nuova approvazione regionale. Impensabile!” si dice.

Agli antipodi la posizione di Franco Nardi che guida il fronte sindacale della Cgil che sgombra il campo subito dalla prima osservazione sull’inopportunità di mantenere situazioni di privilegio o di tutelare chi non fa il proprio dovere. “È demagogico e populista far passare questo messaggio. L’amministrazione comunale non può dichiarare in maniera generica  di essere a conoscenza di persone che non lavorano e che percepiscono egualmente uno stipendio perché tali dichiarazioni  danneggiano tutti coloro che svolgono regolarmente e puntualmente il proprio servizio. L’amministrazione, se è a conoscenza di attività lavorative anomale, ha l’obbligo di sporgere una regolare denuncia!” Plaude invece alla giunta che finalmente ha posto fine a un regime di proroghe del servizio di igiene urbana ormai davvero insostenibile e concorda sugli obiettivi che si vogliono raggiungere. La criticità è tutta, e solo, nella gestione del personale. “L’accordo quadro della Regione, non il sindacato, prevede che una volta approvato il piano di intervento, prima della predisposizione del bando di gara, si vada al tavolo di concertazione con le parti sociali per discutere il futuro dei lavoratori. E non si tratta solo di salvaguardare tutti i livelli occupazionali bensì di rispettare anche le professionalità e le mansioni. Così è stato fatto per esempio ad Avola. Nel nostro bando invece, a proposito dell’utilizzo del personale, si legge di un generico “tenendo conto dell’espletamento del servizio”. Cosa significa? Se ho, come ho, 40 dipendenti con funzioni di autista e ne sono previsti in numero inferiore, devo lasciare all’azienda che subentrerà la decisione di cosa farne o piuttosto devo predisporre prima un sistema di garanzie per evitare che esploda poi il disagio sociale, le rimostranze dei lavoratori. Qualifiche professionali di livello superiore incidono certo sul costo del lavoro ma non per questo occorrerebbe una base d’asta più elevata, piuttosto un confronto sulla diversa distribuzione delle voci di spesa.

C’è un rischio nella mancata concertazione che lascio dire ad altri se sia frutto di distrazione, di scelta, di cattiva volontà da parte dell’amministrazione: l’azienda subentrante – la stessa Igm per esempio, semmai con un cerone che copra le vergogne del passato – potrebbe sfruttare a proprio vantaggio il demansionamento dei lavoratori, potrebbe pensare a nuove assunzioni, si potrebbe aprire una nuova stagione clientelare. La verità è che l’amministrazione non sapeva neanche quale fosse il reale inquadramento del personale, prova ne è stato un primo elenco sbagliato, ma soprattutto il sindaco non ha voluto sedersi al tavolo con noi ad affrontare un dialogo sereno e aperto, e non è chiaro quali ne siano state le motivazioni. Noi non vogliamo rimettere in discussione tutto ma discutere oggi per evitare la conflittualità certa di domani”.

 

 

 

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