La prima giornata nazionale per la divulgazione scientifica, storica e culturale sui grandi disastri, storia mai raccontata su cui occorre far luce con riflessioni multidisciplinari
Solo la triste top ten dei disastri più significativi degli ultimi centocinquant’anni racchiude un numero spaventoso: 128.926 morti. La maggior parte legati a devastanti terremoti come quello di Casamicciola nel lontano 1883 (2.333 morti) o quello calabrese del 1908, un’autentica apocalisse costata 85.926 vite. In mezzo, fra gli altri sismi (come quello di Avezzano, 32.610 vittime) saltano fuori dimenticati disastri ferroviari e clamorose frane, come quella del Vajont. E questo limitandoci appunto a pescarne dieci, la cui lista completa è visibile in basso. Uno spaccato delle piaghe che hanno segnato la storia d’Italia dall’unità a oggi.
La prima giornata nazionale per la divulgazione scientifica, storica e culturale sui disastri di origine naturale, programmata dall’Accademia nazionale di San Luca di Roma, è servita proprio per riflettere su una storia con la esse maiuscola registrata in buona parte fuori dai manuali. Organizzata dal neonato Centro Eedis (Eventi estremi e disastri) e dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il convegno ha analizzato, dunque, la storia tricolore attraverso frane, alluvioni, terremoti, eruzioni e disastri di ogni genere.
Tre le fasi della giornata di studio: si è andati da Eventi, ambienti e individui alla fase più propriamente dedicata all’individuazione delle prospettive fino a un focus sulle criticità legate ai centri storici e ai beni culturali. Fondamentale la tavola rotonda intitolata “”Fermare I disastri in Italia””, alla quale sono intervenuti diversi specialisti della materia e fra gli altri Domenico Giardini, presidente dell’Ingv, e Mauro Dolce, del dipartimento della Protezione civile. A mettere in piedi l’iniziativa il Centro Eedis di Spoleto, inaugurato nel febbraio scorso: nato da una convergenza di intenti fra l’Ingv, la Regione Umbria e il comune spoletino sulla base di un progetto presentato da Emanuela Guidoboni, storica dei terremoti e dell’ambiente, ha come propria mission la promozione, documentazione e divulgazione scientifica, storica e culturale sui disastri di origine naturale. Punto di riferimento per i Disaster Manager Nazionali… certificati, dei quali il firmatario di questo articolo è l’unico rappresentante nel territorio siracusano.
È una storia mai raccontata su cui occorre fare luce diffondendo dati precisi e favorendo riflessioni multidisciplinari. Ne emerge un ambiente storico che ha subito grandi e violente trasformazioni, quasi sfuggite di mano al controllo della razionalità e del governare. Emerge poi la grande fatica, fra le tante (guerre, crisi economiche) del popolo italiano, da nord a sud, sottoposto a perdite di vite umane e di beni, e spesso anche di identità culturale. Dopo un disastro, niente è più come prima. Ma le risposte di vitalità sono possibili, bisogna enfatizzare le capacità positive, senza paure e fantasie catastrofiste, per pensare a un futuro diverso e possibile, più civile.
Da Palazzo Mauri, l’Eedis si occupa principalmente dell’Italia ma allarga i suoi orizzonti anche all’ambito mediterraneo. Lo scopo è di creare, assieme ad altre istituzioni e competenze, nazionali e internazionali, una ricca fonte di informazioni e riflessioni fra ambienti della ricerca e società, con particolare attenzione al coinvolgimento dei giovani. Per capire come saranno i prossimi 150, di anni: sarà il futuro che noi sceglieremo, oggi non mancano le conoscenze tecniche e scientifiche per applicare politiche di prevenzione, vorrei dire forti, ossia non palliativi o interventi provvisori, veri oggetti del desiderio da parte di speculatori.
Un esempio per tutti. Ci sarebbe da verificare la fruibilità e disponibilità di tutte le aree di ammassamento ed attesa previste nel Piano di Protezione Civile, che sarebbe da aggiornare immediatamente; bisognerebbe controllare i tempi eventuali di funzionamento della macchina pubblica che da anni non si esercita, nel caso si dovessero affrontare delle calamità. Le calamità le abbiamo subite ma non ne abbiamo tratto alcuna virtù. Penso che le strategie stabili possano essere trovate solo se si formerà una domanda forte da parte dei cittadini, dei residenti, degli amministratori.
Questo significa costruire una cultura dell’abitare nuova, in un rapporto di conoscenza diretta dei rischi, non sempre demandata ai tecnici e agli addetti ai lavori, e di responsabilità individuali e istituzionali assieme. Per questo, a mio avviso, dovrà crescere una nuova consapevolezza, che dovrebbe essere diffusa a partire dalle sedi della formazione di base. Oggi i rischi ambientali sono i grandi assenti, nei mezzi di informazione.
I dieci eventi più disastrosi in Italia dal 1883 al 2011
1. 1883: terremoto di Casamicciola (Ischia). Intensità: 9° grado Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. 2.333 morti di cui 625 turisti stranieri
2. 1908: terremoto in Calabria (Reggio) e Sicilia (Messina). Intensità: 11° grado Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. 85.926 morti
3. 1915: terremoto di Avezzano (Abruzzo). Intensità: 11° Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. 32.610 morti
4. 1930: terremoto del Vulture (Irpinia). Intensità: 10° Scala Mercalli-Cancani-Sieberg.1.425 morti
5. 1944: Balvano (Potenza), disastro ferroviario. 600 morti
6. 1963: frana del Vajont. 1.917 morti
7. 1976: terremoto del Friuli. 977 morti
8. 1980: terremoto dell’Irpinia (Avellino). Intensità: 10° Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. 2.570 morti
9. 1985: frana a Tesero (Trento). 269 morti
10. 2009: terremoto d’Abruzzo. 299 morti

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