“Per ridurre i randagi bisogna sterilizzare venti cagne a settimana”

Il Comune di Siracusa spende 800 mila euro all’anno (c’è chi dice di più)  per i 1257 ricoverati nei due canili Piccolo Panda e Snoopy ma la situazione non migliora. Carmela Comei (Amici per la coda): “Manca il canile sanitario e un servizio catture quotidiano”

Dopo la recente strage di 12 cani brutalmente avvelenati, ritorna d’attualità il tema del randagismo a Siracusa, un problema che, nella nostra città, appare irrisolvibile.

Ogni anno per i 1227 cani ricoverati nei due canili convenzionati del Piccolo Panda e dello Snoopy, il Comune affronta un costo di 800 mila euro sebbene ci sia chi è sicuro che la spesa effettiva è di almeno 1milione e 200mila. In un quinquennio, quindi, saranno utilizzati 4 milioni di euro solo per il mantenimento degli animali perché non è ancora stata elaborata una strategia vincente per arginare il fenomeno.

Dal 2009 a oggi il Piccolo Panda è passato da 254 ospiti a 554, un’ottantina più di quanti possa contenerne; lo Snoopy da 262 a 673, ben105 in più.

Una realtà che stride con quanto accade nelle città del nord laddove i canili non ospitano più di 250/300 cani e i cosiddetti cani di quartiere sono affidati alle associazioni di volontari. Che i cani infatti, qualora siano sani e sterilizzati, debbano essere reimmessi sul loro territorio lo dice anche la legge regionale siciliana n.15 del 2000 e lo conferma la delibera 241/2005 del Comune di Siracusa che ne regolamenta l’istituzione nella consapevolezza che, come si scrive nelle premesse, “il solo ricorso alla cattura e al ricovero dei cani randagi all’interno dei rifugi non può considerarsi risolutivo dati gli alti costi e soprattutto perché il territorio sgomberato della presenza dei cani randagi sarebbe stato immediatamente rioccupato da altri cani randagi provenienti da aree limitrofe alla città”.

Ed è altrettanto assodato ormai che solo un’efficace campagna di sterilizzazione e di adozione può servire a riportare il fenomeno nei limiti dell’accettabile. Sterilizzazioni che anche a Siracusa si effettuano da anni ma, evidentemente, in numero inferiore rispetto a quanto sarebbe necessario.

È questa l’analisi condotta dall’Associazione Amici per la coda, un gruppo di volontari, oggi una ventina, impegnati sul territorio dal 2008.

Dallo studio che contano di presentare al neo assessore, l’avvocato Pier Paolo Coppa, risulta che i cani sterilizzati negli ultimi 5 anni sono 1854, in media 370 all’anno. Un numero chiaramente inadeguato a invertire l’aumento della popolazione canina che, secondo la stima dell’ASP, dovrebbe essere di 3.848 (numero ottenuto sottraendo ai 17.754 cani che stazionano nel Comune di Siracusa il numero di quelli microchippati, 13.906).

“Numerosi studiosi del settore affermano che una campagna di sterilizzazione è efficace nel ridurre il numero dei cani presenti in un’area se almeno il 75-80% degli effettivi vengono sterilizzati – chiarisce la presidente Carmela Comei -. Una popolazione canina smette di accrescersi se viene sterilizzato il 55% delle femmine presenti e inizia a declinare se la sterilizzazione interessa il 65% delle femmine. Il numero ridotto delle sterilizzazioni (370) a fronte di 3.848 cani stazionanti sul territorio rende inefficace la strategia, come d’altra parte dimostrano i dati in costante aumento anno dopo anno”.

A rallentare la campagna di sterilizzazione gioca da una parte il numero ridotto di veterinari dell’Asp chiamati a effettuare gli interventi, solo due, dall’altra l’assenza di un canile sanitario, punto dolens del nostro sistema di cui ci siamo a suo tempo occupati con una serie di servizi giornalistici.

Nonostante gli investimenti finanziari, la struttura non è mai diventata operativa perché si è preferito affittare, un giorno alla settimana, il tavolo operatorio del canile Snoopy e del canile ex Panda e successivamente, per garantire l’assistenza sanitaria, farmaceutica e chirurgica dei cani incidentati, debilitati e delle cucciolate abbandonate, nel luglio 2010, quella di affidare allo Snoopy, tramite convenzione, il servizio cattura e l’attività di rifugio sanitario pubblico. Strategia infelice dal momento che la conseguenza è stata quella di rallentare e di sovraccaricare il numero dei cani presenti nel canile Snoopy con cani che dovevano invece essere ricoverati al canile sanitario. Riducendo lo spazio per la degenza post-operatoria dei cani sterilizzati, si è ridotto il numero delle sterilizzazioni.

Eppure, secondo l’associazione Amici per la coda, una diversa, efficace programmazione sarebbe possibile.

“Se si decidesse di sterilizzare una media di 20 cagne a settimana (se ne calcolano circa 2000), 900 all’anno quindi, in 3 – 4 anni il numero dei cani si ridurrebbe drasticamente anche supponendo che quelle non sterilizzate continuino a proliferare. La campagna di sterilizzazione dovrebbe partire dalle zone più vicine alla città, a maggiore densità di cani, come il Plemmirio o l’area del cimitero per poi espandersi all’esterno, coinvolgendo le aziende agricole e i comitati delle aree residenziali. Ovviamente, per dare continuità ed efficacia a un simile intervento, sarebbe necessario un servizio cattura operativo quotidianamente sul territorio (da affidare a un veterinario comportamentista abilitato al servizio coadiuvato da LSU adeguatamente formati), una struttura sanitaria dove effettuare le sterilizzazioni e la degenza post-operatoria, la piena disponibilità di due medici veterinari dell’Asp e quella di alcuni dei 25 veterinari liberi professionisti operativi nella provincia di Siracusa (previo accordo con la loro associazione di categoria), l’impegno del Comune a fornire personale LSU per la pulizia e manutenzione ordinaria della struttura e, naturalmente, l’aiuto di gruppi di volontari. Il canile sanitario, oltre a soddisfare un’esigenza di legge, permette di effettuare una corretta analisi sanitaria dei cani in entrata nei canili rifugio o in uscita sul territorio come cani di quartiere e l’applicazione di una corretta procedura di restituzione dei cani microchippati che vengono ritrovati”.

Secondo la professoressa Comei, con una spesa di 40.000 euro circa, sarebbe possibile rendere pienamente fruibile il caseggiato di circa 150 mq in contrada Pozzo di Mazza che ha annesso un terreno recintato di circa 700 mq. Nell’area già sono presenti 15 box per cani e dei containers adibiti a locali. Una capienza per circa 40 cani. Ma dove trovare le risorse necessarie?

“Si tratta semplicemente di utilizzare meglio somme già impegnate quali i 30mila euro dell’attuale servizio cattura gestito da Snoopy e i 45/50.000 euro all’anno oggi destinati all’attività di servizio sanitario pubblico (convenzione del 2010 Comune Snoopy). Lasciando le cose così come sono, si prevede che il Comune nei prossimi 5 anni spenderà 5 milioni. Un investimento iniziale sarebbe invece ricompensato da un forte risparmio già al quarto e quinto anno. Per la riuscita del progetto sarebbe anche indispensabile una campagna di adozioni che preveda anche la ridefinizione del ruolo dei canili rifugio convenzionati: da stallo permanente a stallo rotatorio. Non sappiamo se nel capitolato di gara siano previste, a carico del concessionario, azioni di informazioni e sensibilizzazione della popolazione finalizzate al raggiungimento di una certa percentuale di adozioni degli animali ma sarebbe indispensabile.

È necessario costituire all’interno dei canili convenzionati un gruppo di volontari, gestito da un medico comportamentista, che si dedichi esclusivamente alle adozioni. I cani scelti per l’adozione vanno infatti risocializzati, abituati al guinzaglio e a quanto necessario per vivere con una famiglia. Inoltre sarebbero opportuni degli incentivi all’adozione come per esempio l’assistenza sanitaria gratuita all’interno del canile sanitario. Più cani escono dal canile, più cani sterilizzati esterni entrano e, nel canile, gli animali hanno maggiore visibilità e possibilità di essere adottati. La strategia del cane di quartiere, pur essenziale, è da ritenersi una soluzione temporanea perché obiettivo finale a cui tutti tendiamo è quello di ‘un cane un padrone’ “. 

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