Già trascorsi 23 mesi da quando la perizia di Antonio Badalà ne stabilì il cattivo stato di conservazione e successivamente i tecnici comunali ne predisposero l’interdizione al transito dei mezzi pesanti, che però continuano a passarvi. Sorbello: “Multandoli, avremmo un bel gruzzolo”
L’unica “via di fuga” della zona nord di Siracusa, che collega Scala Greca alla Targia, è stata realizzata alla fine degli anni ’60 dall’Anas e successivamente ceduta all’ente provinciale. La Provincia consegnò l’opera al Comune di Siracusa circa 25 anni fa, che di fatto ne è divenuto proprietario. Nel 2005 l’allora amministrazione Bufardeci aveva presentato un progetto di manutenzione straordinaria di circa 1,5 milioni di euro, ma non riuscì a reperire i finanziamenti dalla Regione. Da allora tutto tace, nonostante le numerose segnalazioni anche del Consiglio circoscrizionale di Tiche sulla precarietà della struttura su cui dovevano essere realizzate le necessarie verifiche statiche.
Il commissario straordinario Alessandro Giacchetti, insediatosi all’inizio dello scorso anno, aveva eseguito un sopralluogo, predisposto un tavolo tecnico e assegnato il compito di redigere una relazione a un consulente esterno. Agli inizi del maggio scorso venne realizzata una bretella provvisoria, parallela al viadotto, che consente ai veicoli di rientrare in città, mentre i mezzi pesanti di massa superiore a 3,50 tonnellate devono raggiungere lo svincolo Siracusa Sud. Per il traffico in uscita, invece, si utilizza sempre la vecchia Statale 114.
Era luglio dello scorso anno quando l’assessore Maria Rita Sgarlata assicurò che entro la fine del 2014 sarebbero iniziati i lavori di demolizione del viadotto; siamo a gennaio 2015 e ad oggi nessuna ruspa o altro è in azione per la demolizione. Dalle ultime notizie giunte da Palazzo Vermexio, la soluzione temporanea è la costruzione di una seconda bretella in “terra armata”. Costerà circa un milione di euro e si farà non appena l’amministrazione otterrà il mutuo dalla Cassa depositi e prestiti. Perché, sul viadotto, i tempi sembrano essere troppo lunghi.
“Nonostante un susseguirsi e rincorrersi di annunci da parte di vari esponenti politici regionali, di decreti di finanziamento, appalto e consegna lavori a breve termine, il viadotto di Targia è lì in bella mostra per i Siracusani. Da quel lontano febbraio 2013, quando la perizia di Antonio Badalà ne stabilì il cattivo stato di conservazione e successivamente i responsabili ed i tecnici comunali ne predisposero l’interdizione al transito dei mezzi pesanti, il restringimento ed il senso unico della corsia di marcia, di mesi ne sono trascorsi ben 22″. Sono le parole che ha rilasciato il presidente della prima commissione urbanistica, Alfredo Foti, che aggiunge: “Da allora più nulla, salvo un inutile trascorrere del tempo, che sa di beffa per i siracusani, ai quali non importa nulla delle beghe dei partiti, delle rivalità politiche dei deputati regionali, delle corse agli annunci, né tanto meno delle difficoltà economiche del bilancio della Regione Sicilia. I cittadini, smarriti e disorientati, continuano a chiederci come loro rappresentanti come sia possibile che i nostri deputati siracusani in seno al parlamento siciliano non siano riusciti ancora ad ottenere il decreto di finanziamento di messa in sicurezza e ripristino di un’opera infrastrutturale di tale valenza viaria in materia di protezione civile, la principale via di fuga della zona nord della città a ridosso e a servizio anche di quello che fino a pochi anni fa era il più importante polo petrolchimico d’Europa.
“Ancora una volta mi appello al buon senso di tutti gli attori istituzionali di questa vicenda, cui nelle more sta supplendo l’amministrazione comunale e con il sacrificio economico di tutte le famiglie siracusane, predisponendo tutti gli atti amministrativi per la realizzazione di una bretella provvisoria e la definitiva chiusura del viadotto entro il 2015, con la speranza un giorno non lontano di vedersi finanziata dalla Regione non una piscina coperta, una nuova scuola o un centro polivalente, come sarebbe diritto dei cittadini siracusani che pagano le tasse, ma un’opera viaria fondamentale di protezione civile a salvaguardia e tutela della pubblica incolumità”.
Politici da una parte e cittadini dall’altra, certo sono due ruoli differenti però bisogna impegnarsi ambedue le parti. Nonostante il divieto sul viadotto Targia, numerosi sono quelli che lo percorrono, soprattutto nelle ore notturne. Una violazione che, secondo il consigliere comunale Salvo Sorbello di “Articolo 4”, mette a repentaglio l’incolumità dei cittadini e danneggia ulteriormente la struttura, già deteriorata. Sorbello ha presentato un’interrogazione su questo argomento, sollecitando l’intervento dell’ex assessore alla Viabilità, Silvana Gambuzza. “ In attesa che gli urgenti interventi che necessitano vengano finalmente effettuati – spiega Sorbello – è indispensabile evitare che bus, camion ed altri mezzi pesanti di ogni specie possano continuare a transitare sul viadotto, senza essere in alcun modo sanzionati. Con il ricavato delle multe elevate ai numerosi trasgressori, peraltro, si potrebbero eseguire gli interventi più urgenti”.
Ci auguriamo che tra i propositi per l’anno nuovo del presidente della regione Rosario Crocetta ci sia proprio il finanziamento della nuova opera viaria che sostituirà quel “famoso” ponte che è segno della negligenza politica!
Terra armata per la costruzione della seconda bretella del viadotto Targia
Nel suolo verranno inseriti elementi di sostegno in plastica, che hanno la funzione di assorbire le forze di trazione e, attraverso l’attrito, trasmetterle al terreno. Le parti visibili della struttura saranno ricoperte di un “muro verde”
di Gaetano Tralongo
Si chiama “terra armata” ed è la tecnologia che sarà impiegata per la costruzione della seconda bretella del Viadotto Targia. Questa tecnologia viene usata per la costruzione di opere di sostegno delle terre e permette di realizzare spalle di ponte e muri di sostegno per strade, autostrade e ferrovie. Ma cos’è esattamente questa terra armata?
In senso stretto il termine “terra armata” si riferisce a una metodologia di ingegneria naturalistica utilizzata per il rinforzo dei terrapieni, sviluppata dall’ingegnere francese Henry Vidal negli anni ’60. Essa consiste nell’inserimento nel suolo di elementi di sostegno, che hanno la funzione di assorbire le forze di trazione e, attraverso l’attrito, trasmetterle al terreno. Inizialmente tali elementi esistevano solo in acciaio; tuttavia, a causa delle problematiche legate alla corrosione, è sempre più frequente l’utilizzo a questo scopo di materiali plastici di varia natura.
Questa tecnologia costruttiva è utilizzata per la realizzazione di opere di sostegno sia nel settore agricolo che nei terreni circostanti gli edifici posti su alture o ripidi pendii; in questo particolare caso il metodo permette di ricavare velocemente spazio per giardini e parcheggi. Le parti visibili della struttura (versanti) vengono ricoperte di vegetazione (cosiddetto “muro verde”), cosa che ne riduce sensibilmente l’impatto ambientale.

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