“Vincolati a periodi temporali, sono diventati un elemento folcloristico”. Vendite stabili nel centro storico, i centri commerciali battono i negozi delle periferie. La verità è che i saldi non funzionano perché la gente non ha i soldi
Gennaio periodo degli sconti! E’ questo il mese durante il quale chi non ha potuto comprare o completare gli acquisti recupera la fase dello shopping. Ma è stato così? La tendenza delle famiglie a ridurre gli acquisti anche durante le festività era stata comunicata come dato di fatto dalle associazioni e Federconsumatori aveva annunciato un crollo dei consumi natalizi in caduta libera del -6,2% e del -39,9% rispetto al 2010. Stesso problema si riscontra sui saldi invernali: solo il 36% delle famiglie (8 milioni e 900 mila) acquista a saldo, la spesa si attesta a 179,4 euro a famiglia, -5,6% rispetto allo scorso anno, e il giro di affari taggiunge circa 1,61 miliardi di euro.
Non è andata meglio a Siracusa e provincia, la crisi in atto ha bloccato consumi e spese, le tasse hanno assorbito le tredicesime, la disoccupazione impedisce l’opportunità di spendere e ovviamente si risparmia dove si può. “Le vendite risultano stabili in centro – ci spiega Giovanni Trigilio, responsabile provinciale Federconsumatori (sportello in v.le S. Panagia, 207, c/o la CGIL) -, si riscontra un aumento delle presenze nei centri commerciali e una flessione degli acquisti nei negozi delle periferie e in quelli della provincia. Sono appena trascorse quattro settimane e già il capitolo saldi potrebbe essere archiviato con questa breve sintesi”.
Vero è che i centri commerciali sono ancora affollati e la gente nel fine settimana passeggia in centro ma carrelli e buste sono vuoti, come le tasche della maggior parte dei siracusani. Peraltro accade sempre più spesso che gli sconti inizino da Natale e dunque non ci si può certo aspettare un boom con la fine di stipendi e feste. La verità è che i saldi non funzionano perché la gente non ha i soldi. “Come Federconsumatori – aggiunge il presidente Trigilio – avevamo per tempo avvertito di questo andazzo, cercando di mettere una toppa con la richiesta di anticipazione delle vendite scontate prima di Natale e rilanciando sulla liberalizzazione. Non siamo di certo per le vendite selvagge ma per l’autoregolamentazione di un mercato che ormai si muove ai ritmi dei nuovi consumatori, cioè della gente segnata dalla crisi e che punta agli acquisti per necessità”.
Insomma la Federconsumatori ritiene che gli sconti vadano bene ma non vanno apposti vincoli temporali. “Ormai da diversi anni – conclude Trigilio – con largo anticipo rispetto alla data dell’inizio ufficiale dei saldi, essi vengono attuati attraverso le vendite promozionali, la scontistica alla cassa riservata ai clienti fedeli, ai possessori di carte, o a chi semplicemente chiede uno sconto prima di pagare. Di fatto è già liberalizzazione; ma in un mondo apparentemente regolato da leggi i saldi finiscono per ridursi a un elemento folcloristico. Infatti, l’indicatore che segna una stabilità dei volumi di vendita in centro città rispetto allo scorso anno, in percentuale significa meno 15 per cento, che è il dato registrato nel 2014 all’apertura della stagione in saldo”.
Dunque più libertà al commercio nella speranza che stipendi e posti di lavoro crescano.

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