Anche Lentini nella lista dei comuni falliti, altri sull’orlo di una crisi

Pericoli di ripercussioni sul nostro debito pubblico. I sindaci si lamentano per il taglio dei trasferimenti statali e perché quasi un cittadino su due non paga le tasse municipali

Il Consiglio Comunale di Lentini ha preso atto del fallimento finanziario dell’Ente Locale. Una mozione di sfiducia è già stata presentata contro il sindaco in carica, Alfio Mangiameli. Undici consiglieri lo accusano di essere il responsabile. Può darsi, anche perché Mangiameli è al suo secondo mandato, ma è probabile che la situazione sia un po’ più complessa. Di certo Lentini non è l’unico Comune siciliano in crisi. Altri sono già falliti: Aci Sant’Antonio, Augusta, Avola, Caltagirone, Santa Venerina, Bagheria, Comiso, Ispica e Milazzo. Ed altri ancora  sono sull’orlo del fallimento o in pre-dissesto: Caccamo, Capri Leone (Me), Castelmola, Casteltermini, Catania, Cefalù, Ficarra, Giardini Naxos, Giarre, Messina, Militello Rosmarino (Me), Mirabella Imbaccari, Mirto, Monreale, Montelepre, Pozzallo, Ribera, Riposto, Sant’Agata di Militello, Santa Maria di Licodia, Scaletta Zanclea,Scordia, Scicli, Terme Vigliatore, Tortorici, Tremestieri Etneo. Avola, sopra citata, ha aderito alla procedura pluriennale di riequilibrio finanziario prevista dalla legge 213 del 7-12-2012.

La situazione di crisi potrebbe estendersi ulteriormente nel prossimo futuro.  I sindaci spiegano la cosa con il taglio dei trasferimenti da parte dello Stato e con la riforma della contabilità pubblica, che avrebbe costretto i Comuni all’«armonizzazione» dei bilanci. Forse ha solo reso meno occultabili alcuni debiti. Qualche sindaco, a denti stretti, ammette anche un’altra causa, imbarazzante: in alcuni Comuni quasi un cittadino su due non pagherebbe quanto deve. Malissimo! L’aver tollerato una situazione di tal genere è concausa del dissesto.

La Civetta suggerisce un possibile rimedio. Previ accordi con l’Enel, ai cittadini non in regola con il pagamento dei servizi comunali potrebbe essere limitata, abbassando il limite di potenza erogato, la fornitura di energia elettrica, come avviene in caso di situazione debitoria nei confronti del gestore elettrico. In alternativa si potrebbe ovviare anche sequestrando il televisore o applicando le ganasce alla vettura posseduta dal debitore. E ad applicare le ultime sanzioni ipotizzate potrebbe essere il corpo dei vigili urbani, adeguatamente autorizzato da preventive modifiche dei regolamenti comunali di erogazione dei servizi. Probabilmente tali misure sarebbero piuttosto persuasive nei confronti di molti malintenzionati. Ed eviterebbero provvedimenti estremi come quelli a cui ricorre la tristemente nota Equitalia.

Un Comune del nostro territorio starebbe considerando la possibilità di inserire sanzioni di tal genere nel proprio regolamento del servizio idrico al fine di prevenire ogni rischio di renitenza al pagamento della fornitura. È bene che l’acqua sia gestita dai Comuni, ma è anche opportuno che nessuno si illuda di potersi sottrarre al pagamento del giusto prezzo del servizio o di poter evadere la tassa comunale o di godere a scrocco dei servizi indivisibili.

I debiti degli Enti Locali rischiano di appesantire il nostro debito pubblico. In Italia la lista degli Enti Locali indebitati e a rischio è allarmante. Per rendere più responsabili i Comuni ed evitare che il loro fallimento ne scaricasse i debiti sullo Stato, furono scritte nel 2004 nuove regole sul dissesto. Esse cancellarono il ripianamento a carico delle Stato. Per blindare le nuove norme fu stabilito che neanche una ingiunzione di pagamento da parte di un tribunale potesse costringere lo Stato al pagamento dei debiti comunali. Ma i giudici di Strasburgo hanno invalidato tale blindatura:  ravvisando negli enti locali «una componente dello Stato», hanno sentenziato che esso, in caso di loro fallimento, deve pagarne i debiti. Questo rischia di far crescere il nostro debito pubblico, già ingente. Un tentativo di porre rimedio lo ha operato alla fine del 2012 il Governo Monti, varando nuove regole “anti-dissesto”, che tornano a prevedere un aiuto statale ai Comuni che si impegnino a riportare i conti in pareggio con un piano di rientro decennale (cioè con la procedura a cui ha aderito Avola). Ma il fondo che deve erogare tale aiuto è stato concepito come un meccanismo rotativo: i Comuni che fanno ricorso ad esso devono avviare restituzioni rateali delle quote ottenute. Solo che al momento la rotazione non avviene perché i Comuni non hanno nemmeno soldi per effettuare i rimborsi. Non c’è più nulla da grattare in fondo al barile.  E dunque?  Bel rompicapo per i sindaci e per il governo in carica, che rischia di veder schizzare ancora più in alto il debito pubblico. Auguriamo loro buona meditazione. E a noi tutti buona fortuna. Ma non possiamo solo e sempre affidarci allo stellone d’Italia.

E i politici stanno a guardare. Con ignavia stupefacente i nostri governanti nazionali aspettano gli eventi, limitandosi solo ad invocare, troppo flebilmente, comprensione e flessibilità. Non comprendiamo come mai non prendano neanche in considerazione l’idea di riflettere sulla legittimità del debito pubblico esistente. Sulla Civetta on-line (www.lacivettapress.it – nella rubrica “La Civetta legge”) abbiamo pubblicato una nostra lettera a Filippo Taddei, consigliere economico di Renzi, nella quale si ipotizza la possibilità di sgonfiare notevolmente (e senza danni per i cittadini risparmiatori) il colossale debito pubblico, sottraendolo per il futuro ad una delle cause strutturali: la prevaricazione del sistema bancario. Secondo noi profani il discorso fila. E convince abbastanza. Ma la politica tace, forse con imbarazzo. E continua a guardare le stelle, forse aspettando da favorevoli congiunzioni astrali aiuti e soluzioni che non riesce a mettere in campo intenzionalmente e razionalmente.      

 

 

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