Il vice presidente emerito della Corte e un prof. universitario di diritto manifestano dubbi di legittimità specie in ordine alla mancata previsione della partecipazione degli enti locali al rilascio delle concessioni per le trivellazioni petrolifere. Muoviamoci per impugnare questa legge capestro
Secondo l’autorevole parere di due giuristi, la legge n° 164/2014 (c.d. “ Sblocca Italia”) è, per più versi, incostituzionale.
Il magistrato Paolo Maddalena, specializzato in diritto romano, diritto amministrativo e costituzionale e diritto ambientale, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana come Giudice costituzionale ed oggi vice-presidente emerito della Corte Costituzionale (entrato nella magistratura della Corte dei Conti nel 1971 e che ha svolto numerose istruttorie su temi ambientali, facendo parte del settore Ecologia e Territorio presso la Corte Suprema di Cassazione, e Capo ufficio legislativo presso il Ministero dell’Ambiente. Fra le principali modifiche alla responsabilità amministrativa, la risarcibilità del danno pubblico ambientale), recentemente ha affermato che lo “Sblocca Italia”, che antepone l’interesse delle imprese ai reali bisogni del popolo italiano, è una legge per più versi incostituzionale.
Per quanto riguarda le trivellazioni petrolifere, è da sottolineare che si tratta della violazione di un bene “primario ed assoluto” (sentenza della Corte costituzionale n.151 del 1986, confermata da molte altre sentenze successive) e cioè l’ambiente marino, e quindi della violazione degli articoli 9 e 117, comma 2, lett. s), della Costituzione, i quali impongono la tutela del paesaggio, dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali e naturali.
Le cosiddette ‘deroghe’ non hanno valore in questo campo, poiché si tratta di diritti inviolabili di tutti i cittadini, considerati come singoli e come parti della collettività (art. 2 Cost.). È indispensabile che singoli o associazioni o comitati da tempo radicati sul territorio impugnino davanti al Giudice amministrativo i provvedimenti amministrativi che autorizzano dette trivellazioni, chiedendo di rimettere gli atti alla Corte costituzionale per un giudizio incidentale di legittimità costituzionale. Non c’è tempo da perdere. Questo Sblocca Italia è una vera tragedia.
Il Prof. Enzo Di Salvatore che insegna Diritto Costituzionale presso l’Università di Teramo ha dichiarato che nella legge di stabilità 2015 compaiono alcune norme volte a riscrivere, seppur parzialmente, l’articolo 38 del decreto Sblocca Italia, dedicato appunto alle fonti fossili, rispetto al quale si è avuta la più ferma contrarietà dei cittadini, delle associazioni ambientaliste e degli enti territoriali. Nonostante le misure introdotte, i dubbi di legittimità, però, restano specie in ordine alla mancata previsione della partecipazione degli enti locali al rilascio delle concessioni. Ma ve ne sono altri.
L’art. 38 affida al Ministro dello Sviluppo Economico il compito di redigere il piano nazionale delle aree ove permettere la ricerca e l’estrazione di idrocarburi. Il problema principale è dato dalla procedura che il ministro dello sviluppo economico deve seguire: la legge n° 239/ 2004 gli impone di sentire il ministro dell’ambiente e di stringere un accordo con gli enti locali e le Regioni, in sede di Conferenza unificata. L’intesa deve essere espressa entro centocinquanta giorni; qualora sia scaduto inutilmente il termine previsto, la Conferenza è invitata a provvedere entro ulteriori trenta giorni; nel caso in cui l’inerzia persista, ci penserà direttamente il governo.
Ebbene, questa soluzione appare assai discutibile, in quanto risulta pressoché identica a quella prevista dalla legge sul procedimento amministrativo del 1990 e dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza n° 179 del 2012. Con detta pronuncia, infatti, la Corte Costituzionale ha sostenuto che, ai fini del raggiungimento dell’accordo, lo Stato non possa limitarsi a richiedere l’intesa, essendo, invece, tenuto ad aprire una reale trattativa con gli enti territoriali e a reiterare la stessa in caso di esito negativo: per la Corte Costituzionale, una trattativa non è tale quando la legge fissi un drastico termine per la sua conclusione.
Dopo le affermazioni dei due autorevoli giuristi possiamo esprimere la deduzione che la legge “Sblocca Italia” può rappresentare un pericolo per la democrazia, in quanto, in particolare con l’ art. 38 viene espropriato il territorio delle decisioni che lo riguardano e viene leso il principio di sussidiarietà e la conseguenza è che, da quanto ci risulta, già sei Regioni la stanno impugnando presso la Corte Costituzionale.
*Rete Regionale Comitati No Triv

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