Eccesso di nuovi corsi di studio, a Siracusa ben 9 scuole a indirizzo turistico

Troppi anche Amministrazione finanza e marketing e Relazioni internazionali per il marketing. La politica dovrà “governare” i processi: finora si è limitata ad amministrarli, accogliendo in maniera indiscriminata ogni proposta lasciando che sia il “mercato” degli alunni a fare da regolatore

Dopo che la Regione ha istituito l’anno scorso 74 nuovi indirizzi negli istituti superiori siciliani, a Siracusa siamo alle solite. In questo periodo, le scuole cominciano la maratona per richiedere nuovi indirizzi e nuovi corsi di studio. Se non ci sarà una sterzata rispetto alle scelte del passato, ancora una volta, in questa provincia, si produrrà un’offerta formativa non ben distribuita e ponderata, con “sprechi” di competenze e perplessità nelle scelte di genitori e alunni. Tutto questo, inevitabilmente, darà un contributo al fenomeno della dispersione scolastica che, come è noto, è uno dei primati negativi del nostro meridione.

La politica dovrà “governare” i processi: finora si è limitata ad amministrarli, accogliendo in maniera indiscriminata ogni proposta per accontentare, apparentemente, tutti; ma, di fatto, lascerà che sia il “mercato” degli alunni a fare da regolatore; continuerà, inesorabile, il processo di dequalificazione dell’Istruzione nella nostra provincia.

Come è noto, a Siracusa ben quattro Istituti offrono un indirizzo turistico con, conseguente quanto indecente, ”caccia” allo studente per sopravvivere; se poi tali indirizzi  li rapportiamo a quelli autorizzati in provincia (ben altri cinque) risulta una indecente sovrabbondanza rispetto ai bisogni del territorio; ciò vale pure per i quattro  indirizzi: ”amministrazione finanza e marketing” e “relazioni internazionali per il marketing” che, sommati a quelli autorizzati in provincia, creeranno un eccesso di offerta e, inevitabilmente, una dispersione di energie. E si potrebbe continuare con altre storie, come ad esempio l’innaturale aggregazione del Nautico con il Rizza o dell’Alberghiero con l’IPSIA e altre “amenità” inconcludenti dello stesso genere….

La triste verità è che la politica considera il dimensionamento scolastico come questione “secondaria” perché ritiene il “problema scuola” di astratto interesse generale, non “utile” ai fini elettorali. Di conseguenza, la questione viene derubricata ad adempimento burocratico e affidata al funzionario di turno, salvo intervenire dietro sollecitazione di “clienti” o “amici”, al di fuori di una visione di progetto e di supporto allo sviluppo economico del territorio. Ciò continuerà a determinare confusione e disagio nelle famiglie, incertezza nell’organizzazione delle scuole e scarsa chiarezza sugli obiettivi formativi proposti dal riordino.

Ai più sfugge che il “dimensionamento” è una “dimensione pedagogica ed organizzativa della didattica e dell’ambiente territoriale della formazione”, un terreno, questo, in cui riemergono i mali della scuola, insoluti ed atavici,che vanno poi a braccetto con clientelismi e incapacità di dialogo ragionato tra Stato, Regioni, Province, Comuni, Istituzioni Scolastiche e società civile. 

I danni provocati dalle scelte fin’ora compiute rimangono gravi: Non è un caso che nelle Regioni meridionali le statistiche Ocse registrino i peggiori risultati formativi.  
Il dimensionamento è intimamente legato alla qualità del servizio di istruzione e formazione e allo sviluppo economico del territorio; ciò, invece, viene  spesso confuso con altro e viene considerato solo come un  problema di risparmio. 
Ci sono, poi, i sindacati che si limitano a considerarlo solo come la difesa, sia pure sacrosanta, di posti di lavoro, ma senza alcuna implicazione degli effetti che essa ha sul territorio e su un‘offerta formativa che non trova riscontri nelle necessità di formazione utili all’utenza, in relazione anche alle prospettive occupazionali.

E’ un pesante errore continuare a “concertare” con le parti sociali solo per condividerne le responsabilità e ridurre gli attriti. Se la concertazione non è accompagnata da dati concreti, da   scelte “motivate” sulla base di analisi socio-economiche del territorio dove esse devono impattare, il risultato sarà sempre e solo un disastro.  

Oggi è così, dunque, per incapacità di interazione e per  mancanza di volontà ad assumere criteri equi, trasparenti, funzionali e coerenti.
Non si possono vanificare, ogni anno, opportunità e processi di stabilizzazione perché  si opera sulla base della incompetente arroganza del “potente” di turno. E’ ormai ineludibile una programmazione almeno quinquennale che “costringa” le scuole a concentrarsi sulla qualità del lavoro e non sulle infinite ristrutturazioni delle sedi. Il tema del dimensionamento quindi va affrontato come strumento di crescita armonica ed equilibrata attraverso condizioni che rendano i processi formativi fortemente caratterizzati e di chiaro accesso per tutti.  

Da qui un appello affinchè già dai Collegi Docenti si  contrastino quelle proposte illogiche ed incongrue finalizzate solo a dare “visibilità” mediatica ed emozionale alle scuole, le quali, viceversa, si dovrebbero concentrare di più a dare sostanza e contenuti alla loro azione formativa.

Le scelte degli Enti Locali tengano, quindi, conto  solo delle proposte “gestibili” in termini di organizzazione e di rafforzamento formativo delle giovani generazioni ed  individuino quelle soluzioni più vicine alle esigenze della comunità amministrata, in un’ottica pluriennale e di rafforzamento delle competenze. Si proceda, dunque, con urgenza a scelte, anche di tipo riparatorio, privilegiando l’efficienza e l’efficacia di un’azione amministrativa diretta alla qualità del sistema formativo.
Solo così la Sicilia potrà crescere, svilupparsi e competere oltre che garantirsi un’identità culturale  anche rispetto al resto delle Regioni.

 

 

 

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