La newco sul servizio idrico ha svuotato la competizione in gara d’appalto

Ci domandiamo se abbia avuto un senso prevedere nel bando che «l’aggiudicatario avrà l’obbligo di gestire il S.I.I. mediante costituzione di una newco”. Ci sono indagini della Procura.  Intanto, non si ha ancora notizia della firma del contratto mentre sono in preparazione nuove bollette

In un precedente articolo pubblicato sulla Civetta on-line avevamo definito il riaffidamento del servizio idrico a privati da parte dell’amministrazione di Siracusa «una scelta proditoria perpetrata con una gara sbagliata».  Non torneremo a ripetere gli stessi argomenti, ma ci interessa constatare come, a distanza di oltre un mese dalla gara che avrebbe dovuto determinare l’aggiudicazione ad un’associazione di imprese, il contratto non sia stato ancora stipulato.  O almeno non ne abbiamo notizia e nessun altro organo di stampa ne ha fornite.

Noi avevamo scritto: «Forse è ancora possibile che (espletata la gara ma non ancora concluso, con la stipula di un contratto, l’affidamento oggetto di essa) una delle parti rinunci a stipulare il contratto finale, magari per autotutela, per non perseverare in un errore di procedura. Forse ciò potrebbe comportare l’esborso di qualche modesto risarcimento. Forse, ma non è detto. Sarebbe comunque evitata in extremis la conclusione peggiore di questa vicenda. Noi consideriamo auspicabile il mantenimento della recuperata gestione pubblica».  Ci auguriamo che le cose siano andate proprio in questo modo, e non certo per gloriarci di essere stati profeti: il nostro compito non è quello di rivaleggiare cogli indovini. Ma semplicemente perché ci farebbe piacere aver svolto un servizio utile, evitando all’amministrazione in carica un passo che potrebbe rivelarsi falso e, soprattutto, contribuendo ad evitare una nuova privatizzazione. Solo gli eventi futuri ci diranno come stiano andando veramente le cose. Noi speriamo che la gestione del servizio idrico rimanga rigorosamente pubblica ed auspichiamo una diversa soluzione per la salvezza dei rapporti di lavoro. Di tale ipotesi alternativa, forse più ragionevole e più praticabile, abbiamo già scritto più volte.

In aggiunta alle altre nostre perplessità già esposte in merito alla validità della gara ci limitiamo ad esprimere, sommessamente, le seguenti considerazioni. Una gara ha lo scopo di ottenere le condizioni migliori attraverso la concorrenza di vari competitori. E, in ordine al servizio idrico, realizzabile in regime di monopolio di fatto, essendo uno l’acquedotto che rifornisce una comunità di cittadini, la competizione ci può essere solo ed esclusivamente nel momento della gara. Ci chiediamo se abbia un senso allora prevedere (già nell’avviso pubblico finalizzato alla acquisizione di manifestazioni di interesse e, successivamente, nel bando di gara) che «l’aggiudicatario avrà l’obbligo di gestire il S.I.I. mediante costituzione di una newco e con divieto di cessione della partecipazione per la durata dell’affidamento». 

Confessiamo la nostra ignoranza in merito alle procedure di gara e diamo per scontato che sia tutto regolare, ma non possiamo fare a meno di tacere che la cosa ci sorprende. Accettare che un concorrente partecipi alla gara attraverso la costituzione di una associazione di imprese è un conto. Prevederne a priori l’obbligo ci pare un controsenso rispetto alla competizione che la gara dovrebbe suscitare al fine di ottenere le condizioni più vantaggiose. Se poi emerge che, delle 5 aziende che manifestano interesse per l’affidamento, tre si riuniscano in una associazione di imprese o in una newco e le altre due non partecipino alla gara, ci chiediamo che gara ci sia stata. Delle due non partecipanti una addirittura non aveva i requisiti, se non ricordiamo male.

Se avessimo dovuto emanare il bando, sapendo di 4 soli concorrenti interessati, ci saremmo preoccupati di eliminare quella clausola che imponeva l’obbligo della costituzione di una newco. Lo avremmo considerato un elemento inopportuno in quanto potenzialmente rischioso per la salvaguardia dello spirito della gara, che risiede nella competizione. E invece non ci risulta che tale clausola sia stata rimossa: la ritroviamo nel bando. Ci domandiamo se il risultato sarebbe stato lo stesso, qualora non fosse stato fissato quell’obbligo. Comprendiamo meglio l’ulteriore clausola che stabilisce “il divieto di cessione della partecipazione per la durata dell’affidamento”. Probabilmente nasce dall’esperienza pregressa: ci sembra di ricordar che i rapporti di forza nella precedente compagine, che ha gestito il sevizio idrico nel recente passato, siano mutati nel tempo. Forse si è voluto evitare che la storia si ripetesse. Precauzione comprensibile, dunque.

Ma complessivamente può nascere l’ombra del sospetto che una gara in siffatte condizioni si possa pilotare verso accordi consociativi piuttosto che verso una competizione vera e propria. Se di 4 concorrenti in lizza, 3 si uniscono in ossequio all’obbligo previsto dal bando e il quarto non partecipa, la competizione fra aspiranti ci sembra pressoché assente. A voler essere troppo sospettosi, si potrebbe immaginare, in casi simili, uno scenario concordatario in cui il quarto aspirante si tiri indietro per intese di altra natura. Scenari meramente ipotetici, naturalmente. Da letteratura che voglia scimmiottare Sciascia o, più modestamente, riecheggiare Camilleri.

Ma noi non vogliamo spingerci a quel livello. La nostra è (e rimane) solo una mera riflessione. La formulazione di una semplice ipotesi. Da un punto di vista logico-sintattico la definiremmo un’ipotesi di terzo tipo o dell’irrealtà. E ci piace confinarla nel mondo ingannevole dei sogni e delle ipotesi irreali, da tenere sempre a debita distanza dagli accadimenti concreti. Lasciamola campata in aria, come un brutto sogno da dimenticare e pensiamo alla realtà attuale.

L’unica cosa certa per il momento rimane il ritardo nella stipulazione del contratto. Non ci è giunta alcuna nuova al riguardo. Speriamo bene e confidiamo nel detto: “Nessuna nuova, buona nuova”.  Per altro, sulla statale 124, in prossimità del campo pozzi, si stanno eseguendo a cura del Comune interventi certamente costosi. Perché lasciarne godere i frutti a chi dovrebbe gestire dopo? Il Comune realizzerebbe interventi costosi in una breve fase di gestione pubblica per poi lasciare che sia il privato a lucrarne i frutti, in un tempo successivo?  Non avrebbe senso. Anche questo piccolo particolare ci induce a pensare bene e a ritenere che la tentazione dell’affidamento sia stata messa da parte. 

 

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