Per una fenomenologia del degrado politico. L’esempio del presidente Crocetta

C’è da essere allarmati. Non solo per il tema rovente del conflitto politico tra il PD e Crocetta che si trascina da oltre un anno, bensì anche per l’epilogo di alcuni eventi recenti: tra clamoroso fallimento del “click day” e la polemica per la vicenda della piscina dell’Assessore Maria Rita Sgarlata.

La misura è davvero colma. Quanto accade nelle stanze del Governo regionale può essere letto secondo il canone di una “fenomenologia del degrado politico”. Basta infatti leggere quanto è accaduto in Regione in queste settimane, mettendo a fuoco le due ultime vicende che hanno impegnato quasi tutte le energie politiche e burocratiche del Governo Crocetta: il clamoroso fallimento del “click day” per il cosiddetto piano giovani, con le dirompenti ripercussioni politico-istituzionali e, adesso, la polemica innescata dalla vicenda della piscina dell’Assessore Maria Rita Sgarlata (con un’inchiesta interna degli Uffici dell’assessorato dei primi di agosto, emersa in questi giorni, grazie a Repubblica), cui sono seguite le sue dimissioni dal Governo.

Metaforicamente, potremmo dire che proprio da questa “piscina” è traboccata l’ultima goccia d’acqua che ha innescato l’aggravamento dello stato comatoso del Governo Crocetta. Si tratta poi di chiarire se le ragioni del ricambio della Soprintendente ai Beni Culturali di Siracusa, dr.ssa Basile, apparentemente motivate dall’esigenza di una rotazione dei Soprintendenti dell’isola, hanno come sfondo la necessità, da parte di Crocetta, di consolidare il “suo” quadro di alleanze, sempre più segnate dall’intrico di manovre con aree politiche dell’ex centro-destra: da qui, la nomina dell’Assessore Furnari ai BB.CC, della quale sono noti i legami con l’on. Pippo Gianni.

Sta di fatto che, in questo esoterico guazzabuglio, sembra che – come emerge sempre più dal quadro delle informazioni via via emerse in questi giorni – lo stesso destino professionale e istituzionale della brava archeologa, dr.ssa Basile, si sia intrecciato a qualche imprudenza o leggerezza probabilmente commessa dall’Assessore Sgarlata, il cui alto ruolo istituzionale è probabilmente all’origine di quell’effetto “reverenziale” che ha portato la soprintendenza a concedere in tempi rapidissimi l’autorizzazione o il nulla osta all’istallazione della piscina dello scandalo (sic!).

Ciò che ci preme segnalare è il degrado che fa da sfondo alle “relazioni istituzionali”, o meglio a quel clima di sospettosità reciproca che avvita l’azione burocratico-amministrativa dentro le stanze della Regione, dal momento che tra i protagonisti (politici e burocrati) anziché un rapporto di reciproca collaborazione prevale un clima di reciproca inaffidabilità o di virtuale vendetta.

Ciò accade quando il conflitto politico – perché la politica è conflitto, produttivo di mutamenti – smarrisce il suo carattere fondativo di sfida reciproca e aperta tra le “parti” (da cui, i “partiti”) in competizione – per rendere visibili (nel confronto con l’opinione pubblica) i diversi progetti, le strategie, le riforme – e si tramuta in uno scontro che intreccia in modo esoterico i comportamenti della classe dirigente (politica-istituzionale-burocratica), facendo prevalere manovre torbide e vischiose.

La natura della contesa resta opaca, e i colpi bassi sono dietro l’angolo: anzi, gli intrighi e le congiure emergono con rapidità, perché la complicità che prima legava gli uni agli altri – i vari “notabili” e “nominati”, collocati in posti di potere o di controllo (i politici, ma anche i burocrati che di questo intreccio perverso di “favori” hanno goduto sino a quando tutto era relativamente “calmo”) –, adesso viene meno, lasciando affiorare la “logica dello sgambetto”, o una vera e propria “vendetta”, messa in campo da chi deteneva in modo esoterico il “sapere” su fatti o su interessi, “soddisfatti” o “colpiti”, o l’eventuale violazione di qualche norma.

Da quel momento si scatena una battaglia a colpi bassi: non c’entra la politica, anzi, quest’ultima è, a quel punto, oramai degradata. Alla Regione Sicilia – ora possiamo leggere quanto sia preoccupante il vuoto di una politica all’altezza di un conflitto produttivo – sta accadendo proprio questo. Per cui è impossibile schierarsi con l’uno o con l’altro/a, stante che “l’interpretazione dei fatti” è a uso e consumo della reciproca logica di vendetta o gioco a scaricabarile dei vari contendenti, o del tentativo (pur legittimo) dell’autodifesa di qualche protagonista.

Far sì che la confusione si diradi, che le dinamiche emergano in tutta la loro veridicità: questo semmai è quanto si augura l’opinione pubblica, mentre l’azione politica ristagna nella confusione e in una crisi che non ha precedenti, altro che capacità di “decisione”. Per fortuna, c’è l’informazione, anche se è la magistratura a dover dare la risposta a ogni cosa, dal momento che, più che essere “supplente”, è passata “di ruolo” – se c’è concessa quest’analogia scolastica. En passant, questa digressione ci consente di svolgere un commento a piè di pagina al fortunato libro di Pietrangelo Buttafuoco, sulla “Buttanissima Sicilia”.

A confermare il carattere iperbolico della sua tesi di fondo – “caro Renzi, aboliamo l’autonomia speciale”, da qui la salvezza dell’isola! –, sta la semplice riflessione dell’epilogo di questi giorni, e vorremmo pertanto capire da Buttafuoco se, alla luce delle due vicende sopra citate, nel caso in cui lo statuto speciale venisse negato, a chi dovremmo affidare il prossimo “piano giovani”, all’Emilia o alla Lombardia? E le nomine dei Soprintendenti ai Beni culturali in Sicilia, chi li dovrebbe decidere, la Regione Lazio, o direttamente la Commissione Cultura U.E.? Il guaio, purtroppo, è tutto siciliano, autonomia o non autonomia speciale.

 

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