Il dirigente generale regionale ai BBCC Giglione si appella alle norme anticorruzione e rimuove i funzionari renitenti ai poteri forti
O questa è veramente la Repubblica delle Banane o qualcuno dovrà farsi carico di sedersi davanti al dirigente generale dell’assessorato regionale ai beni culturali Salvatore Giglione e chiedergli conto e ragione della decimazione dei funzionari della Soprintendenza di Siracusa.
Se non fosse a serio rischio l’integrità storico paesaggistica di questo territorio, se non stessimo assistendo alla mortificazione di funzionari che hanno la sola colpa di non essersi piegati ai poteri forti di un sistema che andrebbe smantellato nei suoi cardini vitali (e ancora non lo è stato), potremmo sorridere davanti a quella che non è altro se non una farsa. Ma purtroppo la posta del gioco è troppo alta e la misura è veramente colma.
Appellandosi esplicitamente al Piano Triennale della Prevenzione della Corruzione 2013-2016 della Regione Sicilia (ex Legge 190/2012) il dottor Giglione applica il principio di rotazione a tre dirigenti delle unità operative locali e priva, libera, la soprintendenza di Siracusa proprio dei funzionari che, appena un anno fa, hanno ricevuto da Italia Nostra un pubblico riconoscimento per la loro attività di tutela. Quel Premio Zanotti Bianco che non veniva assegnato ad un funzionario pubblico della Regione siciliana dal lontano 1964, quando lo ebbe Vincenzo Tusa.
Funzionari che hanno opposto, a richieste inammissibili di interventi di trasformazione e di edificazione in siti vincolati e tutelati, pareri negativi che li hanno esposti alle richieste personali di risarcimenti danni milionari, che li hanno costretti, loro malgrado, a diventare esperti di diritto per rintuzzare attacchi provenienti da studi legali ben rodati e di grande esperienza.
Funzionari che, per altro, hanno vista riconosciuta la correttezza del loro operato dalle stesse sentenze del TAR. L’elenco dei ricorsi vinti è lungo, e di certo è questo che non è piaciuto ad alcuni. In primo grado è stato vinto il ricorso contro il parere negativo alle 71 villette e a due centri direzionali sul Pianoro dell’Epipoli. Sono stati rigettati i ricorsi promossi dalla Buzzi contro il parere negativo alla costruzione di un impianto di co-combustione a ridosso di MegaraHyblaea. È stata rigettata l’istanza di sospensiva, promossa da privati, al decreto di perimetrazione del Parco di Siracusa. Quasi 50 sono stati i ricorsi promossi da privati contro il Piano Paesaggistico non accolti, e l’elenco potrebbe continuare.
Funzionari troppo intraprendenti, troppo determinati, e competenti. Colpevoli anche di aver collaborato con la Procura denunciando fatti illeciti. E a questo proposito occorrerebbe chiedere al dottor Giglione perché mai non applica con eguale solerzia anche la circolare voluta da Crocetta nell’aprile 2014 che impedisce il trasferimento dei funzionari che abbiano denunciato illeciti nella loro amministrazione.
Ha sguardo strabico il dottor Giglione, e per un ritorno alla ‘normalità’ chiude due dei colpevoli di lealtà allo Stato al Museo Bellomo, dove la dottoressa Alessandra Trigilia, dopo aver portato a termine il Piano Paesaggistico e la perimetrazione dei Parchi archeologici, si riposerà occupandosi di catalogare collezioni storico-artistiche, e la terza, la dottoressa Rosa Lanteri al Museo regionale Paolo Orsi dove, per dimenticare questi anni in prima linea, verrà chiusa nel caveau del gabinetto di numismatica ad occuparsi di “collezioni archeologiche e numismatiche”.
Ma il dottor Giglione, evidentemente preso da una foga incomprensibile, fa di più, si confonde e applica, extra legem, il principio di rotazione dimenticando non solo che i tre funzionari, ricoprendo l’incarico dal 1 settembre 2010, non hanno ancora portato a termine il periodo quinquennale, ma che anche, avendo sottoscritto un nuovo contratto nel novembre 2013, hanno diritto a restare in carica per due anni dalla notifica.
Sguardo strabico si diceva, perché non vede, il dottor Giglione, altri casi che dovrebbero questi sì attirare la sua attenzione. Alla Soprintendenza di Caltanissetta, per esempio, la dirigente responsabile del Servizio Beni archeologici ricopre ininterrottamente lo stesso incarico dal 23 gennaio 2004 (oltre 10 anni)! E così altrove. Ma, evidentemente, si tratta di soprintendenze non a rischio corruzione. Perché anche questo è un aspetto strabiliante in questa vicenda dai contorni tragici. In tutta la Sicilia è solo Siracusa nel bel mezzo di un’area a elevatissimo rischio corruzione, è la sua Soprintendenza il coacervo di ogni male, è qui che i funzionari devono essere rimossi per evitare che si consolidino posizioni di potere nella gestione diretta delle attività cui sono preposti.
E così il moralizzatore dimentica anche di dover motivare una decisione così carica di significato, dimentica di dover verificare che non siano altre le figure con procedimenti penali in corso a differenza della ‘illibatezza’ dei tre su cui cala come una mannaia un ingiusto provvedimento.

Commenti recenti