Vandalizzata la struttura che doveva accogliere uffici, laboratori per la lavorazione del papiro, servizi. Dilapidati centinaia di migliaia di euro ma nessuno paga
Il 26 ottobre Siracusa Oggi ha realizzato un interessante reportage giornalistico in video sullo stato di degrado in cui versano i magazzini ‘restaurati’ della riserva Ciane – Saline. Ad accompagnare il giornalista sui luoghi Giuseppe Privizzini, colui che ha fatto la segnalazione, che ha mostrato la progressiva erosione della costa per 3 metri e il mare ormai arrivato a lambire uno dei casolari.
Per filmare i luoghi i due visitatori hanno dovuto oltrepassare ‘illecitamente’ il nastro bianco e rosso che impediva virtualmente il passaggio. Una precauzione dell’amministrazione per allontanare eventuali visitatori da un qualche pericolo? No, a nostro avviso. Solo il tentativo di impedire che si possa andare sul posto a verificare come siano stati scialacquati i denari pubblici.
Con cadenza annuale, nel febbraio 2008 la prima volta, abbiamo registrato la lenta morte dei caseggiati restaurati, la testimonianza oggettiva e incontrovertibile della incapacità dei nostri amministratori, l’impunità con cui gli organismi preposti ai controlli consentono che si dilapidino centinaia di migliaia di euro senza alcun redde rationem.
Così scrivevamo: “Il mare, in un solo anno, ha già lasciato il segno della propria forza erosiva ed ha già minato il provvisorio consolidamento dello scanno litoraneo rivestito in piccola parte da una rete metallica di contenimento. Le onde hanno già fatto cedere una parte dell’argine ed è sicuro che, se non si correrà ai ripari, in poco tempo riusciranno a trascinare via anche quei pochi metri di massi instabili che separano la base del casolare, appena ristrutturato, dall’acqua. Il vecchio rifugio del salinaro poco distante, più alto sulla costa, con un fianco già crollato e una lunga crepa sulla parete più esterna, presagio di una fine ormai segnata, sembra rivolgere un sinistro monito”.
E più avanti: “Il grande casolare, che avrebbe dovuto accogliere un centro direzionale dotato di un ampio salone per attività didattiche, formative ed informative su tematiche attinenti in particolare alla lavorazione del sale a alla riserva del Ciane, è letteralmente abbandonato a se stesso. Completamente aperto alle intemperie, serve da ricovero a chi, di passaggio, sia spinto da un impellente bisogno fisiologico… Qui l’unica cosa che si potrebbe portare via sono le enormi belle travi del tetto: un lavoro imponente non c’è che dire. Non c’è nulla da rubare, e a danneggiare le pareti ci sta già pensando l’umidità che corrode i muri e li sbriciola un po’ alla volta. Il mare farà il resto: la sua minaccia già incombe e d’altra parte le saline, in linea d’aria, sono proprio di fronte all’imboccatura del Porto Grande, nella zona più esposta ai marosi”.
Tornavamo sui luoghi quasi a distanza di un anno.
“Dopo circa un anno è apparsa la prima crepa esterna piuttosto significativa. Di sicuro in primavera, dopo l’opera instancabile e incessante delle intemperie invernali, si potrà assistere alla caduta delle prime pietre. I muri all’interno sono sempre più scrostati per l’umidità che sbriciola le pareti, probabilmente ristrutturate senza quegli accorgimenti imprescindibili per una costruzione a pochi metri dal mare. I soliti irrispettosi sedicenti writers hanno lasciato scritte, sui muri esterni come su quelli interni, per proclamare grandi amori che verosimilmente sono già terminati; e d’altra parte perché non avrebbero dovuto, da quale senso civico avrebbero dovuto essere trattenuti dal momento che è oltre modo evidente il disinteresse, in primis, proprio di chi è preposto alla tutela del bene pubblico? I supporti che avrebbero dovuto reggere le grondaie sono in parte dissestati e non sarebbe da escludere che ciò sia dovuto a una manomissione necessaria per asportare le canalette di scolo, semmai di rame, come quelle che per lo più ormai si usano e che danno un tocco di raffinatezza, di antico, alle case di campagna che si restituiscono a dimenticati splendori….
Anche gli uccelli non disdegnano di rifugiarsi tra le splendide travi di legno massiccio del tetto imponente, entrando a frotte attraverso le tante grandi aperture del casolare. Il loro gradimento per quel ricovero è testimoniato dalle lunghe file di escrementi che indicano, con geometrica precisione, il loro appollaiarsi ordinato: gli strati, di mese in mese sempre più spessi, allineati come i binari di una ferrovia, sembrano voler competere con le spiagge cilene e peruviane, infrequentabili per il guano”.
Parole profetiche? Assolutamente no, semplice logica.
È dunque naufragata così l’osannata Via del Sale: fabbricati rurali ristrutturati e utilizzati per uffici, laboratori per la lavorazione del papiro, servizi, un centro direzionale con una sala attrezzata per attività formative ed informative, percorsi naturalistici con punti di osservazione dell’avifauna (a occuparsi del progetto un’équipe formata dal dottor Corrado Macauda, direttore della riserva, l’ingegnere Giuseppe Marchese e i funzionari Giuseppe Rubera ed Emanuele Ricupero).
Il tentativo non solo di offrire ai residenti una diversa offerta culturale e didattica per i più piccoli, ma anche di creare un minimo di occupazione, di diversificare la proposta turistica recuperando alla città e al mondo luoghi rari, di suggestiva bellezza.
Il PIT 9 (piano integrato territoriale) ‘Ecomuseo del Mediterraneo’ ha goduto del finanziamento di un milione di euro, oltre alla quota di partecipazione della Provincia di 48mila euro. Gran parte delle risorse sono state impegnate per l’esproprio di 46 ettari di territorio, oggi acquisito dal demanio regionale, circa 300mila euro per la ristrutturazione dei casolari (circa 540 mq).
Giustamente Giuseppe Privizzini ha evidenziato che solo la realizzazione di adeguate protezioni a mare potrebbero salvare non solo il casolare destinato a essere risucchiato dall’acqua ma le stesse saline minacciate dai marosi. Ma che ci risulti, le opere di frangiflutto vengono poste più in alto nel Porto Grande, in corrispondenza delle ville a picco sul mare. Costruzioni ardite, sulle quali a volte il mare fa giustizia, facendo crollare ciò che mai avrebbe dovuto essere costruito, e per le quali certo nessuno avrà mai chiesto conto e ragione.
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In questi giorni sono altre le piscine che interessano, per esempio quella dell’ex assessore Sgarlata, non quelle che hanno trascinato con sé una parte della scogliera e che restano a monumento dell’arroganza di alcuni e del silenzio di molti.

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