Il sindaco incalzi l’Aeronautica Miitare. Siracusa vuole il suo water front

L’affaccio della città al mare potrebbe rappresentare l’asse di uno sviluppo sostenibile.Balzana l’idea di trasferire nell’area di via Elorina il Comando dei Carabinieri,pensata pretestuosamente per rafforzare il ruolo “militare” della zona, in contrappunto alle prioritarie esigenze collettive 

Le vicende giudiziarie che, da un anno a questa parte, hanno coinvolto l’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone e la società di costruzioni – dal nome altisonante: “Gruppo Acqua Pia antica Marcia” –, di cui egli è l’artefice principale e il Presidente, hanno pure inciso sul progetto della costruzione del Porto di Siracusa, “Marina di Archimede”, per la cui realizzazione, nel 2007, venne posta la prima pietra.

Da diversi mesi, la prosecuzione dei lavori del costruendo porto sembra essersi impantanata in un groviglio di incertezze di natura giudiziaria. Pur superate – dopo ricorsi, conflitti, polemiche ambientaliste, concessione di autorizzazioni, ecc – le iniziali controversie che avevano contrassegnato le fasi di autorizzazione dell’ambizioso progetto del porto turistico di Siracusa, le disavventure del Gruppo “Acqua Marcia” hanno trascinato nel pantano e nello stallo il completamento dell’opera, mentre la stessa Amministrazione locale è rimasta inevitabilmente coinvolta dentro dinamiche che sono “esterne” alla sua volontà e capacità decisionale.

Proprio perché su questa vicenda siracusana sembra essere calato il silenzio, per via degli intrecci e del groviglio di nodi giudiziari e finanziari, che gravano sulla Società – uno dei più importanti gruppi imprenditoriali nel settore immobiliare – e sul suo Presidente, trascinando il destino di questa importante opera turistico-portuale in un ginepraio di opacità, non sarebbe male se l’Amministrazione comunale di Siracusa si facesse carico di acquisire e fornire alla città intera – al fine di rendere edotta l’opinione pubblica – il quadro della situazione e lo stato dell’arte, al fine di produrre elementi di chiarezza e di conoscenza sull’intricata vicenda. Occorre, in altri termini, uscire al più presto da questo senso d’impotenza progettuale e politica, che è derivato dallo stallo dei lavori di completamento dell’opera, dal momento che il tema decisivo del “waterfront” di Siracusa (“il lungomare e l’affaccio della città al mare”) – se giocato con intelligenza e tempestività dalle forze politiche e dall’Amministrazione – potrebbe rappresentare l’asse di uno sviluppo sostenibile e il campo strategico decisivo attorno a cui chiamare a raccolta l’intera città.

E proprio sul tema complessivo del “Waterfront” della città, provo pertanto ad avanzare (e rilanciare) alcune idee e proposte che sono sul tappeto da tempo e che meritano un rilancio dell’attenzione politica e culturale. Una di queste proposte riguarda un tema che il sottoscritto lanciò nella primavera 2008, e che inopinatamente – per responsabilità, insipienza e mancanza di strategia progettuale – nessuno dei principali protagonisti della vita politica ed amministrativa (a destra e a sinistra) seppe e volle raccogliere. Mi riferisco al destino dell’Area dell’Aeronautica militare di via Elorina.

Sostenni a quel tempo che, così com’era avvenuto per la Caserma Abela – con la smilitarizzazione e la concessione dell’area all’uso pubblico, con il respiro culturale, turistico e produttivo che ne è seguito –, a maggior ragione, lo svincolamento della vasta area dell’Aeronautica dal suo ruolo militare (da decenni oramai talmente marginale e ineffettuale, sia per le esigue presenze che per le funzioni militari rimaste) e la concessione della stessa al Comune per finalità urbanistiche-culturali-turistiche, avrebbe effetti di sviluppo davvero dirompenti, di forte qualificazione del volto di Siracusa, con riverberi occupazionali significativi.

Una proposta talmente dirompente che in questi anni non ha visto fermi e immobili le autorità militari dell’Aeronautica che hanno piuttosto messo in atto le loro (legittime) azioni, al fine di assicurarsi la continuità della funzione militare dell’area (oggi talmente dimessa e sottoutilizzata) e, consapevoli di dover rendere convincente questa loro esigenza, hanno saputo intercettare (proponendola negli ambienti del Ministero della Difesa) l’idea di trasferire in alcuni locali e immobili dell’area di via Elorina il Comando (sede) dei Carabinieri, evitando così la costruzione della Caserma dei Carabinieri, prevista nel PRG nella zona alta della città. Un’idea balzana, pensata pretestuosamente per rafforzare il ruolo “militare” di via Elorina, in contrappunto alle prioritarie esigenze della città che, da un uso pieno (pubblico-civile) della vasta area – elaborando un serio piano finanziario, con i Fondi U.E. 2014-2020 – potrebbe aiutare a risanare parte del Bilancio del Comune e riqualificare il volto urbanistico-culturale di Siracusa.

In tutto ciò sorprende l’atteggiamento di assoluto silenzio (direi d’insipienza) da parte del Sindaco e della sua Giunta– forse, per una sorta di “timore reverenziale” verso gli ambienti militari? – che, pur sollecitati pubblicamente dal sottoscritto la scorsa primavera, in occasione del dibattito sulle linee guida del PRG, sono rimasti in assoluto silenzio, senza aver saputo cogliere la proposta e mettere in atto i loro canali diretti e istituzionali con il Presidente del Consiglio per una decisione – smilitarizzare l’area e destinarla al Comune – che l’intera opinione pubblica cittadina vedrebbe con favore.

Ma, nonostante il “decisionismo” di Renzi, l’epigonismo locale non è all’altezza delle capacità politiche del Leader nazionale. La cosa che sorprende è, poi, il silenzio assoluto che tutta la deputazione regionale e nazionale del PD ha mantenuto su questa proposta, al di là delle competenze specifiche, anche al fine di mettere in campo tutto il peso del ruolo politico progettuale e istituzionale che dovrebbe e potrebbe esercitare.

Infatti, sarebbe peraltro esiziale e in totale controtendenza all’esigenza di una piena valorizzazione del rapporto tra Siracusa ed il suo “Waterfront” (in questa straordinaria cornice storico-urbanistica), se l’area di via Elorina restasse nella sua attuale configurazione “militare”, dal momento che un altro, positivo, scenario di rilancio e riqualificazione sta per investire il destino e le sorti dell’area dell’ex-Spero, contigua all’Aeronautica, proseguendo sullo stesso lungomare. Venute meno, infatti, le pretese del progetto originario della Società Spero – “Marina di Siracusa – della costruzione di una troppo estesa piattaforma collocata a mare, funzionale a ospitare centinaia di imbarcazioni, è auspicabile che il nuovo progetto di rilancio dell’intera struttura – comprendente diversi immobili ed ex impianti industriali decadenti e in deriva da diversi decenni –, pur consentendo che la sistemazione dell’area aperta al mare possa consentire attività di nautica da diporto, sia principalmente rivolto alla riqualificazione e riuso produttivo degli immobili che persistono dentro questa importante area, per aprirli alla città, con funzioni plurali, di carattere commerciale, turistico, culturale, ecc – certo di pertinenza “privata”: la Società Spero deve pur assicurarsi il legittimo “profitto” per l’investimento che intende destinare alla riqualificazione dell’area, dopo i decenni di disuso, abbandono e sporcizia che hanno impedito alla città di valorizzare questo suo straordinario patrimonio urbanistico, collocato in centro città. 

C’è da augurarsi che Sindaco, Giunta e l’intera deputazione regionale e nazionale – a prescindere dagli schieramenti di appartenenza – sappiano cogliere al volo le straordinarie opportunità che si aprirebbero per la città se il suo “Waterfront” acquisisse questo volto “pubblico-privato”.

L’idea stessa di poter immaginare la riqualificazione pubblica di quest’ampio patrimonio urbanistico – con tutti i riverberi di carattere occupazionale, “produttivo”, turistico, culturale – dovrebbe smuovere Sindaco e Istituzioni, sgombrare ogni diffidenza e ogni supina incertezza, e veder misurare l’intera classe dirigente della città per porre fine a ogni “rendita di posizione” – siano, queste rendite, eventualmente, anche quelle di poche decine di militari, non disposti a rinunciare a qualche privilegio d’altri tempi. Almeno, in clima di “decisionismo renziano”, ci si aspetterebbe di veder svolgere questo ruolo per una finalità che l’intera città accoglierebbe senz’altro con soddisfazione.

 

 

 

 

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