Il nostro impegno prosegue senza alcuna reverenza per le parti politiche. Quanto finora accaduto è politicamente incoerente con il programma elettorale del sindaco Garozzo
Dal primo numero cartaceo della nuova annata (in edicola il 7 u.s.), puntuali e perseveranti come una «stizzana» [stillicidio isocronico degli orologi ad acqua, gocciolamento sistematico che forma stalattiti e stalagmiti nelle caverne carsiche, termine metaforicamente usato per esprimere il concetto di perseveranza], torniamo a fare il punto sulla vicenda dell’acqua.
La Civetta ha condotto una lunghissima battaglia civica contro la privatizzazione del Servizio Idrico nella nostra provincia. Rivelò inizialmente le criticità del primo affidamento a SAI8 sulla base di una gara che fu poi confermata illegittima dal Consiglio di Giustizia Amministrativa. Ha poi sostenuto l’eroica resistenza dei sindaci della zona montana iblea contro l’affidamento al gestore illegittimo e la fiera opposizione ai commissari con cui il governo Lombardo tentò ripetutamente di piegare tale resistenza. Ha seguito e sviscerato gli aspetti più complicati della lunghissima guerra giudiziaria. Ne ha rivelato interrelazioni con le vicende di un gruppo di potere, forte di agganci che sono stati risolti grazie all’intervento di ispettori ministeriali e a un provvedimento conseguente da parte del CSM. Ha dato il giusto rilievo alle persecuzioni calunniose contro Nicola Bono. Ha affrontato il rischio di ritorsioni contro chi dirige questo coraggioso giornale. Ha seguito l’iter della legge regionale, a partire della proposta di iniziativa popolare, passando poi per il DDL dell’ex assessore Marino, sino all’ultimo DDL, proposto come maxiemendamento dall’assessore Calleri, recentemente destituito. Ha criticato tali DDL assessoriali, che non sono coerenti con la legge di ripubblicizzazione annunciata da Crocetta. Ha giustamente osannato la leggina stralcio del gennaio 2013 con cui Crocetta mise al sicuro i sindaci resistenti da ulteriori interventi di commissari ad acta. Ed ha espresso la giusta esultanza dei sindaci e dei cittadini per la più recente legge 693/14 (a firma di Vinciullo e Di Marco), che ha consentito ai sindaci di chiedere ed ottenere la restituzione degli impianti idrici per avviare la gestione pubblica del servizio.
Ha giustamente criticato senza esitazione il sindaco Garozzo che ha tradito il quarto punto del suo programma elettorale procedendo ad un nuovo affidamento dopo essersi avvalso della legge Vinciullo-Di Marco per riconquistare alla gestione pubblica il servizio idrico. Ha esposto le motivate perplessità contro gli esorbitanti aumenti tariffari praticati dalla curatela e contro le richieste di pagamento a fronte di consumi solo presunti ma non confermati da letture dei contatori. Riferisce, al riguardo, che è in atto un braccio di ferro tra alcuni sindaci (Orazio Scalorino e Alessandro Caiazzo) e i curatori fallimentari, ai quali i primi cittadini chiedono di riesaminare la legittimità degli aumenti e di soprassedere con la riscossione sino a quando non saranno stati letti i contatori ed effettuati i calcoli di quanto va pagato ai Comuni (per il periodo successivo al 20 giugno), all’ATO (per il periodo compreso tra il 25 maggio e il 20 giugno) e alla gestione affidata alla curatela (a saldo dei consumi precedenti).
Continua e continuerà a seguire la complessa vicenda in tutti i suoi risvolti e su tutti i fronti: nazionale, regionale e locale. Sostiene le giuste motivazioni con cui il deputato Vincenzo Vinciullo esprime le sue critiche, da rappresentante dei cittadini, nei confronti di una gara che ritiene politicamente incoerente con il programma elettorale del sindaco Garozzo e amministrativamente discutibile rispetto alle norme europee che disciplinano gli affidamenti di entità superiori al limite di 414.000 €. Ricordiamo ai nostri lettori che l’importo dell’affare messo in gara dal Comune di Siracusa raggiunge la ragguardevole consistenza di ben 16 milioni e 527 mila euro/anno e, dunque, risulta ben superiore alla soglia oltre la quale (secondo le nostre informazioni) è obbligatorio applicare la normativa europea sugli appalti.
Sull’acqua continueremo a condurre la nostra battaglia civica. Contro nessuno, ma anche senza riguardi per nessuno. Il nostro obiettivo è e rimane la ripubblicizzazione del servizio idrico. E con la stessa passione ci schiereremo sempre per la difesa dei beni comuni: l’ambiente, la salute pubblica, la democrazia… Continueremo a fare le pulci a testi di legge come quello, delirante, presentato dall’ex assessore Callari, che Crocetta farà bene a ritirare subito. E continueremo a rivelare le criticità dell’affidamento del servizio locale a DAM ed alle sue consociate: Onda Energia e Ligeam.
Al riguardo diciamo subito che ci sorprende il fatto che il bando di gara (e, prima ancora, l’avviso pubblico per manifestazione di interesse) abbia previsto «l’obbligo [obbligo, si badi, non possibilità!] di gestire il S.I.I. mediante costituzione di una Newco». Ci sembra un fatto piuttosto curioso e destinato a suscitare vari interrogativi. Qualche malpensante potrebbe leggere in tale disposizione quasi un invito ad eludere (o a rendere meno competitiva) la concorrenza, che è l’elemento essenziale di una gara. Sta di fatto che DAM, capofila di un raggruppamento temporaneo d’imprese, di cui fanno parte LIGEAM ed ONDA/ENERGIA, si è aggiudicata la gara con un ribasso dello 0,5333. Striminzito! Le altre due ditte che avevano manifestato interesse, Severn Trent Italia e Acquereggine, non hanno partecipato. Sarà tutto regolare ma, da profani, ci chiediamo se il risultato sarebbe stato lo stesso qualora non ci fosse stata quella strana clausola e se le ditte aspiranti alla concessione fossero rimaste tutte in competizione tra loro. Strana gara: tre ditte interessate si mettono insieme (legittimamente, in ossequio al bando) e due abbandonano il campo.
Noi continuiamo a credere che il servizio non doveva essere affidato ma gestito pubblicamente. Le motivazioni addotte (la salvaguardia di una parte dei posti di lavoro) non ci convincono: sarebbe stato possibile adottare una soluzione che, mantenendo pubblica la gestione, esternalizzasse solo compiti operativi ad una cooperativa, la quale avrebbe potuto ripartire il lavoro (e i relativi compensi) a tutti gli ex dipendenti. Far lavorare meno per far lavorare tutti.
Il nostro giornalismo civico (di inchiesta, di analisi, di approfondimento e di proposta) prosegue. Con lo stesso impegno di prima.

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