Le più rilevanti: manca l’indicazione dei minimi tabellari, al punto k del disciplinare si parla in genere di contratto senza specificarne l’esatta tipologia, telecamere interne, l’esazione indiretta delle rette mensili ma anche il punteggio, la riduzione di orario nel servizi, la continuità lavorativa del personale.
A metter insieme tutti i motivi di protesta sulla questione asili nido comunali si ha di fronte un vero cahier de doléances.
L’amministrazione Garozzo, in continuità con una delibera consiliare della passata legislatura, indice una gara d’appalto per mettere fine a una gestione che le quattro cooperative attive a Siracusa hanno ottenuto in proroga, dopo l’affidamento diretto del servizio, per 20 anni e al nuovo bando seguono le motivate lamentele delle famiglie, spalleggiate da alcuni consiglieri comunali. Questi gli aspetti più contestati: l’aumento delle rette per le diverse fasce di reddito, la prospettata riduzione del servizio annuale da 11 a 9 mesi, con chiusura a luglio agosto settembre e per il periodo tra il 15 dicembre e il 15 gennaio (che dovrebbe a rigor di logica almeno dimezzare la retta del mese), il rischio di non ritrovare, all’inizio del nuovo anno solare, lo stesso personale cui sono affidati bambini piccolissimi che hanno assoluto bisogno di stabilità e certezze.
Sull’altro versante, a essere ribadite con forza, ci sono le preoccupazioni dei 140 dipendenti delle cooperative, che temono per il proprio posto di lavoro, e le esigenze di risparmio di un’amministrazione alle prese con difficili equilibri di bilancio.
Ma ritorneremo in altro intervento sui tanti aspetti del problema e sulle diatribe sorte, su un sistema in cui la politica, alcuni rappresentanti politici hanno determinato fenomeni di metastasi. Un solo esempio: l’improvviso aumento del personale impegnato nel servizio proprio alla vigilia delle ultime elezioni amministrative.
Ora, a poche ore dall’apertura delle buste dei molti partecipanti alla gara, è soprattutto uno l’aspetto su cui riflettere: i dubbi sulla legittimità del bando e del disciplinare di gara. Anomalie che rischierebbero di portare a un annullamento della gara stessa con la conseguenza, temuta da alcuni, di vedere, da una parte, riconfermate le cooperative preesistenti e, dall’altra, la sola fortunata assegnazione dei due asili nuovi di zecca, in locali di proprietà comunale.
Sorvoliamo sulle molte questioni relative ai criteri di attribuzione dei punteggi, a come sarebbe possibile aggirare alcuni ostacoli per l’aggiudicazione, a una riduzione d’orario nella prestazione del servizio non in linea con gli standard fissati a livello regionale, alla continuità lavorativa del personale e delle educatrici messa in forse, e soffermiamoci invece sulle più evidenti criticità.
L’assenza dell’indicazione dei minimi tabellari, direttamente connessi alla tipologia contrattuale delle cooperative sociali (quindi il costo reale del personale sotto il quale è impossibile andare), inquinerebbe di fatto l’offerta di gara consentendo discutibili proposte giocate al ribasso.
Come mai al punto k del disciplinare non viene specificato quale sarà il contratto di lavoro dei dipendenti delle cooperative?
E ancora: in base a quale norma si prevedono telecamere di controllo all’interno degli asili in totale difformità rispetto al divieto vigente di riprendere bambini e personale sul posto di lavoro?
E infine (per il momento): possono le cooperative assumersi l’onere di esattori delle rette mensili in luogo dell’amministrazione? E una volta che siano iscritte a bilancio le risorse complessive per il servizio di tre anni (4 i lotti, ogni lotto comprende due asili e vanno in coppia: per il lotto 1 e 2 è prevista la somma pro capite di 2milioni e 92mila euro, per il 3 e il 4 di 1 milione e 663mila, sempre per ciascuno) quale destinazione avranno le somme da scomputare in quanto già prelevate dalle cooperative?
Per evitare confusione e balletti di cifre non sarebbe più opportuno che l’amministrazione continui a riscuotere direttamente le rette versate dalle famiglie?
Dubbi e domande che si dice sarebbero emersi se l’amministrazione avesse mostrato maggiore disponibilità a un confronto franco e aperto anche con i rappresentanti delle parti sociali.
Ma così sembra non essere stato.

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