Il dottor Bonomo: “Per la mia correttezza 25 anni di torture”

Il responsabile della UOST Medico Legale INPS di Noto, che ha trovato sul parabrezza della sua auto un proiettile e minacce di morte per lui o per il figlio, scrive al Prefetto: “Ambienti malavitosi mi imputavano di essere zelante nelle visite mediche per l’invalidità”

 

La Civetta di Minerva, 6 ottobre 2017

Questa la lettera aperta inviata al Prefetto di Siracusa dal dottor Eugenio Bonomo, che un paio di settimane fa ha trovato sul parabrezza della sua auto un proiettile calibro 7,62 (usato dalla Nato per operazioni di guerra) e un biglietto con minacce di morte per lui e per il figlio.

“Nell’aprile 1994 – scrive – in seguito a progressione di carriera, passai dal Centro Medico-legale INPS di Siracusa, ove operavo dal 1986, a quello di Noto. Nel corso dei primi mesi di attività presso la nuova sede, fui costretto a revocare numerose pensioni di invalidità, in quanto alle visite di revisione da me effettuate non ritenni ancora sussistenti le motivazioni sanitarie che avevano dato luogo, negli anni precedenti, alle prestazioni.

“Trascorsi 4 o 5 mesi (era fine agosto 1994) un sabato sera, rincasando intorno a mezzanotte trovai davanti al cancello elettrico del condominio ove allora abitavo tre persone le quali, allorché azionai col telecomando l’apertura del cancello, si posero avanti alla mia auto. Avendo loro chiesto di farmi passare, uno dei tre si avvicinò e mi chiese se fossi il dottor Bonomo. Dal momento che il condominio era di notevolissime dimensioni, che ero l’unico medico che vi abitasse e che, spesso, capitava che qualcuno avesse bisogno di un medico, per cui venivo chiamato per soccorso, risposi di sì e, sceso dall’auto, chiesi se qualcuno stesse male.

“Per tutta risposta lo sconosciuto mi pose una mano su una spalla e mi disse che da quel momento avrei dovuto essere più elastico nella mia attività medico-legale a Noto in quanto “…da quando c’ero io, a Noto non si poteva vivere più…”. Ovviamente ebbi paura, ma seppi nasconderla e risposi che avrei continuato a fare il mio dovere come sempre non essendo sensibile né alle minacce né alle raccomandazioni di chicchessia. Mi fu risposto che, al momento, mi si faceva solo un avviso e i tre se ne andarono.

“Pur se, comprensibilmente, preoccupato, non diedi alla cosa eccessivo peso e continuai a fare il mio lavoro in scienza e coscienza. Passò circa un mese e una mattina ebbi la brutta sorpresa di non trovare l’auto che avevo parcheggiato la sera precedente (con tre antifurti inseriti) dentro il parco condominiale chiuso da cancello telecomandato. Dopo circa un mese acquistai un’altra auto e dopo soli 19 giorni, malgrado gli antifurti, anch’essa scomparve dallo stesso parco condominiale.

“A quell’epoca andavo a caccia con l’allora Comandante Provinciale dell’Arma dei CC Col. Pighin e con il Procuratore della Repubblica Dott. Favi. Andai al Comando dell’Arma e, definendomi “particolarmente sfortunato”, chiesi al Col. Pighin se sapesse dirmi qual era un’auto diesel alla quale i ladri d’auto non fossero interessati (mi avevano rubato due Audi). Fu così che acquistai una Rover 418 GSD che, per quanto mi fu detto in Caserma, pareva non essere rubata frequentemente. Dopo una settimana dall’acquisto la trovai semidistrutta. Ricevetti, inoltre, una telefonata con la quale mi si minacciava di “…ben altro… (così mi fu detto) se avessi continuato ad essere…così zelante…”.

“A quel punto mi allarmai moltissimo e cominciai a temere il peggio. Mi recai alla Procura della Repubblica e ne parlai col Procuratore. Fu egli stesso a consigliarmi di prendere qualche precauzione munendomi di un’arma ed egli stesso telefonò al Prefetto per avere un suo parere circa la possibilità di rilasciarmi il porto pistola. Dopo pochi giorni avevo la licenza e, con mio sommo rammarico, cominciai a circolare armatoˮ.

“Fortunatamente la cosa si fermò alle minacce ed ebbi un periodo di relativa tranquillità. Nel 1996, però, accadde un episodio parecchio inquietante e ringraziai Iddio di avere quell’arma. Mentre visitavo un’anziana signora, nei locali del CML INPS di Noto (quella mattina non era presente l’infermiere ed ero solo nel gabinetto diagnostico), improvvisamente la porta della mia stanza fu spalancata da un tizio del quale, dato il tempo trascorso, non posso ricordare né il nome né il volto. Ricordo, però, con esattezza che, naturalmente irritato, dissi: Ma come si permette di entrare così e mentre sto visitando? Che vuole? Con aria minacciosa e in preda all’ira, il tizio rispose: “…cchì vògghiu? Vògghiu vìdiri cchì manciàsti stà matìna!” e, nel dire queste parole, estrasse dalla tasca un coltello a molla e si avventò contro di me. Per fortuna fui più veloce di lui ed, estratta la pistola dalla fondina, gliela puntai addosso intimandogli di fermarsi. Alla vista dell’arma si bloccò. Gli dissi di deporre l’arma sul tavolinetto che stava accanto alla porta e di arretrare nel corridoio e lui obbedìˮ.

“Tranquillizzata la vecchietta con la quale stavo parlando, presi il coltello, lo chiusi, riposi la pistola e spiegai allo sconosciuto che non era sicuramente quello il modo di risolvere qualsiasi problema vi fosse. Gli spiegai che se si fosse avventato su di me mi sarei difeso e ciò avrebbe comportato: per lui qualche grave ferita (l’arma la puntai alle gambe) e per me un processo per eccesso di legittima difesa, mentre le nostre famiglie non avrebbero certo vissuto momenti felici. Si calmò, scoppiò a piangere e mi chiese perché gli avessi rifiutato la domanda di pensione. Chiarii dopo qualche minuto che non gli avevo rifiutato un bel niente in quanto era un infartuato con una marcata nevrosi reattiva; la prestazione non gli era stata concessa amministrativamente per carenza dei requisiti contributivi. Lo invitai a liberarsi di quel coltello o ad usarlo, in futuro, solo per tagliare il pane e lo feci riflettere su quanto avesse sbagliato. Si trattava solo di una persona disperata alla quale erano saltati i nervi; quindi, impietosito dalla situazione infelice e dal momento che ero riuscito ad evitare che un momento di rabbia si trasformasse in una tragedia, e convinto che mai più avrebbe ripetuto quel genere di azioni, lo accompagnai fuori dal CML. Davanti a me buttò il coltello attraverso la griglia del tombino che stava davanti all’ingresso dell’Istituto, mi ringraziò per la lezione di vita e non lo vidi mai più. Se non avessi avuto quell’arma o non avessi avuto nervi ben saldi, oggi probabilmente non ci sarei più e quell’uomo si sarebbe trasformato in un criminale distruggendo sé stesso e la sua famigliaˮ.

“Nel 1998 (abitavo già a Melilli) ne accadde un’altra. Uno zingaro (purtroppo Noto ne è piena) venne a minacciarmi fin sotto l’Istituto. Mi disse che avevo negato la prestazione ad uno di loro (non mi disse chi fosse) e mi promise che me l’avrebbe fatta pagare “…aprendomi la testa in due…”. Gli risposi che avrebbe fatto meglio a riflettere e ricambiai la …promessa.. dicendogli che mi sarei difesoˮ.

“Non presi la cosa sul serio perché di tali minacce me ne giungevano (e me ne giungono) a centinaia. Invece, dopo alcuni giorni, subito dopo essere sceso dall’auto, al mio arrivo a Noto, vidi la stessa persona scendere da un’altra auto e avvicinarsi a me minacciosamente brandendo un tubo di ferro. Bastò spostare la giacca e scoprire la fondina che il mio potenziale aggressore ritornò velocemente in macchina e sparì.

“Ci fu un lungo periodo di “calma”, ma circa tre anni fa, mentre era Direttore della Sede INPS di Siracusa il Dott. Caruso, gli arriva una lettera anonima con un disegno raffigurante due bare e i nomi mio e del dott. Filippone e non ricordo quali frasi di minacce. Il Dott. Caruso ne parlò con il Ten. Mazza della GDF ma poi fu deciso di non procedere ulteriormente.

“Circa 2 anni fa, mentre mi recavo al lavoro a Noto, giunto allo stop in prossimità della caserma dei VV FF, mentre ero girato verso destra per vedere se arrivassero auto dal lato di Avola, avendo il finestrino abbassato, mi sentii toccare alla spalla sinistra. Voltatomi mi accorsi che era la mano di un tipo seduto su una moto guidata da un altro (entrambi con casco integrale con vetro oscurato). Pensando si trattasse di qualche collega amministrativo dell’Ufficio, dissi “Chi sei?” e quello, stringendomi la spalla…: “Dutturèddu, nni stàmu ènnu a travagghiàri? Buon lavoro duttùri, buòn lavoro! Ppì òra cci dicièmu sùlu buòn lavoro, ma stàmu càlmi!” (o qualcosa del genere, ora non posso ricordare con esattezza cosa mi disse, ma feci esposto alla caserma dei CC di Noto e verbalizzò tutto il M.llo Carta). Ovviamente ingranai la prima e partii come un razzo lasciando i due allo stopˮ.

“Il 10 ottobre 2016, alle ore 10,30 circa (posso dirlo con esattezza perché ho rintracciato la mia segnalazione al Dirigente della Sede di Siracusa) essendo sceso in macchina per prendere le chiavi del cassetto della sala visite dimenticate in auto, ebbi la spiacevole sorpresa di trovare entrambe le fiancate della mia Audi A 4 danneggiate da presumibile atto vandalico (il terzo nell’anno e sempre in occasione di parcheggio in via Eschilo in prossimità del CML). Feci riparare l’auto, ma il giorno seguente la riconsegna da parte del carrozziere, la ritrovai tale e quale a prima. Da allora non la faccio più riparare, tanto è inutile. Ovviamente in quell’occasione sporsi denuncia contro ignoti presso la Questura di Siracusaˮ.

“Ieri 20 settembre 2017, alle ore 13,45 circa, mentre prendevo l’auto parcheggiata in via Di Natale, alle spalle dell’INPS di Siracusa, per recarmi a Sortino per visite domiciliari, trovo incastrato sul parabrezza, tramite il tergicristallo, una cartuccia cal. 7,62 NATO che fermava un bigliettoˮ.

“Sono riuscito a leggere il biglietto solo presso la Caserma dei CC, in quanto, nelle immediatezze del ritrovamento, prudentemente non ho toccato nulla e il biglietto era rivolto verso l’interno dell’auto e non era leggibile. I CC hanno raccolto quanto ritrovato sull’auto e stanno procedendo a rilevare eventuali impronte, ma temo che anche questa volta non si riuscirà a capire la matrice di queste iniziativeˮ.

“Allora mi chiedo: Ma la Prefettura, che con la presente INFORMO su tali inquietanti circostanze, non ritiene sia il caso di provvedere per una efficace sorveglianza ambientale nei pressi dei nostri uffici? O bisogna lasciar correre sempre rimandando gli interventi ad epoca posteriore alla data (che spero non giunga mai) in cui qualcuno di noi Medici legali previdenziali sia fatto segno di “…PIU’ INCISIVI ATTI…”? Qualora la Prefettura optasse per questa seconda opzione, mi è gradito comunicare che i Medici INPS sono ben poco interessati alle espressioni del “più sentito cordoglio” , mentre sarebbero ben più sereni se l’Ecc.mo Sig. Prefetto decidesse di attuare un efficiente ed efficace piano di sorveglianza e protezione, magari trattando l’argomento in sede di Comitato Prov.le per l’ordine e la sicurezza pubblicaˮ.

“Nell’auspicare che questa mia sortisca qualche effetto, mi è gradita l’occasione per esprimere i sensi della più alta considerazione”.

 

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