La Facoltà di Architettura è oro che non sappiamo sfruttare

La si dovrebbe coinvolgere nel recupero di piazza Santa Lucia e di Mazzarrona, e anche il consulente non ci costerebbe nulla – Elezioni, la vocazione della Sinistra al suicidio

 

La Civetta di Minerva, 6 ottobre 2017

A volte uno ha l’oro nelle mani e non se ne accorge; questo è un vecchio detto, frutto di sapienza antica che si adatta al caso di cui scrivo.

Noi siracusani abbiamo la fortuna di avere una facoltà di architettura ma per la classe politica, tutta intera senza esclusione alcuna, e purtroppo anche per quella imprenditoriale, è tamquam non esset, come se non ci fosse. Eppure questa nostra facoltà è retta da un preside molto titolato ed ha professori che pubblicano su riviste molto severe nel dare ospitalità agli scrittori.

Da che mondo è mondo, questi illustri cattedratici sfruttano i loro assistenti imponendo loro studi e ricerche che poi utilizzeranno per le loro pubblicazioni; e quando gli assistenti stanno per scoppiare usano l’arma della tesi di laurea: ai laureandi più meritevoli assegnano tesi cui attingeranno a piene mani per i loro fini scientifici. Fatta questa premessa, i nostri consiglieri comunali, ma anche col buon esempio del loro sindaco, hanno snobbato questa nostra facoltà di architettura.

Ma del resto che bisogno hanno di rivolgersi a urbanisti? Sopperisce la loro vasta cultura. Ed hanno ragione; ad eccezione dell’architetto Pappalardo, dell’avv. Tota e del giovane laureando in legge Tony Bonafede, tutti gli altri sono uomini di eccezionale cultura che prescinde dal pezzo di carta che hanno i tre titolati colleghi: loro si sono consumati gli occhi a leggere testi su ogni materia di cui si occupano in Consiglio Comunale e specialmente nelle commissioni consiliari dove nascono profonde e dotte discussioni attestate dal numero delle sedute in cui discettano anche di filosofia del sapere.

Andiamo al dunque: è sotto gli occhi di tutti che Ortigia e la zona umbertina stanno scoppiando: urge un grande posteggio. Il problema è dove farlo. Qui dovrebbe sopperire la nostra facoltà universitaria; abbiamo l’oro nelle mani e non lo spendiamo. Abbiamo bisogno di idee, se farlo sotterraneo (ma c’è la sovrintendenza pronta a bloccare ogni scavo al ritrovamento di una pietra antica); se farlo sul mare con dei pontili mobili, o se sventrare vecchi immobili di poco o di nessun pregio? Tante ipotesi: basterebbe assegnare su questo tema delle tesi a giovani laureandi e avremmo la freschezza e genuinità d’idee di nostri ragazzi su cui potremmo e dovremmo attingere a pieni mani.

Per non parlare della zona di Santa Lucia così adiacente al nostro Santuario; cosa dobbiamo fare per far decollare un turismo religioso che sia espressione di amore per la nostra Madonna delle Lacrime ma che sia anche strumento di ricchezza e di lavoro? Guardiamo per un attimo ai tre milioni l’anno di pellegrini che vanno a Medjugory, e ai milioni di uomini e donne imploranti che vanno da padre Pio: queste persone in qualche posto devono pur mangiare e dormire. Anche il turismo religioso è un’industria, materia che non viene insegnata in Seminario, ed allora devono supplire i nostri urbanisti che studiano a piazza Castello Maniace; i nostri Consiglieri Comunali sono a piazza Duomo e mai hanno avuto l’umiltà di fare duecento metri per andare a chiedere aiuto a chi studia urbanistica.

Ma ancora, perché non richiedere al Preside di Architettura di assegnare tesi sul recupero sociale ed urbanistico di Mazzarona? Un dialogo fra classe politica e categoria universitaria deve pur incominciare: io propongo di iniziare con due tre o borse di studio l’anno di una certa consistenza per tesi di laurea con tematiche su Siracusa; poi una più stretta collaborazione avverrà da sola, per caduta; basta conoscersi e riconoscersi.

Per il relativo bando abbiamo a portata di mano un gran bel consulente che non ci costerebbe un solo centesimo, Salvo Baio quello che ha portato l’Università a Siracusa. In qualche modo l’oro che abbiamo nelle mani dobbiamo saperlo sfruttare.

La vocazione al suicidio della sinistra – Nel solco della sua secolare tradizione la sinistra siciliana ha scelto ancora una volta la strada del suicidio.

Per un miracolo di Renzi da tre si sono ridotti a due gli aspiranti presidenti di palazzo D’Orleans: un qualche ministero promesso a Crocetta gli ha fatto prendere la dolorosa ma gloriosa strada dell’abdicazione e così sono rimasti in due: Fava e Micari. Nessuno dei due potrà vincere; sono diventati i migliori alleati del perito agrario Musumeci e del geometra Cancelleri che si contenderanno la vittoria.

La gente che teme l’avvento di un populismo giustizialista senza programmi si vedrà costretta a votare per la destra anche se per sua cultura e per suo passato politico è stato sempre orientato al sociale, quel sociale sempre bandiera di ogni sinistra sia italiana sia europea.

Ci consola che la doppia candidatura della sinistra non trovi causa, almeno questa volta, in una scissione per un fatto ideologico.

Se Renzi invece della Mogherini avesse fatto ministro degli esteri europeo D’Alema, non avremmo avuto nessuna scissione e non avremmo avuto né “la sfida gentile” di Micari né lo “spudoratamente onesto” di Fava.

Già gli slogan elettorali scelti dai due candidati della sinistra ci dicono della personalità di ciascuno di loro: insignificante “la sfida gentile” perché non la gentilezza conta in politica, ma le idee e d’idee un rettore di università ne dovrebbe avere, solo che le ha lasciate a casa. Insignificante anche lo “spudoratamente onesto” di Fava, come se l’onestà non fosse un requisito base per ogni politico; è il di più per votarlo?

Nei giorni scorsi ho avuto una discussione con due amici cancellieri, ambedue della sinistra scissionista, che mi hanno confermato in un mio giudizio. La candidatura Fava ha lo scopo di non far eleggere il candidato ufficiale del PD, per non dare a Renzi una palma di vittoria. Fatta questa conquista, gli scissionisti attendono il redentore: una volta che Prodi ha detto ”sono vecchio e non voglio grane”, il nuovo redentore l’hanno trovato nell’ex sindaco di Milano.

Pisapia riunirà tutte le anime della sinistra; farà un nuovo partito della sinistra e Renzi se ne andrà a casa ben legnato. All’anima della democrazia: se ne va a casa un eletto segretario di un partito con due milioni di voti; governerà la sinistra un uomo eletto da D’Alema, Bersani e qualche insignificante politicuzzo del PD.

Se tutto questo avverrà, che il povero Pisapia si ricordi di Bertinotti: nel nome degli ideali della sinistra Bertinotti sfiduciò il governo Prodi; riconsegnò l’Italia a Berlusconi e da quel momento in poi la sinistra non ha più vinto alcuna elezione per palazzo Chigi.

Anche in occasione delle regionali siciliane la sinistra ha salvato la sua anima nascosta ma vera: la sua innata vocazione al suicidio.

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