Niente simboli di partito, solo facce; una specie di Grande Fratello. Comunicazione deturpante e costosa, proprio quando il M5S raggiunge gli elettori col web
La Civetta di Minerva, 22 settembre 2017
Facce. Ce ne sono di tutti i tipi. Di fronte, di profilo, a braccia aperte, in pose ammiccanti o rassicuranti. Puntualmente all’approssimarsi della competizione elettorale appaiono come i funghi in autunno, le lumache dopo la pioggia, i totò per i morti, le zippole per San Martino. Solo che non si trovano sui banchetti del mercato, né tra i gazebo fuori dai panifici. Ce li ritroviamo sui cartelloni 3 x 6 o 4 x 3, sui parapedonali lungo le vie, sui tabelloni agli incroci, sugli spazi pubblicitari sparsi per la Città. Spesso abusivi o fuori legge.
Sono facce. Soltanto facce. Facce col pizzo, facce coi baffi, facce sbarbate, con gli occhiali o senza, pelate o chiomate (non tanto). Siamo circondati da facce che guardano, sorridono, invocano, appellano. Ma con gli occhi o lo sguardo. Nessun messaggio, nessuna parola, nessuna indicazione specifica. Una specie di Grande Fratello per fortuna non inquietante ma ossessivamente presente nella quotidianità urbana. Alcuni hanno uno slogan appena accennato, pochi con l’indicazione delle prossime elezioni regionali.
Sono gli aspiranti Presidente e Deputati Regionali (in realtà lo deduciamo facilmente, se non altro per esperienza e ridondanza vissuta) che ci comunicano la loro candidatura senza altro messaggio che la loro sfacciata faccia. Chissà qual è la molla, la ragione o il bisogno che spingono questi personaggi (tutti o quasi) a divulgare esclusivamente la loro faccia come messaggio promozionale. Non è indicato il partito di appartenenza né per quale coalizione concorrono, spesso neanche il candidato Presidente che appoggiano. È anche capitato in passato che, dopo i primi cartelloni e manifesti, il candidato si sia ritirato o addirittura abbia cambiato partito.
Qual è il modello di elettore a cui queste menti si rivolgono? Quale percezione di elettorato hanno definito e individuato? Che idea hanno su cosa vorrebbe un elettore medio dai candidati?
Nel 2017, in piena era digitale e supertecnologica, della comunicazione rivoluzionata, dell’evoluzione strumentale, c’è ancora chi pensa di perseguire una modalità comunicativa e promozionale così inutilmente efficace, così visivamente deturpante, così sconsideratamente costosa. Come se un semplice e normale cittadino potesse essere sufficientemente informato, rassicurato, ragguagliato e rinfrancato soltanto dalla faccia. Nulla si ha da sapere sulla storia, il curriculum, le competenze, le idee e il progetto del candidato Solo la faccia.
Niente ancora ha insegnato l’esperienza comunicativa dell’antipolitica (o nuova politica?), dei movimenti di massa (o populisti?). Eppure, almeno in questo, il Movimento 5 Stelle è stato di grande esempio: nessun manifesto, nessun faccione, nessun cartellone, una campagna pubblicitaria basata quasi esclusivamente sul web e sui social, quasi a costo zero. Tuttavia il loro messaggio è arrivato, si è diffuso e ha preso consistenza. Senza altri mezzi e strutture, senza sedi e senza costose strategie di persuasione sono riusciti a diventare il primo partito (o quasi). Accanto all’altro primo partito (o quasi) dell’astensione, dei disillusi, degli amareggiati e schifati, di chi non ha altra scelta che prendere le distanze da un sistema, da un’idea di politica sempre più distante dai reali bisogni e dal buon senso.
Qual è la linea di confine tra il messaggio rivolto alla pancia e quello rivolto alla testa dei cittadini? Come mai ancora non si comprende che sono proprio questi stili e questi metodi che stanno allontanando sempre più la gente dalla politica? Che gli abusi, gli sprechi, la sfrontatezza, non sono più sopportati dalla comunità che invece richiede sobrietà, moderazione, rispetto?
Quando la buona politica, come il buon senso, la buona amministrazione, la buona gestione diventeranno finalmente la regola e non l’eccezione della nostra vita sociale?
Forse qualcosa deve ancora accadere. Forse la vecchia (o mala) politica deve ancora imparare. Forse il cittadino deve ancora crescere. Forse le delusioni e i fallimenti non sono ancora stati sufficienti. Ma la strada è intrapresa, il percorso avviato. Il tempo di una politica semplice, giusta, davvero al servizio della città sembra delinearsi all’orizzonte. O si capisce che lo scenario deve cambiare o saranno sempre di meno quelli che andranno a votare e sempre di più quelli che non lo faranno o voteranno contro. Tanto per.

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