Siracusa Pride 2017: cronistoria di un marcia per i diritti civili

Colori, suoni, sorrisi ed applausi. Una festa colorata per le vie della città. Vladimir Luxuria: “Il Siracusa Pride 2017 dedicato a chi non ha partecipato per paura di essere additato gay o lesbica”

[Salvo La Delfa] E’ festa arcobaleno nelle strade di Siracusa in questo caldo sabato pomeriggio di questo torrido luglio. Da viale Augusto, proseguendo per corso Gelone, via Catania, Corso Umberto e ponte Umbertino, giungendo fino all’Antico Mercato di Ortigia si snoda il corteo del Siracusa Pride 2017 che quest’anno ha il titolo “La Trans-formazione”.

Certo il Pride di Siracusa non è, almeno nei numeri, confrontabile a quello delle grandi città, ma non ha niente da invidiare ai più importanti, è un bonsai che possiede tutti gli elementi degli altri.

Colori, odori, suoni. Sorrisi, applausi, slogan. Bandiere, palloncini azzurri e bianchi. Gli studenti della Rete, con a capo Beatrice Lindner e Gabriele Fichera, che animano con la loro vivacità ed allegria il retro del corteo, gli attivisti di Amnesty con l’instancabile Adriana Canclini, i responsabili dei gruppi Arcigay provenienti da tutte le parti d’Italia, i sindacalisti della UIL, le” drag queen”, semplici curiosi, cittadini impegnati marciano insieme mentre la “Gianna Tribute band” da un cassone di un furgoncino affittato, che si fa largo tra la gente, canta ed invita gli altri a farlo.

C’è Giovanni Caloggero, consigliere nazionale di Arcigay, punto di riferimento insostituibile di Armando Caravini, e c’è Dario Accolla, siracusano, giornalista di Gaypost e scrittore, attento osservatore di ciò che accade nel mondo LGBT. Dario mi presenta la mamma che non è voluta mancare a questa marcia.

In mezzo tanta gente, tanti ragazzi, con un cuoricino arcobaleno sul petto, oppure con magliette su cui campeggiano frasi del tipo “Love is Love” e “L’omofobia è la malattia”. Una festa colorata, ripresa da centinaia di selfie ad immortalare questo momento.

In testa al corteo, Pamela Capodieci, attivista di Arcigay, l’attore Enrico Lo Verso, il vicesindaco Francesco Italia, Adriana Prazio del Centro Antiviolenza “La Nereide” e Mirella Abela, organizzatrice. Ma ad attirare le attenzioni di tutti è lei, Vladimir Guadagno, in arte Luxuria, la madrina del Pride. In un vestito a pieghe, variopinto, non lesina sorrisi e si mostra disponibile per foto ed abbracci. “E’ una bella donna”, questi sono i commenti che si sentono da uomini e donne che hanno la possibilità di vederla dal vivo per la prima volta.

Le anime di questo Pride, Armando Caravini, presidente di Arcigay Siracusa e Maria Vittoria Zaccagnini, psicologa dell’Associazione, invece preferiscono volteggiare attorno al corteo, curano i particolari, sostengono i partecipanti e si divertono come tutti gli altri: Armando Caravini, giunti sul ponte Umbertino, improvvisa anche un balletto divertente.

Mi intrufolo nel corteo alla fine di Corso Gelone e mentre sono rapito dalla musica e dall’allegria dei partecipanti alla marcia, ricevo una telefonata da un mio amico che appena sa che sono al Pride mi fa la solita battuta: “Ma stando lì perdi la reputazione..!”. Non mi stupisco, conosco il pensiero medio dei siracusani ed è proprio per questo che avevo deciso di partecipare. Bisogna dare un segnale, e queste sono le occasioni giuste da non perdere se si vuole, pian piano, cambiare la mentalità di questa città che ancora trattiene elementi provinciali, da piccolo paese.

Giunti all’Antico Mercato di Ortigia, Armando Caravini condivide con tutti il successo non solo della marcia ma dei tre giorni di attività. Ringrazia le associazioni partecipanti, i rappresentanti dei circoli Arcigay, l’amministrazione comunale, e fa salire sul palco anche Pina Bonanno, storica attivista del movimento, in anni in cui era difficile operare. Il ringraziamento iniziale Armando lo riserva alla sua famiglia che lo supporta in queste attività e che non gli ha fatto mancare mai l’appoggio.

Ma è Vladimir Luxuria che pronuncia le parole più significative: “Questo Pride è dedicato a quei ragazzi che non hanno avuto la determinazione e la forza giusta per essere qui in questo momento, che non hanno avuto la forza di dichiararsi, che hanno rinunciato a partecipare pensando di essere visti o di essere fotografati e poi essere additati come gay o lesbiche. E’ dedicato a tutti quelli che si sono visti e si vedono sbattuti in faccia una porta nel mondo del lavoro perché ritenuti “diversi”, a tutti quelli che vengono considerati malati”.

Più tardi, durante la presentazione del suo libro, riguardo alla questione gender nelle scuole dichiarerà: “Noi non vogliamo trasformare un etero in gay, bastiamo quelli che ci siamo e siamo già tanti, non abbiamo bisogno di fare i missionari, vogliamo, soprattutto parlando nelle scuole, dove c’è tanto bullismo ancora omofobo cercare di inculcare nei ragazzi la cultura del rispetto, vogliamo evitare che un etero si trasformi in un bullo omofobo”.

In questo sabato caldo di estate siracusana, da viale Augusto all’Antico Mercato di Ortigia tanta strada è stata percorsa. E’ la stessa strada che in questi anni le associazioni LGBT hanno intrapreso, per rivendicare un diritto civile e una libertà che ancora non sono stati totalmente raggiunti. Ma la rotta è tracciata e il Siracusa Pride 2017 è stato una tappa fondamentale in questo cammino.

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