Amministrative, un sistema elettorale così così

Alcuni candidati a sindaco si differenziano al primo turno per poi sedersi a tavola al ballottaggio.  Sarebbe preferibile escludere la possibilità di post-alleanze per ridurre la competizione ai due più votati, anche per non stravolgere il programma presentato

 

La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017

Il sistema elettorale per la scelta dei sindaci funziona, ma presenta degli inconvenienti sui quali sarà bene avviare qualche riflessione. Il sindaco viene eletto direttamente dai cittadini, in qualche caso già al primo turno o, quasi sempre, con il ballottaggio, in un secondo turno, a distanza di quindici giorni. Il sistema è ibrido: ha una impostazione maggioritaria ma anche… proporzionale. Infatti, consente alleanze esplicite per il ballottaggio, ma anche implicite o sottaciute già prima del primo turno. In questo caso il primo turno si riduce ad una sorta di primaria di coalizione. In altri termini, i candidati (anche quelli che non possono ragionevolmente arrivare a sfidare il più forte) si presentano tutti come candidati a sindaco; poi, in base ai voti ottenuti nel primo turno, si coalizzano; non tanto sulla base di un programma comune, quanto in base ad una logica spartitoria da manuale Cencelli o in seguito a stipulazioni pattizie in cui ciascuno può ottenere il maggior numero possibile di poltrone assessoriali o di promesse e garanzie sulle “priorità” politico amministrative della compagine. Non è difficile immaginare nei vari contesti i possibili patteggiamenti levantini, da fiera dell’Est, e la varietà degli interessi in gioco.

Sarebbe preferibile escludere la possibilità di alleanze dopo il primo turno, in modo da evitare queste dinamiche, probabilmente non previste da chi ha ideato il sistema in questione?Escludendo le alleanze posticipate, la competizione si risolverebbe tra il primo e il secondo dei candidati più votati nel primo turno. Ciò spingerebbe a formare coalizioni alla luce del sole già prima del primo turno. E tutto sarebbe più chiaro. Invece attualmente la furbizia della vecchia politica spinge a snaturare la competizione, a prospettare nel primo turno programmi vaghi (meri propositi) e a raggranellare consensi da far pesare poi in un patto di mediazione tra interessi magari non troppo espliciti. Quel che è più grave, i vecchi esponenti della politica clientelare trovano comodi sotterfugi per contare i consensi afferenti al loro personale feudo elettorale e far contare il peso del malloppo di voti ottenuti in sede di successiva trattativa. Forse, se venisse esclusa la possibilità di apparentamento dopo il primo turno, i cittadini vedrebbero già in partenza in quali formazioni sarebbero annidati i capi-bastone della vecchia politica. E potrebbero optare per candidati privi di supporter impresentabili o di personaggi incompatibili con una buona politica. Forse! Sarebbe opportuna qualche riflessione.

La seconda questione su cui bisognerebbe riflettere è quella delle liste plurime. Oggi ogni candidato può essere sostenuto anche da tre liste diverse. Nulla di male, in teoria. Anzi, la cosa consente ai candidati della società civile di sostenere un candidato sindaco senza dover confluire in una lista di partito. Il sistema quindi offre la possibilità di ottenere rappresentanza a gruppi e movimenti civici, all’associazionismo, ecc.  In pratica però ciascun candidato alla fiera dell’Est (e non al ruolo di sindaco) mobilita con tre liste uno stuolo di amici e di parenti (o di clientes) che esprimeranno il voto per appartenenza familiare o per vincolo clientelare e non per scelta. Insomma il sistema si presta ad una degenerazione tribale, che riguarda potenzialmente tutte le formazioni, anche se in realtà non tutti hanno applicato la strategia delle liste plurime. Per esempio l’hanno disdegnata i pentastellati. Ma solo essi.

Infine va notato che alcuni partiti scompaiono del tutto, mimetizzandosi dietro liste varie a cui vengono assegnati nomi di (non troppa) fantasia.Poco male!Un partito come quello di Alfano potrebbe avere localmente personaggi più stimati e più facilmente votabili rispetto all’immagine di cui esso gode (o soffre) a livello nazionale. E questi possono legittimamente scegliere di presentarsi con una formazione che assuma un nome più seducente.  Ma la domanda che vogliamo proporre all’attenzione di tutti è la seguente: tutto questo consente alla politica tradizionale solo di mimetizzarsi o non concorre anche alla liquefazione dei partiti tradizionali? E questo presenta solo aspetti positivi o anche negativi?Il dibattito è aperto.

 

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