Vicenda sicuramente contorta e che abbisogna di una chiara ricostruzione delle cause ed eventi. La Magistratura, chiamata in causa, indaghi su quanto accaduto fin dagli inizi
La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017
È dei giorni scorsi la notizia, resa in una conferenza stampa dall’amministrazione comunale di Augusta, che dell’annosa “questione” del Faro se ne occuperà la magistratura, poiché, in quella che è ormai diventata una guerra tra ex grillini e grillini in servizio permanente effettivo, per l’ennesima volta si preannunciano querele. Questa volta ci si concentrerà, a meno di smentite dell’ultim’ora, sulle dichiarazioni dell’ex assessore al bilancio (di cui abbiamo dato puntuale notizia nel precedente numero del giornale) e su presunte sottrazioni di documenti relativi alla vicenda del parcheggio del Faro.
Come si ricorderà, nei numeri del nostro giornale pubblicati il 13 e il 27 maggio e il 10 giugno dello scorso anno abbiamo riferito con abbondanza di particolari e con puntuali notizie sulla vicenda. Abbiamo riferito di come l’allargamento della strada che porta al tradizionale punto di ritrovo estivo della maggioranza di cittadini augustani venne eliminato dal piano triennale delle opere pubbliche, nonostante il comune avesse iniziato la pratica di esproprio dei terreni necessari all’allargamento della sede viaria ed avesse speso ben 15.000 euro per la pubblicazione sui giornali dell’avvio delle procedure, nonché dell’abbandono del percorso avviato dalla precedente amministrazione dell’acquisizione delle aree per i parcheggi e delle fantasiose soluzioni “inventate” per illustrare percorsi alternativi, come l’utilizzo di biciclette o di pulmini.
Oggi l’amministrazione mette un’altra pezza assicurando che una delle due piazzette (che in una delle tante esternazioni fu indicata essere, in parte, abusiva) sarà adibita a parcheggio temporaneo (ma si è valutato se la sede è in grado di sopportare il peso delle auto essendo stata progettata per sostenere persone o se si registreranno cedimenti e rotture della pavimentazione?), in attesa di definire eventuali concessioni per l’uso a pagamento di spazi di sosta nelle aree che, a suo tempo, ci sembra di ricordare, furono indicate per essere acquisite dal comune.
Vicenda sicuramente contorta e che abbisogna di una chiara ricostruzione degli eventi e delle cause che hanno impedito una soluzione definitiva. La magistratura , ora invocata dall’amministrazione, per perseguire ridicole fughe di documenti, non potrà essere usata per dirimere lotte fratricide, ma dovrà occuparsi dell’intera vicenda fin dalle origini, perché è inammissibile una giustizia ad uso e consumo degli attori protagonisti della vicenda. I tribunali dovranno dire all’opinione pubblica se vi furono omissioni, interessi privati o altro ad orientare le scelte della pubblica amministrazione.
Riuscirà la nostra malconcia magistratura ad occuparsi della vicenda senza essere tirata per la giacca verso l’una o l’altra parte? Lo speriamo a tutela di una istituzione la cui immagine, a causa di molte vicissitudini di cui parte di essa è stata protagonista, oggi appare, quantomeno, appannata. E pensare che alcune di queste vicissitudini sono nate sul nostro territorio e che hanno visto valenti servitori dello stato trascinati nel fango facendoci temere che la nostra città sia diventata un campo minato per molti! La vicenda del vicequestore Alongi e di due poliziotti, che solo in questi giorni sono stati riabilitati, è emblematica. Non vorremmo declamare i versi del sommo poeta: “Oh serva Italia!, di dolore ostello…”

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