La richiesta, in primo grado, era stata accolta. Gli ermellini francesi: non è possibile essere dichiarati così allo stato civile. Il caso fa discutere l’Europa. Spazi di manovra per il legislatore
La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017
La Corte di Cassazione francese ha stabilito che non è possibile essere dichiarati, allo stato civile, di “sesso neutro”. Sfuma così, dopo una battaglia legale di due anni, l’aspirazione di un sessantenne d’Oltralpe di vedersi apposta l’etichetta giuridica che, a suo dire, meglio lo rappresenta.
Uomo all’anagrafe, intersessuale nella vita, il francese aveva chiesto una modifica dei suoi documenti, con l’inserimento di una menzione che tenesse conto del suo ermafroditismo.
È, quest’ultima, una condizione piuttosto rara: si stima che, in Italia, vi sia un bambino su cinquemila affetto da uno dei disordini della sessualità (Disorders of sex development, in inglese). Gli ermafroditi prendono il loro nome dall’omonimo personaggio della mitologia greca, figlio di Ermes e Afrodite, trasformato in creatura androgina, ossia dotata di caratteristiche sia maschili che femminili.
Il sessantenne francese, nato con organi genitali di entrambi i sessi, ha assunto, in seguito, fattezze maschili grazie all’assimilazione di testosterone. Tuttavia, non si è mai sentito un uomo. Né una donna. Il suo legale ha efficacemente riassunto il problema, asserendo che il suo cliente: “non è e non si sente né uomo né donna; non può, e nemmeno vuole, diventare né l’uno né l’altro”.
In realtà, la maggior parte degli intersessuali è operata, alla nascita o in tenera età: si attribuisce loro, spesso in maniera arbitraria o su scelta dei genitori, uno dei due sessi, eliminando uno dei due organi genitali. Non è stato così, però, per il francese: lo si può definire uomo solo perché ha condotto la sua vita come tale, sposandosi e adottando un figlio; d’altro canto, in Francia, essere una coppia eterosessuale non è più, dal 2013, un requisito per procedere all’adozione dei bambini.
La richiesta di armonizzare lo stato civile alla sua vera natura, pur accolta in primo grado, è stata bocciata dalla Corte di cassazione nazionale: “La dualità dei sessi” – hanno scritto i giudici – “è necessaria all’organizzazione sociale e giuridica: l’immutabilità dello stato civile è motivata da ragioni di sicurezza; permette, cioè, di identificare con certezza una persona.” Né, secondo gli ermellini francesi, la questione può essere assimilata al mutamento di sesso dei transessuali: in questo caso, vi è una migrazione da una categoria ad un’altra, pur restando nei conosciuti canoni di maschile e femminile.
D’altro canto non spetta ai giudici, mera bocca della legge, bensì al legislatore la eventuale creazione di una terza categoria sessuale. E diversi paesi riconoscono, infatti, la possibilità di escludere la menzione del sesso, nei documenti ufficiali dei bambini intersessuali: la Germania, l’Australia e persino l’India ammettono l’iscrizione di una “X” su passaporti e carte d’identità.
Anche il Consiglio d’Europa aveva avanzato una proposta in merito, preconizzando l’eliminazione delle classificazioni binarie uomo/donna nei documenti amministrativi. Discussa è, inoltre, la possibilità per gli ermafroditi di scegliere, da adulti, il proprio sesso: molti di loro, operati alla nascita, nel caso in cui i genitori abbiano compiuto la scelta sbagliata, asseriscono di vivere tale esperienza come una mutilazione per il resto della vita.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha annoverato, tra le libertà e i diritti fondamentali, quello all’identità sessuale, collegandolo al diritto alla realizzazione personale; i giudici francesi hanno, invece, bilanciato questi diritti con il parametro della protezione dell’ordine pubblico e della collettività. Hanno considerato, infatti, che il francese che li aveva aditi aveva scelto di vivere sotto un’apparenza fisica maschile, sposandosi e facendo il padre: non avrebbe potuto, a pena di contraddire il suo agire sociale, chiedere di non essere più catalogato come uomo.
La questione, in ogni caso, resta aperta ed il legale del francese ha enfaticamente commentato: “Se la natura non segue un sistema binario, perché dovrebbe farlo il diritto?”.

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