“Il fatto non sussiste”, prosciolto il vicequestore Alongi

Era accusato di aver rivelato a due poliziotti del commissariato PS di Augusta, Marino e Agliolo, che a loro carico pendeva un processo per peculato per essersi appropriati di 33 paraurti. Assolti anche i due agenti.

 

La Civetta di Minerva, 8 Giugno 2017

Come in un binario, presso il Tribunale di Messina si sono conclusi contemporaneamente due importanti procedimenti penali fra loro collegati: ieri sono stati prosciolti, perché il fatto non sussiste, il Vice Questore aggiunto Pasquale Alongi, l’ispettore Francesco Marino e l’Assistente Capo Rosario Agliolo, imputati, il primo, per avere rivelato e favorito gli altri due poliziotti (tutti all’epoca in servizio presso il Commissariato di Augusta), informandoli sull’esistenza di un processo di peculato a loro carico, il secondo e il terzo essersi appropriati di 33 paraurti ritrovati sulla strada.

Nel secondo processo il Tribunale di Messina, pochi giorni fa, ha depositato le motivazioni della condanna a 3 anni e 8 mesi a carico del sostituto procuratore Maurizio Musco per tentata concussione a danno del dirigente e dei poliziotti del Commissariato di Augusta, in quanto ‟tutte le condotte tenute dal dr. Musco risultano idonee a determinare uno stato di soggezione negli appartenenti al Commissariato di Augusta, al fine di costringerli a non proseguire nell’attività di controllo di Villa Corallo, risultato non perseguito per la resistenza da essi opposta al comportamento illecito del magistrato”

Il processo a carico dei tre poliziotti pendeva innanzi al Tribunale di Siracusa, ma è stato “trasferito per legittimo sospetto” al Tribunale di Messina, con un rarissimo provvedimento di accoglimento della Corte di Cassazione. La Corte Suprema ha acclarato, anche grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, tale Fabrizio Blandino, che in seguito alle indagini svolte dal Commissario Alongi su presunti rapporti economici intercorsi fra l’avv. Amara e magistrati in servizio presso la Procura di Siracusa, questi “gliela avrebbero fatta <pagare> facendolo indagare ed addirittura arrestare”. Questo perché, a seguito di indagini svolte da Alongi, l’avv. Piero Amara è stato condannato per l’accesso abusivo ai sistemi informatici della Procura della Repubblica e per rilevazione di segreto d’ufficio; da lì sono scaturite altre indagini sui suoi rapporti con il Procuratore Ugo Rossi e il sost. proc. Maurizio Musco, all’epoca in servizio presso la Procura di Siracusa. Come si ricorderà, questi ultimi sono stati condannati dalla Corte di Cassazione, per il reato di abuso in atti d’ufficio, rispettivamente a un anno Rossi e a un anno e sei mesi Musco.

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