Discarica Cisma. “Svelata la palude della mafia dei colletti bianchi”

L’avv. Daniel Amato, presidente dell’osservatorio nazionale anticorruzione nella pubblica amministrazione: “Allarmante lo scenario della Rifiuti Connection nel Siracusano. Ma la domanda più grave è che ruolo hanno avuto i cosiddetti controllori”

La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017

L’avv. prof. Daniel Amato è da qualche anno impegnato nel contrasto alla corruzione nella Pubblica Amministrazione. Molto vicino alla realtà melillese, ha coniato l’espressione della “Mafia dei colletti bianchi”. Lo incontriamo presso lo studio dell’avvocato Corrado Giuliano, dove opera.

Prof. Amato, a Melilli, adesso che l’oscena condizione di corruzione e malversazione è sotto gli occhi di tutti, è facile puntare il dito; diversamente allorquando si iniziò ad indagare sul malaffare politico-affaristico, tanto radicato nella politica melillese, isolamento e minacce posero quanti si schierarono  per la giustizia in grave pericolo. Cos’è cambiato da allora? 

Penso che l’inchiesta sulla discarica CISMA abbia disvelato una palude grigia della cosiddetta “mafia dei colletti bianchi”. E’ chiaro che, essendo la punta di un iceberg, impone un’accurata disamina dell’infiltrazione e della mala gestio praticata dai funzionari pubblici infedeli. Ma la domanda più grave, che rimane aperta purtroppo, è che ruolo hanno avuto i cosiddetti “controllori”, i superiori gerarchici, nel caso del Comune di Melilli tutti i Segretari e Vice Segretari Comunali succedutisi anche nella veste di Responsabile Anticorruzione.

Perché a suo avviso, sebbene ogni azione, parola e gesto venga  costantemente sottoposto al giudizio mediatico e giudiziario, i politici, o meglio tanti politici, non certo tutti, continuano coscientemente a legittimare comportamenti amministrativi certamente destinati all’immancabile clamore?

Non è solo la politica che deve reagire, deve reagire la Pubblica Amministrazione fatta di funzionari perbene, di dirigenti che adempiono alle proprie funzioni con zelo. I funzionari pubblici devono avere la schiena dritta e puntare il dito verso chi deborda le regole della legalità, verso chi non è fedele all’incarico pubblico ricevuto. I dirigenti indagati sono stati mai sottoposti a procedimento disciplinare? Eppure nel caso di un funzionario comunale, quest’ultimo è stato sottoposto più volte ad indagini preliminari e solamente da qualche mese non è più il Dirigente dell’Urbanistica. L’Ufficio procedimenti disciplinari ha mai avviato un’istruttoria? Perché non è stato sottoposto a rotazione, possedeva competenze così infungibili, per non dare corso allo strumento così semplice ed efficace dell’anticorruzione? Di questo dovranno rendere conto coloro che poteva agire e non l’hanno fatto. L’assenza di siffatto controllo istituzionale è chiara e conclamata dalle risultanze giudiziarie.

La corruzione è un cancro che, sebbene diffuso nei quattro angoli del mondo, proprio in Italia, tra le nazioni europee,  raggiunge altissimi livelli. Il sistema anticorruzione, sulla carta efficientissimo, non è ancora in grado di difendere il Paese dalla vergognosa condizione da terzo mondo. Lei è presidente dell’Osservatorio Anticorruzione; indipendentemente dalla sua professione forense, che soluzioni proporrebbe per estirpare questo male?

Dove c’è danaro c’è corruzione. Bisogna dotare la P.A. di anticorpi e l’Autorità Giudiziaria di strumenti efficaci. Per colpire la mafia dei colletti bianchi bisogna applicare il sequestro preventivo dei beni finalizzato alla confisca onde perseguire il prezzo ed il valore della corruzione, onde colpire il patrimonio dei corrotti e dei corruttori.

Melilli, come anni fa Augusta, rischia a suo avviso lo scioglimento per infiltrazioni mafiose?

Non posso pronosticare e giudicare nulla. Quel che posso dire è che lo scenario che emerge dalla “Rifiuti connection” è allarmante. Quel che è chiaro che gli Organi di controllo dovrebbero attivare ogni strumento info-investigativo atto a chiarire e delimitare l’infiltrazione della mafia dei colletti bianchi.

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