“Mi candido a sindaco non per servirmi ma per servire la città che amo”. “Il disagio dei cittadini è enorme. Bisogna far pagare meno tributi ma far pagare tutti, per rilanciare una economia che è in recessione da tanto”
La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017
Continua la nostra carrellata sui candidati a sindaco di Floridia. In questo numero diamo voce al dott. Giovanni Limoli che subito, a registratore spento, ci dice di essere molto imbarazzato, perché non ha l’abitudine di rilasciare interviste, soprattutto per la carta stampata, ed è la prima a cui accetta di sottoporsi.
Trattandosi di lui un brevissimo excursus è d’obbligo. Correva l’anno 2002. Alle amministrative di Floridia si danno battaglia quattro candidati a Sindaco e arrivano al ballottaggio Antonio Rudilosso e il dottor Giovanni Limoli. Le quotazioni danno Limoli vincente e poi … “poi – ci racconta il protagonista – accadde qualcosa di inspiegabile per chi è fuori dai giochi della politica”. Allora il centrodestra si presentò diviso già alla prima tornata elettorale e cosa ancor più incomprensibile rimase diviso anche al ballottaggio. “Tra il primo e il secondo turno si parlò di accordi che dovevano essere fatti, ma che furono postergati di giorno in giorno fino alla vigilia delle elezioni. In effetti mancava la volontà di fare l’accordo”. Dietro le quinte accaddero, a suo dire, cose che appartengono alla parte più meschina della politica e su cui il nostro intervistato preferisce mantenere il silenzio perché “fu una brutta esperienza politica”.
Oggi le condizioni sono cambiate perché i vecchi partiti e le vecchie coalizioni non esistono più, “quello che si registra oggi è il totale fallimento dei partiti. Infatti in questa tornata elettorale, fatta eccezione per il PD con tutte le sue lacerazioni interne, si presenteranno solo liste civiche. Ciò significa che il risultato sarà determinato da un elettorato che esige un’attenzione molto diversa e risposte precise che non possono più essere evase e/o disattese.
Come mai, secondo lei, i fuoriusciti del PD hanno scelto di sostenere lei e non altri?
Suppongo dipenda dal fatto che non ho mai pensato di fare politica per essere servito ma per servire e, oggi, un candidato che fa politica per la politica e non per interessi personali è una cosa rara.
Lei non è un animale politico, ma un professionista prestato alla politica. Allora perché scendere in campo in un momento così difficile?
La crisi è evidente a tutti i livelli, dal macro al micro. Ma se facciamo un confronto tra Floridia e i comuni limitrofi risulta immediatamente visibile che il nostro comune ha un problema di ordine politico-amministrativo. Il disagio dei cittadini è enorme, soprattutto perché non hanno dimenticato la Floridia di non molto tempo fa. La mia discesa nell’arena politica è dettata, quindi, dall’amore per la mia città.
Come valuta che ci siano ben otto candidati alla poltrona di sindaco?
Non è un fatto negativo, è solo l’indizio di un’esigenza nuova: dare il proprio contributo alla città attraverso iniziative politiche rivolte ai cittadini. Cosa che da troppo tempo manca, e per questo città e cittadini sono in sofferenza.
Perché pensa che la sua amministrazione possa fare meglio e più dell’attuale amministrazione?
Intanto perché sono convinto che fare peggio sia davvero difficile. E questo lo dico non per conoscenza diretta dei fatti politici, da cui mi sono tenuto fuori, ma è una deduzione derivata dalla semplice constatazione di quanto vedo e ascolto. Le risorse vanno trovate, non piovendo più dall’alto come un tempo. Vanno reperite dai servizi, gestione dell’acqua e dei rifiuti, che sono le maggiori risorse del nostro comune. Ad esempio, per quanto riguarda i rifiuti l’ing. Giarratana, consigliere a me vicino, ha presentato il progetto carretta caretta che costituisce un’opportunità irrinunciabile per i vantaggi che offre al sistema di raccolta differenziata. Inoltre bisogna far pagare meno ma far pagare tutti, per rilanciare una economia che è in recessione da tanto, troppo tempo. Né il Carnevale né l’Ascensione, per quanto manifestazioni importanti per la nostra storia, sono risultati essere la soluzione dei problemi.
Il candidato afferma che il disagio economico dei floridiani troverà soluzione fondamentalmente col rilancio dei cantieri comunali. E per consentire il risveglio del comune ci dice che i criteri di scelta dei candidati nelle sue liste sono stati determinati non dal numero dei voti che sono in grado di gestire, ma da persone che intendono spendersi per la città in modo funzionale al programma: quasi liste tecniche purché non impalettate di tecnicismo, ma capaci di flessibilità di fronte alle situazioni.
“La mia campagna elettorale sarà rivolta a tutti i floridiani, in quanto vittime di amministrazioni, in particolare quest’ultima, totalmente assenti nei loro confronti”. Si è registrata a suo avviso una totale incapacità di dare risposte, di chiacchiere i floridiani ne hanno sentite fin troppe ma soluzioni zero. “E la responsabilità – dice – non può che essere personale, perché l’esito è frutto di scelte di cui hanno pagato lo scotto solo i cittadini, e dei problemi dei quali l’attuale amministrazione poco si è curata”.
In particolare a cosa fa riferimento quando parla di personale responsabilità?
Al fatto che da cinque anni sentiamo ripetere il refrain che il non fatto sarebbe colpa dei consiglieri comunali che remano contro. In realtà, sarebbe politicamente corretto che, constatata l’assenza di una maggioranza all’interno del consiglio comunale, dopo sei mesi il sindaco si dimettesse. Cosa che a Floridia non è avvenuta.
Il sindaco Scalorino, in una intervista rilasciata al nostro giornale, ha detto che prevede una campagna elettorale rivolta contro di lui. E’ questa la sua intenzione?
Da questo inizio di campagna elettorale deduco che a lui piacerebbe essere attaccato. Io non lo farò di certo. Non lo conosco, ma ho sotto gli occhi il risultato di cinque anni di suo governo. Non ho intenzione di rivolgermi contro alcuno dei miei competitori. Il mio intento è informare sul mio programma e sul mio impegno per Floridia, fermo restando che l’impegno non garantisce di per sé un buon governo. La buona volontà va coniugata con un solido programma e suffragata dalla competenza reale e concreta delle persone che ho vicino, che devono dimostrare di meritare di abitare quella casa chiamata Comune.

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